Poor Things è il film di Venezia 80 (e dell’anno): recensione 

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Yorgos Lanthimos firma l’ennesimo capolavoro: Poor Things (Povere creature in italiano) presentato in anteprima a Venezia 80 – al cinema dal 25 gennaio – è un’opera ironica, una storia di liberazione femminile con interpretazioni memorabili. Emma Stone è meravigliosamente istrionica nella migliore performance della sua carriera.
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Adattato da un romanzo di Alasdair Gray, su una sceneggiatura di Tony McNamara, Poor Things è un film visivamente abbagliante e stravagante, è come se un dipinto abbia preso vita e regalato uno dei momenti più alti della cinematografia internazionale. Un lavoro che arriva dopo La Favorita in cui il regista greco porta sul grande schermo un altro universo contorto e idiosincratico. Ambientato nell’era vittoriana, questa magistrale narrazione di moralità fonde la fantascienza d’epoca con una storia di scoperta tutta femminista. O, come è stato sottolineato, si tratta di “una donna che trama il suo corso verso la libertà”.

Quella donna è Bella Baxter (Emma Stone) a cui viene dato il cervello di un bambino/feto dopo che il dottor Godwin “God” Baxter (Willem Dafoe), un moderno e folle Frankenstein, aveva provveduto a fare una serie di esperimenti sul suo cadavere riuscendola a portare in vita dopo che era morta suicida. Baxter vede il pericolo ovunque: è diffidente nei confronti degli incontri sociali e cerca di instillare in Bella la paura del mondo esterno, ma lei non ne vuole sapere. Quando scopre la sua sessualità e la sua libido, il suo desiderio di libertà diventa forte e insistente.

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Bella è sensuale, nonostante il suo evidente handicap e la sua lentezza nell’assimilare i concetti, tanto che l’assistente di Baxter, Max McCandles (Ramy Youssef), s’invaghisce di lei e vuole sposarla, con il benestare di God. A ribaltare tutti i piani è l’arrivo dell’avvocato e donnaiolo Duncan Wedderburn (Mark Ruffalo), chiamato per mettere appunto l’accordo prematrimoniale. È lui che prende Bella e la porta alla scoperta del mondo, intraprendono un’avventura che li porta a Lisbona, Atene, Alessandria d’Egitto e Parigi. Ed è qui che Lanthimos lascia il bianco e nero e ritorna ai colori pastello. In questi posti, Bella non viaggia solo per scoprire luoghi, ma effettua un percorso intellettuale, emotivo e ideologico durante il quale ci sono una serie di colpi di scena prima dell’epilogo finale a Londra. 

Povere Creature di Yorgos LanthimosPovere Creature di in Concorso a Venezia 80

Fin da subito il messaggio di Poor Things è evidente: è nella natura degli uomini cercare di controllare e plagiare le donne. Lanthimos ha creato un personaggio così primordiale che è come guardare il mondo attraverso gli occhi di un bambino, anche se ha le sembianze di una donna, ed ha smascherato il mondo patriarcale in maniera così sublime da lasciare spaesati. Il regista greco ha nuovamente mostrato il suo fascino intrinseco per l’eccentrico, dando vita a una storia selvaggia di formazione su una donna riportata in vita grazie alla scienza e sul modo in cui essa riprende il controllo sulla sua vita. Le sfaccettature stravaganti e apparentemente spaventose della scienza e del soprannaturale si incontrano e fondono nell’avventura di Bella mentre cerca di capire che cosa voglia dire essere una donna adulta. 

Poor Things è una ricerca tortuosa che si svolge in posti meravigliosi. Ed è qui che c’è da fare un plauso al direttore della fotografia Robbie Ryan che riesce a creare questo mondo sontuosamente strano e impetuoso, ma visivamente estasiante sia in bianco e nero che a colori. Anche i costumi stravaganti di Holly Waddington sono combinati perfettamente nella storia dall’inizio alla fine, riuscendo a incastrarsi con la trama. La scenografia di Shona Heath e James Price  è stata in grado di creare un mondo riconoscibile ma allo stesso tempo completamente fantastico; hanno trasformato il grande schermo in un paradiso feticista del proto-modernismo dell’epoca vittoriana.

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Per quanto riguarda il cast, Poor Things non poteva che avere interpreti migliori. Ruffalo fornisce il massimo divertimento nei panni dell’avvocato: è una vera gioia guardarlo. Dafoe ha un’espressività perfetta nel far rivelare le cicatrici più profonde della terribile infanzia del suo personaggio; è davvero bravo nel mostrare l’umanità del suo personaggio. Ma è Emma Stone la vera regina di Poor Things, fenomenale nei panni di Bella. Una performance sublime che manifesta il grande impegno complessivo del ruolo, sia fisicamente che emotivamente: Bella è genuina e innocente per poi trasformarsi in una donna adulta sotto il suo stesso dominio. Con una narrazione ben organizzata e grandi performance, posso dire con estrema convinzione che Lanthimos ha creato qualcosa di speciale, che consente al pubblico di attingere a un tipo alternativo di intrattenimento che normalmente sarebbe visto come disturbante o osceno.

Affrontando temi vivi come il patriarcato, proprietà e femminismo, così come dibattiti filosofici sulla natura umana, per non parlare della spinosa questione della prostituzione e della libertà sessuale, Poor Things abbraccia in modo spudorato la stranezza e celebra l’alterità dei disadattati e degli emarginati. L’obiettivo di Lanthimos non è solo raccontare la storia, ma immergere lo spettatore in una Londra alternativa del 1700, dove personaggi con una natura assurda sono soddisfatti e vivono felicemente e dove i concetti di gioia, famiglia, amore e educazione sono sempre presenti e mai messi in discussione.

Poor Things funziona in modo spettacolare come un’opera d’arte audiovisiva. È brutale, divertente, scioccante, politico, esistenziale, surreale, assurdo, eccessivo, femminista. Un perfetto mix di commedia nera, farsa e critica sociale e una delle più belle opere mal realizzare finora.

Isabella Insolia
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