“Lola corre” di Tom Tykwer (1998), recensione

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Lola corre”, in tedesco “Lola rennt”, è stato uno dei film di culto europei degli anni Novanta, uno dei simboli della rinascita del cinema tedesco dopo la lunga stagnazione post-riunificazione delle due.

Uscito nei cinema nel 1998, è stato diretto da Tom Tykwer, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico tedesco, nato a Wuppertal nel 1965. Tykwer ha iniziato muovendo i primi passi nella produzione di film indipendenti per diventare presto noto al grande pubblico grazie al suo peculiare stile visivo e alla sua particolare abilità nell’intrecciare storie complesse. “Lola corre” rappresenta al meglio la sua cifra stilistica.

La pellicola racconta la storia di Lola, un giovane donna che affronta una lunga serie di sfide, tutte basate su una continua corsa contro il tempo per salvare il suo compagno, Manni. Questo si trova sotto la minaccia diretta di un pericoloso giro criminale. Manni, infatti, deve restituire un’importante somma di denaro a una banda senza scrupoli. Solo Lola può aiutarlo, e farà di tutto per farlo, affrontando diverse situazioni e diversi personaggi. Gli avvenimenti mettono duramente alla prova la determinazione della donna, che però non cede. Lola mostra tutto il suo coraggio e la sua determinazione. È determinata, quanto creativa e scaltra nel cercare soluzioni concrete ai problemi in cui incappa. Memorabile il suo look, diventato un’icona dell’immaginario degli anni Novanta. Lola veste in modo sportivo, mostra un tatuaggio sull’ombelico, ha i capelli di color rosso fuoco.

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Il film si basa su una combinazione di diversi elementi di azione, dramma e commedia. Si distingue in particolare per la sua forma narrativa, che pone la protagonista continuamente di fronti a dei bivi. Ogni scelta influisce in modo decisivo sullo sviluppo della trama e sull’evoluzione di tutti gli eventi, riportando però più volte la protagonista al punto di partenza della narrazione. Le scelte di Lola non investono direttamente solo la sua vita e il destino di Manni, ma anche la sorte di altri personaggi. La cosa più interessante da notare è come queste conseguenze siano nella maggior parte dei casi impreviste. Noi esseri umani agiamo continuamente nutrendo un’immensa fiducia nel fatto che alle nostre azioni corrispondano gli esiti per noi più probabili. In “Lola corre”, tuttavia, gli esiti non sono sempre quelli sperati. E forse, proprio questo è uno dei massimi elementi di complessità dell’esistenza umana. In questo film, il tema della probabilità diventa in un certo senso la colonna portante di tutta la narrazione. In questo contesto non poteva non avere la sua parte anche una roulette, il gioco delle probabilità per antonomasia. Non a caso, molti hanno paragonato “Lola corre” ad altri grandi classici del cinema con scene di poker e di gioco. È proprio al tavolo verde, infatti, che si giocano gli esiti di tutta la narrazione.

Verso il finale della pellicola, Lola vaga sperduta, senza meta. Fino a che non incappa in un casinò e decide di entrare nella sala da gioco. Si volge alla roulette. Per lei è fondamentale scegliere più velocemente possibile i numeri della roulette da giocare. Il tempo continua a scorrere implacabile e ogni momento che passa è prezioso. Lola gioca una singola fiche da 100 marchi e punta sul numero 20. Riuscirà a ottenere il denaro sufficiente per liberare Manni?

“Lola corre” è stato accolto molto positivamente sia dalla critica che dal pubblico, consacrando Tom Tykwer come uno dei massimi registi tedeschi della sua generazione. Anche il cast del film è stato particolarmente apprezzato. Franka Potente, nei panni di Lola, è diventata una delle più celebri attrici tedesche degli anni Novanta, per interpretare poi molte altre pellicole di successo come “Blow” di Ted Demme e “The Bourne Identity” di Doug Liman. Anche la prova attoriale di Moritz Bleibtreu nel ruolo di Manni è stata molto apprezzata. L’attore risulta, a oggi, uno dei più attivi del cinema tedesco contemporaneo, noto anche per il suo ruolo in “Munich” di Steven Spielberg (2005), ne “La masseria delle allodole” dei fratelli Taviani (2007), “La banda Baader Meinhof” (Der Baader Meinhof Komplex) di Uli Edel (2008), “Soul Kitchen” di Fatih Akın (2009), e in molte altre pellicole di fama internazionale.

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