Sanremo 2020, il live report della prima serata

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Alle 21 ha inizio la 70esima edizione del festival di Sanremo. Accompagnato dall’esecuzione dell’orchestra il conduttore Amadeus sale sul palco e, dopo una breve comparsata di Fiorello, da subito spazio ai giovani

 Il primo duello della serata vede scontrarsi gli Eugenio in via di Gioia, con un interessante pezzo dal sound sperimentale, Tsunami, e Tecla con la sua 8 Marzo. Per questa puntata sarà esclusivamente la giuria demoscopica, composta da più di 300 persone selezionata tra ascoltatori abituali di musica di varie fasce d’età, a dirigere il voto che, nel primo scontro dei giovani, si risolve per una manciata di voti in favore di Tecla.

https://www.youtube.com/watch?v=lWh3qwWf7go

Fadhi e Leo Gassman saranno i secondi giovani a sfidarsi, rispettivamente presentando Due Noi e Vai bene così. Anche in questo caso per pochi voti è il “piccolo” Gassman a passare in semifinale. Da notare come, ineluttabilmente, dei quattro pezzi presentati nella sezione giovani di questa prima serata, tra gli eliminati vi sia stato il solo effettivamente degno di nota e di personalità, quello degli Eugenii. Passiamo oltre…

Dopo lo spot pubblicitario alle 21 e 36 sale sul palco Tiziano Ferro che, per l’occasione, si destreggia tra le note intonate anni fa da Domenico Modugno, quelle di Nel Blu dipinto di Blu.

Dopo di che, si aprono le danze con la prima voce dei big in gara, quella di Irene Grandi che performa con Finalmente Io. A seguire sale sul palco dell’Ariston la giornalista sportiva e presentatrice Diletta Leotta, che, dopo una presentazione piuttosto scadente e distinta da una forzosa e malriuscita simpatia, si occuperà di lanciare la seconda esibizione della serata, quella di Marco Masini. Il toscano si presenta al Festival di Sanremo 2020 con Il Confronto, un classico pezzo in stile Masini e dal buon arrangiamento. L’esibizione, specie nella fasi iniziali, pecca di precisione vocale, ma nulla di imperdonabile. Con Niente (Resilienza 74), pezzo che sembra fatto su misura per divenire una hit se affidata alla voce di Loredana Bertè, torna in gara dopo una lunga (lunghissima) assenza dalle luci dell’Ariston Rita Pavone. Che dire, potevamo farne ancora a meno. Esibizione e voce spompa, pezzo carino, senza infamia e senza lode, ma interpretato senza carisma. E, diciamocelo, è anche giustificabile.

Dopo un’ora e dodici minuti dall’accensione dei riflettori sul palco dell’Ariston, e ancora privi di veri e propri picchi notevoli, sale sul palco la giornalista Rula Jebreal, la cui partecipazione aveva fatto molto discutere nelle settimane precedenti.

Festival Sanremo 2020 prima puntata
Diletta Leotta e Rula Jebreal

Prima di annunciare l’esibizione di Achille Lauro, la giornalista regala delle dichiarazioni alquanto velenose al conduttore Amadeus riferite all’infelice uscita di due settimane fa, per poi rincarare con un “cerchiamo di non fare gaffe questa sera”. Selvaggia, forse anche troppo, ma non propriamente illegittimo. Il conduttore, fortunatamente, decide di scherzarci su con della sana autoironia. Era tutto programmato? Forse. Sarebbe un ottimo modo per salvare la faccia in fondo.

Tolti i sassolini nelle scarpe spazio allora al “Lauro”, che torna a Sanremo con Me ne frego, un pezzo che tenta di ricopiare spudoratamente il successo di 1969 nello stile e nelle modalità, riuscendo invece come una timida malformazione di Vasco Rossi. Il risultato finale non è malvagio, il pezzo scorre, ha il suo carisma, ma, nonostante il buon Achille se ne freghi e si “denudi” rimanendo solo con una tutina glitterata sotto gli sguardi attoniti degli spettatori, l’esibizione ha di per se meno piglio dell’anno precedente.

https://www.youtube.com/watch?v=Yb_G5mvc_T4

Alle 22 e 23 si appresta al microfono Diodato, che presenta la sua delicata, intima e struggente Fa rumore.

Pezzo classico ma momentaneamente il migliore presentato nella prima serata del festival. Annunciati ancora una volta dalla Jebreal, che a differenze della malriuscita Leotta nemmeno prova a mostrare un minimo di spigliatezza risultando imbalsamata e tremendamente costretta, salgono Le Vibrazioni con la loro Dov’è. Altro classicone sanremese, non fossi assiduo alla musica oltreoceano, probabilmente, stenterei a credere nell’esistenza di altro nella nostra penisola. Una cosa in comune con Le Vibrazioni, però, credo di averla: fin troppo spesso ultimamente mi chiedo anche io “La gioia dov’è?”. Caro Francesco, i feel you ma non ti ascolto, non stasera.

La Leotta torna sul palco e ancora una volta mette in mostra tutta la sua inadeguatezza per quel ruolo, partendo con metafore calcistiche che la fanno apparire tremendamente bambinesca ed impacciata. Sono le 22 e 38, ormai sono convinto che tutte le cose brutte della mia esistenza siano punizione per una vita precedente vissuta nella malvagità, Leotta compresa.

Allo stesso tempo se c’è una cosa che ho imparato a mie spese è che non c’è limite al peggio, così Romina Carrisi sale sul palco dell’Ariston per presentare l’esibizione di mammina e papino, Albano e Romina Power. Parte Nostalgia canaglia, la bottiglia di Ballantine mi guarda, io guardo lei. Stasera il duetto lo faremo noi, in onore dei vecchi tempi.

Non prima di averci deliziato con un assolutamente non necessario nuovo inedito alla cui scrittura hanno collaborato Cristiano Malgioglio e Romina, la coppia che scoppia dell’Italia d’altri tempi abbandona il palco del festival zompettando al ritmo di italian despacito per lasciare spazio alla settima esibizione, quella di Anastasio, concorrente per la prima volta in gara con Rosso di rabbia. Una sola parola, anzi, un solo nome. Rage Against the Machine. Carismatico, rabbioso, nudamente rock, finalmente spezza la linea classico smielata che da anni alza la glicemia dell’audience italiano portando un poco di sano rancore (il sentimento, non il rapper, quello arriva domani) nelle TV italiane. GRAZIE.

Alle 23 e 10 torna sul palco Tiziano Ferro, per questa serata vero e proprio bonus canoro di Amadeus

Sulle spalle del cantante un’altra esibizione dal notevole peso specifico, quella di Almeno tu nell’universo, di Mia Martini. Esibizione apprezzabile, non notevole, non scadente. Ferro fa il minimo salariale di cui ha bisogno per interpretare un pezzo difficile, riuscendo ad emozionare e, soprattutto, emozionarsi. A fronte di quanto visto precedentemente, ce lo teniamo stretto, anzi, strettissimo.

https://www.youtube.com/watch?v=YTXhocAQqBI

Dopo un monologo della Leotta sulla bellezza, sulla sua temporalità e sull’eccessiva importanza che, spesso, assume nella società di oggi (intervento finalmente sentito e ben fatto che le permette di guadagnare punti dopo dei siparietti disastrosi), sale sul palco un altro ospite, Pierfrancesco Favino, accompagnato dall’intero cast del film di Gabriele Muccino Gli Anni Più BelliClaudio Santamaria, Emma Marrone, Kim Rossi Stuart. L’intervento è dedicato ai ricordi e alle vecchie amicizie. Un momento che si conclude con un’esperienza cantata corale dei quattro attori. A seguire Elodie, ottava concorrente in gara, si destreggia con la sua energica Andromeda. Pezzo interessante, dai ritmi andanti e conturbanti, altra ventata di variazione musicale. Interessante ma non stupefacente.

Dopo di che la Jebreal conquista il proscenio per fare quello per cui era stata annunciata.

Il suo discorso, dedicato al preoccupante fenomeno della violenza sulle donne, è toccante e “spietato” nella sua concretezza, oltre che profondamente personale li dove la giornalista ha scelto di riportare anche dei ricordi personali che, per rispetto nei confronti della storia, preferiremmo non riportare. Giusto è rimediarsi il suo discorso ed ascoltarlo dalle sue parole, qualunque altra trasposizione non renderebbe giustizia. Giusto nei toni, li dove è necessario portare alla luce una problematica cui non si può più voltare le spalle.

L’ottava esibizione del Festival di Sanremo 2020 è quella della strana coppia Bugo e Morgan con il pezzo Sincero. Dopo di che, altra ospitata con doppia esibizione di Emma Marrone. Tanti, troppi stacchi. Esibizioni molto distanti tra loro, molti ospiti, poco contenuto, molte riproposizioni di “pezzi passati” ed un Sanremo lento, carente di ritmo e a dir poco soporifero. Mancano ancora tre artisti e, fino ad ora, l’esperienza è stata estremamente noiosa.

Finalmente ci avviciniamo alla fine, sale sul palco Alberto Urso con Il sole ad est. Canzone dal taglio tenorale, ancora una volta sul classico sanremese, che scimmiotta non poco le tendenze de Il volo e che, nel suo complesso, non è in grado di mostrare nulla di musicalmente interessante. Altra bocciatura, quindi, in una prima puntata che si avvicina alla conclusione e che di promozioni ne ha viste ben poche.

Festival Sanremo 2020 prima puntata

A l’una meno un quarto torna all’attacco Tiziano Ferro, con la sua terza esibizione personale ed ennesima ospitata che contribuisce solamente a spezzare ulteriormente il ritmo della serata portando, di base, poco o quasi nulla.

La penultima esibizione è quella di Riki che si presenta con l’anonima Lo sappiamo entrambi.

A portare alto il vessillo di chi lotta contro la violenza sulle donne è poi Jessica Notaro. La donna, in precedenza vittima di una brutale aggressione da parte del suo ex che l’ha lasciata sfigurata, mette in mostra le sue doti vocali duettando con il musicista e amico Antonio Maggio in un pezzo toccante e intimo, fatto su misura per la sua esperienza e quella di tante altre donne. Un pezzo da ascoltare e, assolutamente, ricordare per il suo significato.

Ultimo concorrente in gara è Raphael Gualazzi, che porta in gara Carioca, un pezzo dal gusto “sudamemricano”, frizzante ed elegante al tempo stesso, dotato di una sua personalità anche non risultando stupefacente. Gualazzi si conferma così un musicista di pregio e, almeno per questa prima serata, uno dei migliori concorrenti in gara.  

https://www.youtube.com/watch?v=LJ-3rtO_Zqs

Conclusioni

Tirando le somme di questa prima serata del Festival di Sanremo 2020 otteniamo un risultato deludente. Il discorso della Jeblear e i pezzi di Eugenio in via di Gioia, Anastasio, Diodato, Elodie, Gualazzi e l’estrosa esibizione di Achille Lauro sono tra i pochi e forse unici aspetti positivi di una puntata assolutamente non entusiasmante.

Per il resto non è solo la musica a deludere, con una sfilza di canzoni non eccezionali, nella media, classiche repliche dell’ideale musicale “Sanremese”, ma anche la stessa gestione della puntata. Lenta, spezzata da comparsate poco utili e alle volte assolutamente noiose e non richieste, come quelle di Albano e Romina. La conduzione è carente. La Leotta non regge il palco, Amadeus ci prova ma non sa intrattenere e mantenere alta l’attenzione, complice anche una scaletta drasticamente troppo spezzata. Insomma, questa apertura del Festival di Sanremo 2020 ha lasciato più che a desiderare tanto sul piano musicale quanto su quello dell’intrattenimento risultando, probabilmente, tra le puntate peggiori degli ultimi anni.

Classifica finale della giuria demoscopica per la prima serata del Festival di Sanremo 2020

12 Bugo e Morgan

11 Riki

10 Rita Pavone

9 Achille Lauro

8 Anastasio

7 Gualazzi

6 Alberto Urso

5 Marco Masini

4 Irene Grandi

3 Diodato

2 Elodie

1 Le Vibrazioni

Lorenzo Natali
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