Moonflowers, Swallow the Sun: recensione

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Moonflowers è l’ottavo album dei finlandesi Swallow the Sun, acclamata band doom metal sotto contratto con la Inside Out. Moonflowers è uscito il 19 novembre 2021.

L’album piu’ romantico – in senso letterario – del 2021 è stato indubbiamente Moonflowers degli Swallow the Sun.

Mi è capitato per la seconda volta quest’anno di dover attendere molto tempo per riuscire a fare una recensione, molteplici ascolti e un certo periodo di decantazione; mi era già capitato con gli austriaci Harakiri for the Sky, e la stessa situazione si è ripresentata con i finlandesi Swallow the Sun.

Dolore e disillusione risuonano negli accordi minori utilizzati nei malinconici riff di Juha Ravio, e come fiori che si aprono solo in una notte di plenilunio sono invece i refrain di Mikko Kotamaki, eccezionale vocalist dotato di voce virile e decadente – quanto potente e devastante in growl.

La carriera degli Swallow The Sun è piu’ che ventennale, e Moonflowers segue When a Shadow Is Forced into the Light, che seguiva il capolavoro della band: Lumina Aurea, con la collaborazione di Selvik dei Wardruna (leggi qui di Kvitravn, nuovo album). Di cui recupera lo spirito: estremamente prolifici, effettivamente, gli Swallow the Sun hanno rilasciato tre album in poco piu’ di tre anni.

swallow the sun moonflowers 2021

L’apertura verso lidi maggiormente accessibili al casual listener si era già notata in When a Shadow is Forced into the Light, ma è predominante nel nuovo Moonflowers. Le melodie, catchy, trascinanti, portano ad un nuovo livello il trasporto emotivo cui l’intera scena – Anathema, Katatonia, Funeral, My Dying Bride – in quanto la componente predominante in questo lavoro è la dolcezza. Sì, la dolcezza. La voce di Kotamaki, nel singolo Enemy, accarezza con dita delicate i petali di una rosa, e le tastiere di Jaani Peuhu ne inseguono e sorreggono la mimica, creando un giardino romantico all’inglese di fine ottocento. Rovine artificiali, simulacro di un lutto interiore reale. Anche la opening Moonflowers Bloom in Misery non è da meno, anche se manca dall’esplosione finale post-rock di Enemy e gioca su corde piu’ morbose. Il commovente arpeggio di Woven into sorrow trascina l’ascoltatore in un turbinio di emozioni – uno dei brani piu’ intimisti dell’album – che si trasforma poi nella ritmica solenne di Keep your heart safe from me grazie all’eccezionale lavoro del batterista Juuso Raatikainen, che disegna landscape ritmici peraltro ottimamente lavorati.

La musica degli Swallow The Sun è sia primitiva che elegante: evocatrice di sterminati spazi nordici come gli Enslaved; ma spazi interiori, laddove ogni paesaggio differisce da essere umano ad essere umano, ed è composto da montagne ed abissi senza fine. Nelle pause e nei fraseggi di Moonflowers è dipinto un quadro di desolazione e solitudine, eppure una forma di vita c’è: quei fiori, organi riproduttori delicati ed eleganti di piante troppo pudiche per il sole.
Moonflowers, Swallow the Sun: recensione 1

All Hallows’ grieve si mantiene sullo stesso livello compositivo del resto di Moonflowers, se non per l’aggiunta di Cammie Gilbert degli Oceans of Slumber, eccezionale vocalist che è in grado di mescolare black metal e black music (leggi qui la recensione dell’ultimo lavoro della band). La voce della Gilbert si mescola a quello di Kotamaki, in un intreccio di edera multicolore. La triade conclusiva di Moonflowers è composta da alcuni dei brani migliori mai scritti dalla band: The Void è una melodia straziante e sognante, uncini nel cuore, ottimamente costruita sino al refrain potentissimo; The Fight for Your Life, che porta con sé elementi dei migliori anni degli Agalloch, nonché abbondante dose di prog Katatonico. Nel finale, This House has no Name, torna agli albori della band, con doppia cassa, accelerazioni black metal, prima di tornare all’atmosfera funerea e romantica, dolciastra di fiori secchi, cui Moonflower ci aveva abituato.

Moonflower, album dolcissimo e straziante, intenso e atmosferico, è stato in grado di alzare l’asticella del genere: l’enorme lavoro degli Swallow the Sun è uno dei migliori album del 2021.

Giulia Della Pelle
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2 commenti su “Moonflowers, Swallow the Sun: recensione”

  1. Questa recensione ,unisce conoscenza della materia a poesia. Mi piace quanto Moonflowers , moltissimo.

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