Bella in rosa, tra moda e adolescenza

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Sugli schermi del Cinema Modernissimo di Bologna continua la rassegna a cadenza mensile dedicata al mondo della moda, in occasione dei sessant’anni di Vogue Italia. Proseguendo con gli anni ’80, il film oggetto della proiezione di maggio è Bella in rosa (Pretty in Pink), cult del cinema teen scritto da John Hughes e diretto da Howard Deutch, uscito nel 1986.

Al centro della storia di Bella in rosa c’è Andie Walsh (Molly Ringwald), liceale alla soglia dei suoi 18 anni, che lavora in un negozio di dischi e deve occuparsi anche del padre disoccupato Jack (il compianto Harry Dean Stanton). In un periodo di cambiamenti e riscoperta della propria identità, Andie si trova ad essere il vertice del triangolo amoroso che la vede contesa tra il suo migliore amico Philip detto “Duckie” (Jon Cryer) e il ricco e affascinante Blane (Andrew McCarthy), proprio alle porte di quel rito di iniziazione così significativo per la cultura dell’high scool americana che è il ballo di fine anno.

Bella in rosa segna la terza e ultima collaborazione tra Molly Ringwald e Howard Hughes dopo Sixteen Candles (1984) e Breakfast Club (1985), di cui Hughes fu anche regista, film capaci di raccontare in maniera fedele e autentica una generazione di adolescenti, tra paure, insicurezze, amore e scoperta di sé. Dietro a una trama apparentemente leggera da classica rom-com, si nasconde infatti un racconto per nulla banale del contesto giovanile americano di quegli anni, nonché una critica sociale che passa anche attraverso la moda e l’abbigliamento. Andy, così come il suo amico Duckie, appartengono alle classi proletarie, amano indossare vestiti e accessori sgargianti e pop, ma vengono disprezzati dagli altri studenti appartenenti a classi più agiate (tra cui lo stesso Blane), che vediamo sempre in eleganti completi chiari quiet luxury.

Ecco che allora il modo di vestirsi diventa strumento di emancipazione e di definizione, oltre che della propria classe sociale, della propria identità: Andy predilige il rosa (da qui il titolo, che riprende una nota canzone degli Psychedelic Furs usata in colonna sonora) e gli abiti second-hand, sogna di fare la stilista e infatti si cuce da sola i completi, forte segno di maturità e indipendenza (non a caso, è lei a doversi occupare del padre e non viceversa).

bella in rosa 1

Nella scena iniziale dei titoli di testa, è introdotta da una serie di dettagli in cui la vediamo vestirsi e indossare gli accessori che la connotano e attraverso cui passa la propria autodeterminazione, restituendoci un corpo di donna frammentato ed enfatizzando l’importanza di questo rituale. Poco dopo, vediamo proprio lei e il suo amico Duckie, anch’egli con abiti sgargianti, distinguersi in mezzo alla massa uniforme di adolescenti vestiti con colori neutri, sottolineando la loro fame di controcultura come strumento di conquista e di rivalsa. Proprio la loro ricerca di emancipazione li porta ad essere di fatto degli emarginati (“se ti comporti da emarginata gli altri continueranno a trattarti da emarginata” le dirà il preside della sua scuola) e ad attirarsi le antipatie dei membri dell’upper class, che forse vedono in loro una libertà che non possono comprare con il denaro, come dimostra il personaggio di Steff (James Spader), l’amico di Blane.

Il lavoro della costumista Marilyn Vance è in tal senso fondamentale, e restituisce appieno l’estetica di quel periodo: sono gli anni del boom dei grandi centri commerciali, degli abiti di grande distribuzione e non più fatti su misura, così come dei negozi di seconda mano, che creano un divario netto tra il modo di vestirsi delle diverse classi sociali. Proprio in un negozio di seconda mano di Los Angeles la costumista trovò il vestito rosa che Andy nel film indossa per il ballo di fine anno, diventato con il tempo iconico ma detestato al tempo dall’attrice, che lo perse durante un trasloco. I personaggi nel film cambiano look praticamente in ogni scena, restituendoci una molteplicità di stili che spaziano dagli anni ’20 agli anni ’80 e che raccontano non solo una generazione e la ricerca di identità, ma anche pezzi di storia del cinema, con il riferimento a tante dive e look del passato. La ricerca dell’abito perfetto per il ballo di fine anno è raccontata con particolare enfasi, come nella scena in cui Andy finisce in un negozio dove si vendono abiti costosi, da cui scappa per la vergogna intuendo lo scarto che esiste tra quel mondo e il suo, in una sequenza che può ricordarne un’altra molto famosa di Pretty Woman (di cui, non a caso, proprio la Vance era costumista).

Bella in rosa, tra moda e adolescenza 1

Pur con le sue ingenuità, Bella in rosa è un film col tempo diventato sinonimo dell’adolescenza nei suoi momenti più belli e assurdi, riuscendo a esprimere perfettamente quell’idea di giovinezza, spensieratezza e difficoltà nell’affrontare il futuro e il passaggio all’età adulta, utilizzando la moda per inquadrare perfettamente il suo tempo. Alla sua uscita fu un successo al botteghino, e rese la Ringwald talmente popolare da valerle una copertina di Seventeen e una di Time nel 1986.

L’appuntamento è al mese di giugno, in cui al Cinema Modernissimo di Bologna verrà proiettato per l’occasione il film Cercasi Susan disperatamente (Desperately Seeking Susan) del 1985.

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