Un Figlio di Mehdi Barsaoui: recensione

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Un Figlio è l’esordio alla regia di Mehdi Barsaoui, pluripremiato al Festival di Venezia, ai Cèsar e ai Lumière. In particolare, Sami Bouajila, è risultato vincitore come Migliore Attore nella sezione Orizzonti a Venezia.

Tunisia, Tatauine, 2011. Fares (Sami Bouajila) e Meriem (Najla Ben Abdallah), insieme al giovane figlio Aziz (Youssef Khemiri) conducono una vita tranquilla, circondati da amici e con molti progetti per il futuro: Meriem ha appena migliorato la sua posizione lavorativa, e le prospettive lavorative e famigliari sono le più rosee. Finchè un giorno, rincasando da una vacanza, si ritrovano loro malgrado coinvolti in un’imboscata preparata da alcuni terroristi della zona: l’auto viene crivellata dai proiettili, ed uno di questi ferisce gravemente Aziz. Portato velocemente in ospedale, Aziz lotta tra la vita e la morte in attesa di un trapianto del fegato, mentre attorno a lui una scoperta sconvolgente mina, forse irrimediabilmente, il rapporto tra Fares e Meriem.

Diretto con buona mano da Mehdi Barsaoui (al suo debutto tra i lungometraggi), e presentato nel 2019 alla 76a Mostra del Cinema di Venezia, Un figlio narra la storia di una famiglia comune colpita da una tragedia straordinaria. Il regista convince nel trasportare lo spettatore attraverso le varie fasi del dolore dei genitori, e soprattutto nello spostarne continuamente l’attenzione tra i due principali temi del film: le difficoltà di Aziz, e le difficoltà dei genitori.

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Aziz è inerme, un bambino cui la sfortuna e la cattiveria di altri uomini hanno rovesciato addosso un destino troppo doloroso. Fares e Meriem, invece, sono artefici delle proprie scelte e delle proprie difficoltà. Gli errori del passato di Meriem ed i gesti estremi compiuti da Fares pur di avere anche una sola piccola possibilità in più di poter salvare Aziz porteranno il rapporto tra i due sull’orlo del baratro, e tenuto insieme solo dal flebile respiro di Aziz.

Un figlio è un film riuscito perché si basa su una narrativa interessante e per nulla scontata. La sceneggiatura, scritta dallo stesso Barsaoui, funziona e tiene lo spettatore coinvolto dall’inizio alla fine. Se l’incipit potrebbe ricordarci Babel di Inarritu (nella parte del film con protagonisti Brad Pitt e Cate Blanchett), la storia di Aziz, Fares, e Meriem prende presto una piega inaspettata che si discosta da ciò che conosciamo e ci porta negli angoli più bui dei rapporti umani e della società in cui la famiglia vive. Il film nasconde infatti una (nemmeno così velata) critica a diversi aspetti radicati nella società tunisina e inevitabilmente legati alla vita dei protagonisti: la religione, così presente anche negli ospedali e tra i medici; il maschilismo imperante, grazie al quale Fares è l’unico a poter prendere decisioni sugli interventi che Aziz dovrà affrontare e grazie al quale si trova in posizione dominante rispetto alla moglie; la corruzione, che mina il funzionamento della sanità pubblica che a sua volta agli occhi di Fares sembra inerme e inadeguata a curare Aziz.

un figlio recensione

Pur funzionando bene nel contenuto, Un figlio è forse più debole nella forma: la regia non spicca particolarmente, e alcune scelte di montaggio non sembrano convincere. I dialoghi, ad esempio, sono spesso troppo frammentati negli stacchi tra le inquadrature, e sequenze più lunghe avrebbero probabilmente aiutato lo spettatore ad immedesimarsi di più nei protagonisti. Sami Bouajila, che interpreta Fares, risulta molto credibile e calato nel non facile ruolo, mentre Najla Ben Abdallah, che interpreta Miriam, offre un’interpretazione meno convincente e più distaccata. Il film può comunque contare su una fotografia incredibile, soprattutto per quanto riguarda le scene in esterna: i panorami estesi e desolati del Nordafrica offrono una via di fuga visiva per lo spettatore, e ben contrastano con l’animo tormentato dei protagonisti.

Nel complesso, Un figlio è un film che merita assolutamente il successo che ha avuto e sta continuando ad avere. Una storia che colpisce nel profondo, che vale la pena di essere raccontata, e che vale la pena di essere vista, anche solo per quel meraviglioso finale.

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