Julia Roberts, compie 53 anni la venere di Hollywood

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Bellissima, spumeggiante, poliedrica, versatile, Julia Roberts è una delle attrici più amate dal pubblico internazionale.

Ha collaborato con i migliori registi del cinema e con quel suo sorriso ammaliante e contagioso ci ha regalato alcune performance davvero indimenticabili.

Potete quindi immaginare quanto la scelta sia stata ardua quando abbiamo dovuto selezionare tre film per celebrarla nel giorno del suo compleanno.

Abbiamo quindi individuato tre dei ruoli interpretati da Julia Roberts che ci hanno rubato il cuore.

Pretty Woman, 1990

Edward: “E che succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?”

Vivian: “Che lei salva lui!”

L’ultima frase del film, forse la più iconica.

Julia Roberts
Julia Roberts e Richard Gere.

Dietro l’aspetto affascinante e una solida fama di rubacuori, Edward Lewis (Richard Gere) nasconde un’abilità straordinaria e senza scrupoli nel campo della finanza. La sua specialità è comprare aziende ormai in bancarotta o sull’orlo del fallimento, darle una nuova vita e rivenderle ad un prezzo maggiore di quello d’acquisto.

Una sera, a Hollywood, conosce casualmente Vivian Ward (Julia Roberts), una prostituta. Lei ha un disperato bisogno di soldi e lui di una donna che lo accompagni nei suoi pranzi di lavoro e le propone quindi di passare con lui un’intera settimana. Lui in cambio le offre un compenso di 3000 dollari, spese extra per comprare degli abiti adeguati a cene ed inviti formali e un soggiorno in un albergo di lusso.

Edward si trasforma in un moderno cavaliere senza macchia e senza paura per Vivian. Affronta la sua fobia dell’altezza per riconquistarla, la difende dalle commesse altezzose e dagli avvocati pervertiti e le regala la prospettiva di una vita migliore.

Anche Vivian però al contrario di quanto possano pensare i passanti che la squadrano dalla testa ai piedi è una donna con una certa dignità ed integrità che con la sua semplicità riesce a far innamorare un miliardario.

A 30 anni dall’uscita di uno dei film romantici più famosi di sempre, dobbiamo sfatare un mito. Il suo successo è stato quello che chiameremo uno scherzo del destino. Inizialmente infatti il progetto non prevedeva un lieto fine, il titolo era 3.000 (così come i dollari che lui offre a lei) e i personaggi erano descritti in maniera completamente diversa.

Neanche la scelta degli attori protagonisti fu semplice e scontata. Julia Roberts allora era quasi sconosciuta mentre Gere era già considerato un sex symbol del grande schermo. Fu anche la loro sintonia sul set a contribuire a trovare il giusto tono per raccontare l’inizio di una storia d’amore tra un ricco, soltanto in apparenza cinico, affarista e una prostituta conosciuta per caso sull’Hollywood Boulevard.

Erin Brockovich – Forte come la verità, 2000

Julia Roberts, per la sua interpretazione nelle vesti dell’attrice protagonista, vinse il Premio Oscar, il Golden Globe, il SAG Award e il BAFTA per la sua categoria.

E non sarebbe potuto essere altrimenti.

Julia Roberts
Julia Roberts in una scena del film.

Si tratta di un film ispirato ad una storia vera. Erin Brockovich, che per altro ha compiuto 60 anni di recente, è diventata famosa quando nel 1993 ha intentato una causa contro la Pacific Gas & Electric, accusando l’azienda della contaminazione con cromo esavalente delle acque della città di Hinkley in California.

Una contaminazione che andava avanti da circa 30 anni ma che è stata scoperta grazie all’intuito e alla caparbietà di Erin Brockovich, allora segretaria precaria di uno studio legale.

Nel 1996, proprio grazie all’azione di Erin Brockovich, il colosso dell’energia è stato costretto a pagare il più grande risarcimento nella storia degli Stati Uniti: 333 milioni di dollari ai più di 600 residenti di Hinkley.

7 anni dopo Steven Soderbergh decide di portare la sua storia sul grande schermo e ha scelto Julia Roberts per vestire i panni dell’eroina di cui tutti avrebbero bisogno.

30 anni, 2 volte divorziata, con 3 figli a carico, e senza alcuna esperienza lavorativa, Erin sfida gli stereotipi. Con la sua parlantina volgare e i suoi vestiti tutt’altro che classici infatti non è ben vista dai suoi colleghi, ma questo non le impedisce di essere sé stessa, curiosa, intraprendente e determinata.

Dopo aver perso una causa legale, Erin pretende che il suo avvocato, Ed Masry (Albert Finney), la assumi nel suo studio. Mentre svolge le sue mansioni di segretaria, Erin incappa in un caso alquanto interessante in cui qualcosa non quadra. L’azienda coinvolta nella causa infatti, la Pacific Gas & Electric si è offerta di pagare le spese mediche di un cliente e della sua famiglia residente proprio nella zona in cui risulta esserci una contaminazione delle falde acquifere.

Erin intuisce che le due cose possono essere collegate in una relazione di causa-effetto. A detta del suo capo ci vorrebbero anni per incriminare l’azienda, ammesso che si trovino le prove necessarie, il che porterebbero a spese spropositate e a battaglie legali inutili nel caso in cui il risultato non fosse stato quello sperato.

Ciononostante, Erin si mette in contatto con tutti i residenti della zona e si guadagna la loro fiducia coinvolgendoli in una causa collettiva.

Quando uno di loro le consegna delle carte segrete schiaccianti, Erin riesce a dimostrare anche che la compagnia non fece nulla per rimediare e che provò a nascondere l’avvelenamento. Si scopre infatti che l’acqua venne avvelenata a causa di un non corretto smaltimento dei rifiuti industriali che furono scaricati direttamente nel pozzo cittadino.

Erin non è un avvocato cinico ed impassibile, e questo le permette di instaurare una connessione emotiva con quelle persone, che sono un po’ come lei.

Mangia Prega Ama, 2010

Julia Roberts
Julia Roberts in una scena del film.

“Tutti vogliamo che le cose restino uguali… accettando di vivere nell’infelicità… perché abbiamo paura dei cambiamenti delle cose che vanno in frantumi. Forse la vita non è poi così caotica, è il mondo che lo è. L’unica sola trappola è lo stare attaccati ad ogni singola cosa, facendoci rimanere fermi e bloccati in una realtà che non ci appartiene più… le rovine sono un dono, la distruzione è la via per la trasformazione.

Anche in qualcosa di eterno le trasformazioni saranno sempre presenti, è questo l’unico modo per evolvere per crescere e andare avanti… non esistono altre possibilità, dobbiamo accettare ogni singolo cambiamento, anche se questo comporterà un cambiamento radicale e a volte drastico o che ci farà soffrire… Ci saranno sempre scelte da fare, strade da prendere e strade da lasciare. Siamo in una continua evoluzione, in un perenne cambiamento evolutivo…”

Il film ha già i presupposti giusti per essere un buon progetto grazie alla presenza di Ryan Murphy che cura la regia e la sceneggiatura. Se guardiamo infatti al punto di vista tecnico gran parte del lavoro lo fanno le scene, le inquadrature con quei colori caldi, tenui e che riescono a far trasparire una sensazione di pace e di tranquillità persino attraverso uno schermo.

Per di più Julia Roberts è impeccabile, espressiva e bellissima con tutte le forze e debolezze del suo personaggio.

Basato sull’omonimo romanzo autobiografico di Elizabeth Gilbert, interpretata appunto da Julia Roberts, è il racconto del viaggio che la protagonista intraprende in giro per il mondo per ritrovare sé stessa, per uscire dalla sua comfort zone e per dare un senso, uno scopo alla sua vita.

Elizabeth Gilbert ha una vita apparentemente perfetta: un solido matrimonio, una bella casa e un buon lavoro. Ma tutto questo sembra non bastarle per essere felice.

Decide quindi di lasciarsi tutto alle spalle e di intraprendere un viaggio intorno al mondo. Parte alla volta dell’Italia dove, tra Roma e Napoli, riscopre il piacere del buon cibo e del principio del dolce far niente.

Poi si reca in India dove trascorre del tempo in un ashram, dedicandosi alla preghiera e alla meditazione.

Infine va a Bali dove si fa aiutare da uno sciamano a guarire la tristezza che ha nel cuore ed impara a sorridere ed amare nuovamente.

È quindi la storia di una donna che trova il coraggio di mettersi in discussione in età adulta, di abbandonare tutte le sue certezze in nome della ricerca della felicità.

Tamara Santoro
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