Sono trascorse due settimane dalla scomparsa di Robert Redford, morto nel sonno la notte del 16 settembre all’età di ottantanove anni, e forse ancora non ci siamo completamente ripresi da questa bruttissima notizia.
Certo stiamo vivendo in un periodo storico oscuro, in cui ogni giorno avvengono cose terribili e di conseguenza per qualcuno la morte di una star di Hollywood avrebbe potuto essere meno rilevante.
Non è stato proprio così, e per fortuna direi, e ne sono prova l’immensa ondata di commozione generale e le testimonianze di cordoglio a vari livelli: dalle persone comuni, a uomini di cultura, alle associazioni ambientaliste, ai politici e soprattutto agli attori e alle attrici, ai registi che hanno lavorato con lui o che semplicemente ne ammiravano lo straordinario talento e la straordinaria umanità.
Per scrivere o, più precisamente, provare a scrivere di Charles Robert Redford Jr. (questo il suo nome completo), parto da quello che ha detto un’altra leggenda di Hollywood, sua partner sullo schermo per ben quattro volte oltre che amica, Jane Fonda ha detto: “Robert Redford è stato il mio partner preferito. È stato un attore meraviglioso. È stato un attivista coraggioso. È stato un uomo bello…Riposa in pace, Bob. Il mondo è stato migliore grazie a te”.
Voglio soffermarmi sulla parte in cui Jane Fonda dice:
“E’ stato un uomo bello”
Che Robert Redford fosse incredibilmente bello è evidente e sfido a trovare qualcuno che la pensi diversamente, ma la sua era la bellezza dell’anima. Un uomo che ha avuto tutto: oltre alla suddetta bellezza fisica aveva magnetismo, presenza scenica, talento, intelligenza, e anche fortuna, successo e denaro. Una star di Hollywood, un divo di prima grandezza. Eppure questo esempio fulgido dello star system hollywoodiano è andato oltre, ha fatto qualcosa di grande e ai tempi sicuramente non prevedibile. Ha scelto di ribellarsi, cambiare o almeno provare a cambiare il sistema, nel quale non si è mai riconosciuto completamente.
In questo processo sono stati fondamentali l’amore per la Natura, quello per l’Arte, gli Ideali sociali e politici progressisti in cui credeva e che ha trasmesso al mondo con le sue opere, in qualità di attore, produttore e regista.
In questo senso un momento fondamentale per Robert Redford avviene tra il 1972 e il 1975 quando prima si interessa allo scandalo Watergate e poi decide di acquistare i diritti del libro di Carl Bernstein e Robert “Bob”Woodward Tutti gli Uomini del Presidente, che raccontava l’inchiesta sul citato scandalo che portò alle dimissioni di Nixon da Presidente degli Stati Uniti d’America.
Il film omonimo, con la regia di Alan J.Pakula e con il grande Dustin Hoffman come co-protagonista fu uno straordinario successo di critica e di pubblico, e divenne un caposaldo del cinema d’inchiesta internazionale.
Negli anni successivi la stella di Redford continuerà a brillare in altre opere indimenticabili, solo per citarne alcune, Il Cavaliere Elettrico, Brubaker (altro mirabile esempio del cinema impegnato che amava Redford), Il Migliore, La Mia Africa e tanti altri, ma ci saranno altre svolte importantissime: l’impegno sempre crescente nel difendere l’ambiente, il debutto nella Regia e la nascita di quello che diventerà il più importante Festival al Mondo del Cinema Indipedente, Il Sundance Film Festival.
Il debutto alla regia avviene nel 1980 con Gente Comune, per il quale il cineasta californiano originario di Santa Monica si aggiudicò il Premio Oscar per la Miglior Regia.
Ma, se possibile, ancora più significativa e lasciatemelo dire meravigliosa è la nascita del Sundance Film Festival.
Nel 1981 Redford, sempre più infastidito dalle logiche delle Majors di Hollywood, decide di fondare insieme a al regista e amico Sydney Pollack, un laboratorio di cinema e di pensiero per sguardi e voci che non trovavano spazio a Hollywood – il documentario, il cinema latino, black, queer, quello delle donne e quello del nativi d’America.
Come sede del Festival scelse, contro il parere di tutti, a Park City, in una valle dello Utah che aveva comprato salvandola dalla speculazione edilizia che da tempo aveva denunciato.
Negli anni il Sundance è diventato la più importante vetrina del Cinema Indipendente e ha permesso al mondo di scoprire talenti assoluti come Richard Linklater, Steven Soderbergh, Quentin Tarantino e Darren Aronofsky e opere meravigliose come Sesso, bugie e videotape, Le Iene, Prima dell’Alba, Manchster by the Sea, Memento, Figli di un Dio Minore e tanti altri.
Per questo meraviglioso progetto e quello che ne è derivato, in generale per il suo immenso contributo al Cinema, all’Arte, e forse ancor di più per il suo impegno per difendere la Democrazia, i Diritti dei più deboli, e l’ambiente, dobbiamo dirgli solo un enorme GRAZIE.
“Ha usato la sua fama per promuovere il cambiamento. Ha usato la sua ricchezza per sostenere gli altri. Ha usato il suo cuore per ispirare. Ha usato la sua mente per creare. Ha usato la sua vita per servire. Grazie”– Ethan Hawke
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