Presentato in concorso alla Festa del Cinema di Roma, Mi fanno male i capelli è l’ultima opera di Roberta Torre. Un racconto toccante sull’angoscia e la paura, sulla solitudine e la nostalgia. Un omaggio a Monica Vitti, “alla donna che ha potuto essere tutte le donne possibili”, una storia commovente sull’elaborazione della malattia tra fantasia e realtà. Poetico ed ironico, delicato e travolgente. Il film – il cui titolo prende ispirazione da una delle battute più celebri dei film di Michelangelo Antonioni – è un lavoro d’arte intimistico, un’opera di stile autentica.

Tutto gira intorno a Monica (Alba Rohrwacher) e ai suoi fantasmi. È una donna che soffre della sindrome di Korsakoff: si dimentica le cose, non si riconosce più. La sua malattia la porta a vivere in un mondo tutto suo, a trasmigrare il passato: perde il confine tra realtà e fantasia. Un’alterazione della mente nella quale s’immedesima nei personaggi interpretati da Monica Vitti, si aggrappa a loro per non scivolare via: memorizza le battute dei film, le fa incredibilmente sue; dialoga con la sua nuova personalità; si traveste e si trucca come quelle donne iconiche del grande schermo fino ad eliminare ogni forma di continuità tra la sua vita e quella di Vitti.
Accanto a lei c’è il marito Edoardo (Filippo Timi), un uomo che ama la moglie infinitamente e senza riserve, nonostante la paura e l’angoscia dirompente della nuova quotidianità. Prova a farle rivedere i vecchi filmati delle loro vacanze, fino a prendere parte a quel “gioco” inventato dalla mente della moglie, trasformandosi nel più affascinante Marcello Mastroianni. Ma la malattia di Monica non è la sola preoccupazione di Edoardo, i problemi di denaro e i tanti debiti lo portano a trattare con gli strozzini mentre Monica è all’oscuro da tutto. La donna però sembra intuire che qualcosa non va durante alcuni sprazzi di lucidità.


Mi fanno male i capelli è un viaggio intimo tra le fragilità e le debolezze di quelle tante donne interpretate da Monica Vitti e che si riflettono nella personalità di Monica: donna borghese, dolente, nevrotica, viscerale, vitale, comica, appassionata.
È una rappresentazione della memoria: quella del cinema passato e quella di Monica che inizia a scivolare via. Un’opera teatrale, tenera e commovente che trova in Alba Rohrwacher l’interprete perfetta per impersonare una donna complessa nella sua esperienza di vita, capace di dare vita a un flusso di coscienza libero e anticonvenzionale anche attraverso l’uso del corpo. Roberta Torre rischia e vince la sfida. La sua regia è presente, incessante, marcata nel raccontare una donna che vive d’illusioni e allucinazioni, di convinzioni tutte sue che inquietano e inteneriscono chi la vede destreggiarsi tra i tanti volti del cinema italiano: Valentina di La Notte, Giuliana di Deserto Rosso o Raffaella di Amore mio aiutami, giusto per citarne qualcuna.

Un gioco di specchi onirico e coraggioso nell’omaggiare un’attrice fuori dall’ordinario, avvalendosi di un tono giocoso e poetico, ora drammatico ora scanzonato. Una forma che non appesantisce la narrazione e che si avvale di una scenografia unica, quella della casa al mare, e di spezzoni dei film di Vitti. Un’opera ambiziosa e surreale, impreziosita dalle musiche del maestro Shigeru Umebayashi e dalle apparizioni di Alberto Sordi e Marcello Mastroianni.
Mi fanno male i capelli è essenziale nella sua stravaganza, un film complesso nel trasporre cinematograficamente come si vive quando si perde il contatto con la realtà per colpa di una malattia che non ha cure. È la storia di una donna che si trova in una realtà mistificata e di un uomo impaurito e straziato che si rassegna nel vivere in quel “nuovo mondo”. E a noi, a noi rimane solo quel senso d’inquietudine toccante e stupefacente di un universo sospeso.
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