Lady Bird, le difficoltà dell’adolescenza [Recensione]

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Lady Bird, l’opera prima di Greta Gerwig approda finalmente su Netflix: da ieri infatti il titolo è disponibile sulla piattaforma di streaming per eccellenza, a completa disposizione di chi ne approfitterà per vederlo per la prima volta ma perché no anche per chi vuole rivederlo.

Christine “Lady Bird” McPherson è un’ambiziosa liceale all’ultimo anno che sogna di trasferirsi sulla costa orientale per frequentare il college. Quando decide di iscriversi a un club di teatro la sua vita cambia completamente. Qui la ragazza farà infatti la conoscenza di Danny (Lucas Hedges), intraprendendo con questi una relazione e iniziando così ad affrontare un percorso di scoperta personale che la porterà verso la maturità.

Lady Bird recensione
Saoirse Ronan (Christine “Lady Bird” McPherson) e Beanie Feldstein (Julianne “Julie” Steffans) in una scena del film.

Al suo esordio dietro la macchina da presa, Greta Gerwig, che vanta già alcuni ruoli nelle vesti di attrice in film come To Rome with Love e Jackie, parla di sé stessa, della sua Sacramento, città in cui è ambientata la pellicola nonché vera protagonista del film, e della difficoltà di comunicazione tra generazioni differenti, portando in scena un’opera alquanto intensa, personale e struggente.

Lady Bird rivela tutto ciò che si nasconde dietro la maschera che ci viene imposta dalla società e di cui, nonostante i tentativi, non riusciamo mai veramente a liberarci. Per certi versi la trama del film mi ricorda un po’ quella dell’ultima stagione di Riverdale, o almeno dei suoi primi episodi. In Lady Bird infatti ci sono i desideri, le speranze, i dubbi, le paure di un’intera generazione.

Il liceo da sempre rappresenta un rito di passaggio, suggellato con la consegna dei diplomi, il passaggio dal mondo adolescenziale a quello adulto. Sì perché il liceo è la scuola per eccellenza, la scuola della vita. O almeno così dovrebbe essere. C’è infatti non ha ancora deciso quale strada intraprenderà e chi si chiede che tipo di persona è o vuole diventare.

Lady Bird recensione
Saoirse Ronan (Christine “Lady Bird” McPherson) e Timothée Chalamet (Kyle Scheible) in una scena del film.

La stessa Christine McPherson pretende di farsi chiamare Lady Bird nella sua città natale, un atto di protesta per sfuggire ai canoni prestabiliti di una cittadina di provincia che sogna di lasciare per trasferirsi in una metropoli dove poter essere invisibile; quando infatti si trasferirà a New York torna ad essere semplicemente Christine, una ragazza come tante che frequenta il college.

La sua continua e smaniosa ricerca di conferme passa attraverso i primi amori, relazioni deleterie che finiscono per segnarla nel profondo e che la costringono rendersi conto di essere circondata dalla falsità. Prima con il suo primo ragazzo e collega di recitazione che ha paura di dire al mondo di essere gay, poi con un musicista altoborghese che mente sulla sua verginità e che si nasconde dietro ai libri e al politicamente corretto.

Per di più Lady Bird è costretta a dividersi tra le soffocanti attenzioni della madre (un’istrionica Laurie Metcalf) e la freddezza glaciale di un padre che lotta contro la depressione, tra l’amicizia con la storica ed impacciata compagna di avventure e la popolarità della fighetta della scuola, Christine combatte, cade e si rialza con le ginocchia sbucciate, ma con una nuova forza interiore.

Pur muovendosi all’interno di un canovaccio semplice e scontato tipico dei film adolescenziali, Lady Bird è una pellicola sentita e profonda, si lascia intendere già dal titolo stesso, che descrive la storia di una piccola creatura che trova il coraggio per spiccare il volo ed allontanarsi da una realtà in cui non si riconosce.

Greta Gerwig sin dai primi fotogrammi, dimostra di sapersi destreggiare molto bene tra i segreti del mestiere, riuscendo a schivare il pericolo di cadere nel banale, cosa che ha permesso al suo film d’esordio, Lady Bird di vincere due Golden Globe per la Miglior Commedia e la Miglior Attrice e di regalarci due anni dopo il remake di Piccole donne, di cui vi abbiamo già parlato spesso.

Tamara Santoro
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