Pride Month: Una Celebrazione del Cinema LGBTQ+

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Il cinema LGBTQ+ ha per anni portato alla luce alcune delle opere più interessanti, radicali, intime e sovversive della storia della Settima Arte.

Raccogliendo registi e registe da tutto il mondo, spaziando dal ritratto intimistico, al thriller, al documentario– questa lista di 15 titoli sul cinema LGBTQ+ vuole provare ad essere, nel suo piccolo, una finestra sulla storia e sulle storie queer migliori degli ultimi trent’anni. 

“Ritratto della Giovane in Fiamme”

Portrait de la jeune fille en feu 

Dir: Céline Sciamma 

Anno: 2019

Paese: Francia 

In questo pluripremiato film del 2019 (vincitore a Cannes, ai Cesar e candidato ai Golden Globes) la  regista francese Céline Sciamma ci porta su un’isola Bretone nella fine del 1700 dove la pittrice Marianne (Noémie Merlant) deve ritrarre in segreto la nobile Eloise (Adèle Haenel) che sta per essere data in sposa ad un milanese. Tra le due donne si instaura un profondo legame, splendidamente scritto, diretto ed interpretato; un legame fatto di sensi, sguardi e connessioni incorniciato dalla spettacolare fotografia di Claire Mathon

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“Ritratto della Giovane in Fiamme” non è solo una delle più complesse, mature, umane e sensuali storie d’amore degli ultimi anni, ma è anche un tripudio sensoriale totalizzante che coinvolge gli occhi, le orecchie, le mani, la bocca e che assorbe nella sua straordinaria bellezza. Un film che ci spinge a guardare, ad ascoltare con tutto il corpo e che ci aiuta a respirare, ricordandoci dell’importanza eterna del contatto, dell’ascolto e dell’amore tra esseri umani. 

(Qui la nostra recensione: https://shockwavemagazine.it/cinema-serietv/ritratto-della-giovane-in-fiamme-recensione/)

Dove trovarlo: Disponibile al noleggio su tutte le principali piattaforme streaming

Della stessa regista, sempre con tematiche legate a sessualità e identità di genere: Tomboy (2011), Water Lilies (2007), Girlhood (2014)

“Una Donna Fantastica” 

Una mujer fantástica

Dir: Sebastián Lelio 

Anno: 2017

Paese: Cile 

Premio Oscar come miglior film straniero alla perla cilena di Sebastián Lelio che, con il suo distinguibile occhio, racconta la storia di Marina (interpretata dalla straordinaria Daniela Vega), una donna trans che, in seguito alla morte dell’uomo che ama, si trova davanti a pregiudizi e discriminazioni. Lelio, con uno stile che oscilla tra intimistico e onirico, riesce a raccontare senza fronzoli o pietismi la storia di una donna forte e addolorata in un mondo complesso che poco la comprende e, più profondamente, dell’amore, nucleo fondante del sentire umano, e motore che spinge la nostra protagonista a combattere a testa alta, indipendentemente da quanto forte sia il vento che le soffia contro. 

cinema LGBTQ+

Dove trovarlo: Disponibile al noleggio su tutte le principali piattaforme streaming 

Dello stesso regista: “Disobedience”  (2017) incandescente storia d’amore tra due donne (interpretate da Rachel Weisz e Rachel McAdams) all’interno di una rigida comunità ebraica londinese. 

“La Terra di Dio”

God’s own Country 

Dir: Frances Lee

Anno: 2017

Paese: UK 

Il regista britannico Frances Lee ci porta nella meravigliosa campagna dello Yorkshire per godere di una delle più autentiche storie d’amore degli ultimi anni. In questa perla del cinema indipendente europeo (premiata al Festival del cinema di Berlino e nominata ai BAFTA) il giovane contadino dal carattere iroso e instabile Johnny (brillantemente interpretato da Josh O’Connor) inizia a lavorare con il silenzioso Gheorghe (Alec Secareanu), immigrato rumeno venuto ad aiutare la famiglia di Johnny nella loro fattoria. Il rapporto che si instaura tra i due, avvolto dai paesaggi inglesi, dalle nuvole, dalla terra e dal fango, è un rapporto di reciproca comprensione e crescita in cui i due uomini, molto diversi e al contempo molto simili, troveranno spazio per far germogliare un profondo amore. 

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Raccontato con un occhio quieto e sensibile, “La Terra di Dio” è un film estremamente vero e sensuale, che non ha paura di “sporcarsi le mani” e di mostrarci due uomini nella loro fragilità e nella loro intensa sessualità. 

Dove trovarlo: disponibile al noleggio su Chili Italia

Shortbus”

Dir: John Cameron Mitchell 

Anno: 2006

Paese: USA

Esplicito, diretto e senza compromessi, il controverso capolavoro di John Cameron Mitchell narra di Sofia (Sook-Yin Lee), una terapista newyorchese che non riesce ad avere orgasmi, che dopo aver conosciuto Jamie e James, una coppia in crisi, viene introdotta allo “Shortbus” un locale underground in cui si celebra l’amore, in tutte le sue forme. Alla storia di Sofia e quella di James e Jamie si mischiano quella di Severin, giovane dominatrix con forti dubbi esistenziali e quella di tanti altri personaggi che gravitano attorno alle loro vite. 

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“Shortbus” è senza ombra di dubbio una delle pellicole più complesse, folli e sovversive del XXI secolo, caratterizzata da una forte matrice umana in grado di toccare temi complessi come la sessualità, la depressione, la repressione e la confusione esistenziale dell’età contemporanea. Un film commuovente, a tratti folle e spesso esilarante. 

Dove trovarlo: disponibile al noleggio su Chili Italia

Dello stesso regista: “Hedwig and the angry Inch” (2001) la storia musicale di un cantante trans di Berlino Est, raccontata col distinguibile stile del regista. 

“Paris is Burning”

Dir: Jennie Livingston

Anno: 1990

Paese: USA

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Considerato uno dei migliori documentari LGBTQ della storia del cinema, “Paris is Burning” ci porta nella scena delle Ball Rooms Newyorchesi degli anni ’90 a scoprire la comunità Queer del tempo. Soffermandosi in particolare sulla cultura Drag, sul Voguing (celebre stile di ballo diffusosi a partire da locali gay negli anni ‘60) e su un gruppo di individui ancora oggi ben poco rappresentati nella cultura popolare, la grandissima Jennie Livingston ha costruito una delle pietre miliari del cinema Queer mondiale. Costellato di interviste, conversazioni profonde cariche di umanità,  colori e gioia Drag, “Paris is Burning” è senza ombra di dubbio un must-watch per chiunque voglia approfondire, o iniziare a conoscere, un mondo splendido- nelle sue ferite e nelle sue conquiste. 

“Weekend” 

Dir: Andrew Haigh 

Anno: 2011

Paese: UK

Andrew Haigh, premiato regista di quello che oggi viene definito “Realismo Britannico” (di cui fanno parte anche la grande Andrea Arnold e il celebre Ken Loach) racconta con la frugalità e la veridicità tipiche di questa corrente cinematografica contemporanea,  dell’incontro fortuito di Russel e Glen (Tom Cullen e Chris New), due giovani uomini molto diversi per carattere ed esperienza di vita che in comune hanno il forte bisogno di una connessione autentica.

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Pellicola fondata quasi interamente sul dialogo, svolta (come da titolo) nell’arco di un weekend, e tenuta in piedi dalle eccellenti interpretazioni dei due protagonisti, “Weekend” è un film coraggioso e diretto, senza compromessi. I due protagonisti, grazie all’eccellente sceneggiatura e cura registica di Haigh, mettono in luce contraddizioni, doppi standard, ingiustizie e pregiudizi del mondo contemporaneo, parlando senza filtri di sesso gay, amore libero, inibizione– combattendo quel perbenismo di facciata e quell’ipocrisia tipiche del nostro tempo, e riflettendo approfonditamente sulla natura stessa delle relazioni interpersonali e amorose. 

Dove trovarlo: disponibile su Prime Video, o su noleggio su Chili

“Laurence Anyways”

Dir: Xavier Dolan 

Anno: 2012

Paese: Canada

Uno dei capolavori di Xavier Dolan, Laurence Anyways (premiato al festival di Cannes) racconta di Laurence (Melvil Poupaud), un giovane docente di lettere di Montreal che decide di iniziare la transizione per cambiare sesso. Colonna portante dell’intera narrazione è la relazione che lo lega alla sua fidanzata Fred (magistrale interpretazione di Suzanne Clément), raccontata con amore in tutte le sue complicate sfaccettature. Un film che si libra davanti agli occhi come un lungo poema visivo dai colori brillanti e dalla regia impeccabile, che rappresenta, nell’altalenante filmografia di Dolan, uno dei punti più alti della sua poetica e del suo talento. Un film toccante, posato, ma anche spesso struggente. Un monumento per gli occhi. 

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Dove trovarlo: disponibile su Prime Video, o su noleggio sulle principali piattaforme; 

Dello stesso regista: con tematiche legate ad amore ed identità sessuale “J’ai tué ma mère” (2009), “Les amours imaginaires” (2010)

120 Battiti al Minuto”

120 battements per minute 

Dir: Robin Campillo 

Anno: 2017

Paese: Francia 

Lotta sociale e politica nella pellicola vincitrice a Cannes di Robin Campillo. Un gruppo di attivisti gay nella Parigi degli anni ’90 combatte con determinazione per sensibilizzare la popolazione sulla prevenzione all’AIDS e per colpire direttamente l’industria farmaceutica che si dimostra invisibile nei confronti della crisi emergente. Un film feroce e onesto che racconta di una delle grandi crisi del XX secolo, rappresentando con rispetto ed onestà un gruppo di giovani determinati a salvare le proprie vite e quelle delle generazioni future. Brillano tra tutti l’interpretazione di Nahuel Pérez Biscayart e Arnaud Valois nei panni di Sean e Nathan, la cui relazione si snoda attraverso la lotta e la protesta. Menzione speciale ad Adéle Haenel (sì, la straordinaria attrice di “Ritratto della Giovane in Fiamme” che qui ha un ruolo minore).

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Dove trovarlo:  disponibile su Prime Video o a noleggio sulle principali piattaforme; 

Con tematiche analoghe: “Pride” (2014) divertente e toccante pellicola britannica di Matthew Warchus basata su una storia  vera ambientata nell’Inghilterra del 1984. Un gruppo di attivisti gay e lesbiche decidono di supportare il famoso sciopero dei minatori come atto di solidarietà. 

“Le Fate Ignoranti”

Dir: Ferzan Özpeteck 

Anno: 2001

Paese: Italia 

Il regista turco-italiano Ferzan Özpeteck è senza ombra di dubbio la voce che sin dagli albori della sua carriera più si batte per rappresentare con amore e realismo la comunità LGBTQ italiana, comunità ancora oggi ben poco rappresentata. Con “Le fate ignoranti”, sua pellicola più celebre (in concorso al Festival del cinema di Berlino e candidato ai David di Donatello), ci racconta di Antonia (Margherita Buy), una donna che dopo la morte inaspettata del marito, scopre che questi avesse in segreto una relazione con Michele (Stefano Accorsi). Dopo essersi conosciuti, inizialmente con una forte tensione, i due sviluppano una profonda amicizia che porterà Antonia in un viaggio alla scoperta di se stessa. Özpeteck racconta, con occhio personale, di un gruppo di “outsiders” e delle bellissime relazioni che li uniscono. Una cena tra amici, del vino, buon cibo, risate e commozione. Questi sono gli ingredienti. 

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Dello stesso regista due pellicole che affrontano tematiche analoghe: “Hamam” (1997), “La Dea Fortuna” (2019)

“Moonlight”

Dir: Berry Jenckins 

Anno: 2016 

Paese: USA

Premio Oscar per miglior film al capolavoro indipendente di Barry Jenckins. La struggente storia di Chiron, un ragazzo afro-americano che vive nella periferia statunitense, viene raccontata con sguardo al contempo lirico e crudo nell’arco di tre fasi della sua vita: infanzia, adolescenza ed età adulta.  Jeckins muove lo sguardo nella vita di un personaggio tormentato e complesso, raccontandoci della sua identità culturale e sessuale, dello spiccato conflitto con la madre drogata e assente e della discriminazione che subisce da parte della sua stessa comunità. Una pellicola forte, splendida e necessaria

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Dove trovarlo: disponibile al noleggio su tutte le principali piattaforme. 

“Mademoiselle” 

Ah-ga-ssi

Dir: Park Chan-wook 

Anno: 2016

Paese: Corea del Sud

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Misterioso, sexy e pieno di intrighi il thriller del sud-coreano Park Chan-Wook (vincitore ai BAFTA come miglior film straniero) racconta la storia di una giovane concubina dalla dubbia moralità (Tae-ri Kim) nella Corea occupata del 1930 che si infatua della nobildonna per cui lavora (Min-hee Kim). Un film cosparso di suspence, sensualità e colpi di scena di cui meno si sa, meglio è, raccontato con la precisione e maestria tipica di Park Chan-wook, che vi terrà sulla punta dei piedi della dall’inizio alla fine. 

“Tropical Malady” 

สัตว์ประหลาด

Dir: Apichatpong Weerasethakul 

Anno: 2004

Paese: Tailandia

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Perla nascosta del pluripremiato regista tailandese Apichatpong Weerasethakul, “Tropical Malady” (vincitore a Cannes) è la mistica e onirica storia di Keng, un soldato di guarnigione in un villaggio dell’entroterra tailandese che si innamora di Tong, un giovane del posto. Diviso in due sezioni, una prima che narra della relazione  tra i due giovani, e di una seconda che porta il film su un piano quasi fiabesco in cui un soldato è alla ricerca di una misteriosa creatura che si nasconde nel profondo della foresta, eavvolto nella  vegetazione e nel sole della Tailandia, “Tropical Malady” è, nel tipico stile dell’autore, una pellicola criptica, talvolta eterea e sognante, di uno dei più grandi registi orientali contemporanei. Da non perdere. 

“Beach Rats”

Dir: Eliza Hittman 

Anno: 2017

Paese: USA

Permeato dal distinguibile realismo di Eliza Hittman, “Beach Rats” è una profonda riflessione sulla mascolinità tossica che infesta ancora oggi la nostra società. Un ragazzo, interpretato da Harris Dickinson, inizia a navigare la propria sessualità, scoprendo una certa attrazione nei confronti di uomini più anziani. Immerso in una calda e soffocante realtà provinciale e circondato da pressioni sociali derivanti dal suo gruppo di amici, e con alle spalle delle difficoltà familiari, il giovane e attraente Frankie, vive una delicata fase di scoperta di sé tra segrete prime esperienze con uomini e dubbi sulla propria identità.

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Un film posato e fortemente realistico, che porta lo spettatore nella medesima bolla sospesa in cui galleggia il protagonista, raccontando la pressione sociale su un giovane uomo a confarsi a standard pre-determinati di fisico, pensiero e orientamento sessuale. 

Dove trovarlo:  disponibile su Netflix.

“Tutto su mia madre”

Dir: Pedro Almodòvar 

Anno: 1999

Paese: Spagna

Pedro Almodòvar, il più importante regista spagnolo del nostro tempo, celebra- in questo film pietra miliare della sua produzione- l’essere donna e l’essere madre.  La storia di Manuela (Cecilia Roth), infermiera di Madrid dal passato complesso, che in seguito ad una tragedia torna a Barcellona dopo molti anni e si riunisce con Agrado, storica amica trans dalla personalità magnetica. Lì la vita di Manuela si intreccia con quella di molte altre donne- tra cui la bella Rosa, interpretata da una giovanissima Penelope Cruz.

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Un film squisitamente melodrammatico, e al contempo brutalmente reale e malinconico, “Tutto su mia madre” è una splendida e toccante lettera d’amore alla femminilità e al legame tra una madre e il proprio figlio. Un ritratto poetico della ninfa femminile che scorre dentro tutti noi, dipinto da un grande maestro del cinema. 

Dello stesso regista: “Dolor Y Gloria” (2019) splendido “testamento” di Almòvar che riflette sulla sua vita, interpretato da uno straordinario Antonio Banderas nominato all’Oscar. Da non perdere. 

“Chiamami col tuo Nome”

Call me by Your Name

Dir: Luca Guadagnino 

Anno: 2017

Paese: Italia, USA 

Celebrato film di Luca Guadagnino, “Chiamami con il tuo Nome” racconta della profonda attrazione che si instaura tra il giovane Elio (Thimothée Chalamet) e Oliver (Harmie Hammer) un ricercatore americano che nell’estate del 1983 inizia uno stage col padre del ragazzo nella loro splendida casa nel Nord Italia. Premiato agli Oscar, l’incantevole e struggente film di Guadagnino racconta della connessione- talvolta complicata, criptica e sottile, talvolta dolce e calda- tra due uomini in fasi molto diverse della loro vita.

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Grazie ad una fotografia incantevole (di Sayombhu Mukdeeprom, assiduo direttore della fotografia di Apichatpong Weerasethakul), un splendida colonna sonora e delle ottime interpretazioni da tutto il cast (specialmente dal protagonista Chalamet), il film è un magnifico ritratto del primo amore, svolto sullo sfondo di un’Italia per molti familiare. 

Dove trovarlo: attualmente disponibile su Netflix

Un articolo di Tancredi Blu Silla

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