Pose, stagione 3: un’occasione sprecata

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La serie a tema LGBTQ di Ryan Murphy si conclude con gli ultimi sette episodi di una terza stagione arrivata a un anno di distanza dalla seconda.

Che sia colpa di limitazioni e problemi vari causati dalla pandemia o semplicemente di una gran pigrizia a livello di sceneggiatura, Pose ha perso quello che l’aveva resa tanto speciale nelle prime due stagioni.

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La storia riparte dal 1994 e le cose sono cambiate rispetto a come le avevamo lasciate.

In questa terza stagione Pose parte da input interessanti che vanno incontro a sorti banali, noiose e spesso prevedibili. Non perde punti l’estetica sfavillante che contraddistingue i lavori di Ryan Murphy; peccato, però, che costumi elegantissimi, atmosfere barocche e make-up particolari non bastino da soli a costruire una sceneggiatura decente, così come non funzionano dialoghi commoventi, frasi fatte e sensazionalistiche e flashback casuali.

Manca, inoltre, un senso di continuità. Ogni episodio è un micro-universo chiuso in sé, focalizzato su una problematica diversa riguardante determinati personaggi; si potrebbe quasi invertirne l’ordine di visione e non percepire alcuna differenza. Finisce per crearsi, quindi, un prodotto caotico e superficiale: molti elementi sono immessi nel flusso degli eventi per essere poi trattati con superficialità e non avere alcun peso sulle circostanze. Ne sono un esempio i flashback casuali citati poche righe fa: d’accordo, interessante scoprire qualcosa sul passato di Elektra e Pray Tell, ma non avrebbe avuto più senso ricordarsene durante le prime due stagioni – e cioè mentre stavamo ancora imparando a conoscere i personaggi?

Qualcosa che non va

A giudicare da molte discussioni a riguardo su Reddit, la sensazione di quel “qualcosa di diverso”, “qualcosa che non funziona” nella terza stagione di Pose è abbastanza comune. L’ambiente della ballroom, icona e pilastro della serie, ora sparisce quasi del tutto; esplorare la vita all’infuori di essa poteva essere un’alternativa interessante, ma non è stata sfruttata al pieno delle potenzialità di Pose.

Una delle novità che ci vengono propinate per prime è la relazione tra Blanca e il giovane infermiere Cristopher (Jeremy Pope). Capire com’è nata e come si è evoluta la loro relazione – cosa che non ci è concesso sapere – sarebbe stato più interessante e produttivo rispetto allo sviluppo di altre sottotrame insensate: l’intrallazzo tra Elektra e la mafia, ad esempio, è uno degli elementi più fuori luogo concepiti nella stagione. È surreale che Elektra, dopo tutto ciò che ha trascorso per arrivare alla posizione di prestigio in cui si trova, decida di rischiare tutto quanto per mettersi in affari con dei criminali.

Pose, stagione 3: un’occasione sprecata 1

Molto accade in maniera eccessivamente veloce e senza troppe spiegazioni.

Se è vero che sette episodi sono pochi per dare spazio a chissà quale abbondanza di eventi e di particolari, bisogna anche riconoscere una certa pigrizia nella sceneggiatura, a cui si cerca di rimediare con un sentimentalismo a tratti esasperante.

Smorzare la tempra caratteriale tipica di alcuni personaggi per dare spazio a colpi di scena che culminano in un nulla di fatto: un buon 70% della trama di questa stagione di Pose potrebbe riassumersi così. Urge un piccolo spoiler per spiegare al meglio la questione: Papi, tramite la sua ex-cognata, scopre di essere padre di un bambino di cinque anni e decide di farsene pienamente carico. Un imprevisto così colossale manda giustamente in crisi Angel, che in un primo momento decide di rinunciare al matrimonio con Papi; eppure, per farle cambiare idea su una questione così importante, basteranno due frasucce romantiche che Papi le rivolgerà.

La stessa Angel che aveva sfanculato Stan nella prima stagione con una classe invidiabile adesso si fa comprare da una scenetta pseudo-commovente, cambiando idea alla velocità della luce su una questione che impatterà il resto della sua vita.

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Il finale si sposta verso il futuro, dandoci una panoramica approssimativa di quelle che saranno le vite delle protagoniste all’avvicinarsi dei primi anni 2000.

L’andazzo, però, è simile a quello del resto della stagione: tranne un tristissimo evento nella prima parte della 3×07 non rimane nulla di troppo memorabile.

Pur non essendo aberrante come conclusioni di altre serie TV, la terza stagione di Pose rimane spiacevolmente in una posizione mediocre e lontana dal coinvolgimento emotivo tipico delle prime due stagioni.

Giulia Di Persio
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