Dark, Netflix e la fallacia del binge-watching

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Gli ultimi anni hanno visto una grande diffusione delle serie televisive come fenomeni di consumi, grazie anche al mutamento della fruizione delle serie tv stesse: dallo stringente palinsesto televisivi si è passati alle varie piattaforme di streaming legale, come Netflix, Prime Video e molte altre, ognuna con le proprie esclusive. E mentre il binge-watching è diventato moda, grazie anche al rilascio di intere stagioni nello stesso momento, paradossalmente Netflix ha portato sui nostri schermi una serie televisiva che, nella sua stessa struttura, finisce per mostrare la fallacia del binge-watching: parliamo di Dark.

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Dark – Tra thriller e viaggi nel tempo

Ideata in Germania da Baran bo Odar e da Jantje Friese, la serie è composta da tre stagioni, e si è conclusa proprio durante l’estate che si sta concludendo, con un totale di 26 episodi (rispettivamente 10, 8 e 8 per le tre stagioni). Ambientata nella fittizia città di Winden, il racconto mescola thriller e fantascienza, tra intrighi e misteri che si muovono attraverso un complesso sistema di viaggi nel tempo.

Proprio la complessità è tra le caratteristiche peculiari di Dark, osannata dai fan e detestata dai detrattori. I viaggi nel tempo portano infatti a moltiplicare il numero di personaggi in gioco, e le loro stesse relazioni interpersonali, in un complesso groviglio che porta alla realizzazione di un albero genealogico dove inizio e fine spesso non sono distinti. Loop temporali, paradossi, mal di testa nel tentativo di comprendere cosa stia accadendo: questo e molto altro è Dark, una serie che non lascia spazio a compromessi, tra chi si pone in maniera critica e chi trova questa stessa serie geniale.

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Quale può essere dunque il legame con il binge-watching di cui abbiamo parlato all’inizio di questo articolo? Il binge-watching, in italiano chiamato “maratona”, è un modo di fruire questi contenuti cercando di dedicare il proprio tempo a una visione rapida, compressa, che non lasci spazio a interruzione. Il contrario, insomma, di quel sistema settimanale che impone, in televisione, tempi di attesa tra un episodio e l’altro (basti pensare al fenomeno globale di Game of Thrones, dove il tempo tra una settimana e l’altra risultava riempito da dibattiti, teorie, ipotesi e molto altro).

Se può rivelarsi soddisfacente, annullando le attese, il binge-watching, è anche vero che l’attenzione può portare a brutte sorprese. Una fruizione di questo tipo, infatti, può essere deleteria per l’assimilamento delle informazione stesse: nomi, eventi e legami, in Dark, sono alla base del racconto, ed è necessaria la giusta dose di attenzione, poiché il rischio è quello di perdere parti importanti degli episodi successivi, con indizi e elementi che vengono via via lasciati a terra, segnando un percorso che conduce alla tappa finale.

La complessità di Dark mal si accorda a una visione in stile “indigestione”, quanto piuttosto necessita di calma, riflessione e pause, per lasciare che la nostra mente possa vagare nella città di Winden, nelle diverse epoche che compongono questa intricata matassa.

E mentre Dark mostra agli spettatori come il “tutto e subito” possa non essere la formula definitiva, anche alcuni servizi di streaming iniziano a prendere una strada differente. Disney+ con The Mandalorian ha portato in rete gli episodi a cadenza settimanale, e sarà così per le varie serie tv del servizio, come le altre serie dedicate al mondo di Star Wars, e stesso sistema varrà per le serie Marvel Studios. Anche Prime Video, con l’attesa seconda stagione di The Boys, proverà un sistema simile: tre episodi per il primo giorno, dopodiché un episodio settimanale per tutta la durata della seconda stagione.

Quale sarà il modello preponderante per il futuro non è dato saperlo, non resta che attendere per scoprire come, nei prossimi anni, la progressiva evoluzione del mondo dello streaming proporrà i propri prodotti. Evoluzione o rivoluzione? Ai posteri l’ardua sentenza.

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