Romanzo Criminale: l’epopea della Banda della Magliana [Recensione]

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Romanzo Criminale, un immenso Michele Placido riesce a donare lustro all’Italo Crime troppo banalizzato negli anni

Romanzo Criminale: l’epopea della Banda della Magliana [Recensione] 1

Romanzo Criminale: torna in TV uno dei cult del cinema italiano

Il cinema italiano vanta alcune produzioni eccelse, altre – in numero decisamente maggiore – scarse, banali e che non riescono a superare il clichè delle tre camere domestiche: le cucine affollate dei pranzi della domenica, i salotti con i capifamiglia in panciolle e le piazze o i garage dove rifuggono i figli evidentemente frustrati da questo tradizionalismo.

Ed è per questo motivo che i le reti pubbliche e private nazionali devono attingere più o meno ogni estate alle stesse produzioni storiche e valide per provare a far risalire lo share della rete. E così spulciando uno dei tanti siti che offrono i palinsesti serali, come staseraintv.uno scoviamo in calendario per domenica 14 giugno, su Rete 4 un lungometraggio che si erge sopra il misero giardino del cinema italiano, ovvero Romanzo Criminale. Sì proprio Rete 4, lo stesso canale che trasmette il programma dello stridente Mario Giordano o il TG reso celebre da Emilio Fede.

Ma adesso veniamo al film. In Romanzo Criminale, il regista – un immenso Michele Placido – intraprende un’impresa straordinaria, usa i mezzi più ben collaudati del cinema di genere e immerge il suo film nella nostra storia recente, lo usa come un semplice paradigma narrativo per il prodotto cinematografico in questione.

Romanzo Criminale non è un film storico, né un’opera di denuncia sociale o politica. È una storia poliziesca concisa e violenta, che scuote lo spettatore portando alla luce le dinamiche abituali del malaffare.

Basato sul romanzo di Massimo De Cataldo, la sceneggiatura scritta da Rulli e Petraglia rispetta le regole del suo genere e sfrutta le loro molteplici possibilità: la storia dell’ascesa e della caduta dei tre criminali che guidano la famigerata “Banda della Magliana” ha le caratteristiche stilistiche della grande storia del gangster, i personaggi sono simili a quelli dell’epopea americana. Non solo Italo-crime viene messo in scena in questo lungometraggio, ma anche le epocali storie di perdizione di Scorsese e De Palma prima di tutto.

Dal momento che questi sono assassini che sono realmente esistiti, Romanzo Criminale – coerente con ciò che il film vuole essere – non cerca la verità dei fatti reali e delle loro cause, cerca la verità necessaria per rendere la storia e i suoi protagonisti il ​​più paradigmatici possibili e quindi funzionali alla storia.

Non è una ricostruzione accurata degli eventi – esattamente come tutti i veri protagonisti della Banda hanno ricordato in più interviste – ma una violenta storia del crimine e Placido preferisce essere fedele ai suoi personaggi per il layout del film.

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La regia è compatta e nervosa, estremamente attenta alle psicologie e alle interpretazioni degli attori, il più grande vantaggio del film. Dovendo affrontare ruoli “forti” ben definiti ed enigmatici, la scelta più logica è stata quella di scegliere attori capaci di esprimere il carisma dei personaggi: immensi Favino, Muccino e Rossi Stuart su tutti, esattamente come uno Scamarcio in erba.

Nitido, preciso, perfettamente sviluppato secondo alcuni semplici principi guida, Romanzo Criminale è uno dei migliori film italiani degli ultimi vent’anni. Ciò che rende efficace il film a quasi trent’anni dalla sua uscita, non è solo il suo successo, ma l’idea del progetto: la sua attenzione è focalizzata sul cinema di genere, è scritta e realizzata con la chiarezza di chi conosce i suoi mezzi e li utilizza pienamente.

Fabiana Criscuolo
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