Star Wars: l’Ascesa di Skywalker, la recensione senza spoiler

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Il 18 dicembre 2019 si conclude la terza trilogia targata Star Wars, iniziata nel 2015 con Il Risveglio della Forza, proseguita nel 2017 con Gli Ultimi Jedi, e terminata con L’Ascesa di Skywalker.

E’ infine arrivato dicembre, il mese in cui al cinema arrivano quelli che saranno i futuri campioni d’incassi della stagione, i candidati ai maggiori premi di settore – insomma, tutti i film che guarderemo durante le feste (e anche qualche flop, ma non è questo il caso) e, dopo aver fatto uscire il seguito di Frozen giusto a pochi giorni da dicembre, Disney fa arrivare oggi in sala Star Wars L’ascesa di Skywalker, ultimo capitolo di questa trilogia diretto come il primo da J. J. Abrams.

Ora, fatti i dovuti convenevoli facciamo un piccolo riepilogo prima di parlare della pellicola.
Premetto che non ho apprezzato (come gran parte della critica specializzata) i due precedenti capitoli.
Il Risveglio della Forza non aggiungeva molto a quanto visto nella trilogia classica: i richiami a quanto visto in Episodio IV non erano solamente velati ma anche sviliti della carica che avevano in origine. Perchè, dopo quarant’anni trovarsi ad avere a che fare con un nuovo impero (Primo Ordine, pardon), una nuova ribellione, una nuova eminenza grigia, una nuova Death Star, un nuovo prescelto dalla Forza (pardon, una), un nuovo sacrificio, un nuovo jedi passato al lato oscuro e molto altro preso pedissequamente, appunto, da Una Nuova Speranza, potrà magari colpire chi non è cresciuto guardando e riguardando tutti i capitoli della serie. Chi invece li ha amati a suo tempo, non potrà che essere rimasto deluso dalla scarsa originalità della trama.

star wars l'ascesa di skywalker

Passando, poi, ai nuovi personaggi presentati, costoro, oltre ad avere l’ingrato compito di prendere il posto dei vecchi protagonisti, dovevano anche confrontarsi con loro sulla stessa pellicola. Uscendone peraltro con le ossa rotte non avendo lo stesso spessore di chi ha avuto molti film, fumetti, serie televisive e chi più ne ha più ne metta per potersi mettere in mostra e farsi amare; se per i vari Rey, Finn e Poe che non avevano lo stesso spessore di Luke, Lando e Ian (si per me rimarrà sempre Ian) il problema è stato spartanamente risolto eliminando la maggior parte di questi ultimi. Peggior sorte è toccata a Snoke che non avendo affatto la stesa caratura del fu imperatore Palpatine è stato fatto accomodare alla porta senza molti convenevoli (anche se nel capitolo successivo); quindi, escluso un ottimo utilizzo della computer grafica il lungometraggio non era riuscito a convincere (certo, con i suoi oltre due miliardi di incasso le lamentele della Disney non furono troppe).
La saga è proseguita con il primo spin-off di questo nuovo corso: Rogue One. Kolossal che ha riscosso favori di pubblico e critica dimostrando che nuove idee, se ben scritte, possono comunque conquistare i fan senza dover ricorre ai classici della serie.

Si approdò, dunque, nel 2017, al secondo capitolo della trilogia #3 di Star Wars: Episodio VIII Gli Ultimi Jedi.


Memori di quanto fatto in questi due precedenti lavori Lucasfilm ha mescolato le carte in tavola e il nuovo (ma già visto) universo mostrato su Il Risveglio della Forza è stato inondato da nuove idee e punti di vista mai visti prima – il tutto trasformato in una tragedia dai canoni aristotelici. Ma nemmeno questo è riuscito dare la giusta spinta al film: gli ulteriori nuovi volti non sono stati in grado di ritagliarsi un posto nel cuore dei fan e nemmeno l’interpretazione di Benicio del Toro è riuscita a farsi ricordare. Per esempio, su Episodio I La Minaccia Fantasma, il capitolo più criticato di tutta la serie, Qui-Gon Jinn e Darth Maul interpretati rispettivamente da Liam Neeson e Ray Park hanno lasciato un ricordo nel cuore dei fan, sicuramente note positive in una pellicola mediocre. D’altro canto, gli Ultimi Jedi ha sì proposto un punto di vista differente, ma non l’ha fatto in modo convincente: la scelta di far riprendere la scena immediatamente dopo il predecessore e lo svolgimento in così breve tempo lasciano dubbi sulle incredibili capacità di Rey – nonchè la poco convincente dipartita di Luke, Snoke, e le strampalate scene riguardanti Leila.
Pregevole è però sempre l’impatto visivo: bisogna riconoscere che con la dipartita di quasi tutti gli eroi classici i presupposti per poter finalmente mostrare un nuovo film con una nuova voce c’erano tutti, e qui arriviamo (finalmente) ai giorni nostri.

star wars l'ascesa di skywalker

L’anteprima di L’Ascesa di Skywalker, svoltasi nel cuore di Roma, vantava una folla importante, che però non ha pregiudicato la visione del film, seguito in religioso silenzio.
Passati i classici titoli di testa gialli di Star Wars che si allontanano da noi – la Galassia lontana lontana – ci vengono mostrate in rapida successione e con ottime scene tutti i vari beniamini (e non) intenti in varie missioni di vitale importanza e, onestamente, dato il livello narrativo poco efficace dei due precedenti capitoli, non mi sarei aspettato che la prima scena in particolare mi colpisse in positivo. Nella carrelata iniziale, oltre che presentare nuovamente i protagonisti, ci viene mostrata anche chiaramente la direzione – decisamente più drammatica che in passato – non solo nelle battute iniziali ma anche a grandi linee nel proseguimento, visto un charter in particolare.
La pellicola prosegue mostrando finalmente una crescita dei vari Rey, Finn e Poe; posto che tale scelta non è certo rivoluzionaria, si può affermare che finalmente sono loro i protagonisti del film; vengono elevati a “quelli da cui ti aspetti la risoluzione ai vari problemi” che si susseguono – non più delle semplici spalle che devono farsi togliere le castagne dal fuoco dal Ian o Luke di turno. Ci sono comunque alcuni personaggi provenienti dalla trilogia classica che interagiscono con i nuovi e, uno in particolare tutti i fan avranno piacere di rivedere sullo schermo. Possiamo comunque affermare – oltre ogni ragionevole dubbio – che i protagonisti della pellicola non sono Chewbecca, Leila e gli altri ma sicuramente i già citati Finn, Rey e Poe.

star wars l'ascesa di skywalker


Una valida aggiunta stavolta sono anche i nuovi volti aggiunti in questa pellicola che, senza far gridare al miracolo, sono semplicemente più azzeccati dei loro predecessori: la figura di Jannah, interpretata da un’ottima Naomi Ackie, lascia spazio per un possibile nuovo capitolo in cui potrebbe andare a cercare le sue origini – lasciando libere le congetture. Giustamente la Lucasfilm attenderà i risultati di botteghino e il giudizio dei fan prima di varare ulteriori progetti.
Una menzione va fatta anche ai combattimenti presenti nella pellicola: nella trilogia classica la parte con fucili laser è sicuramente valida ma quella dei combattimenti all’arma bianca non è mai troppo approfondita; ricordiamo che Obi-Wan Kenobi ha solamente un breve incontro con Darth Vader, mentre quest’ultimo combatte diverse volte con Luke ed, infine, il combattimento contro l’Imperatore. Certo, la scarsità di personaggi effettivamente in grado di usare la Forza, nella trilogia classica, viene controbilanciata dallo storytelling e dall’epicità – nonchè coerenza nella creazione di un Universo – dimostrati. D’altro canto, la tanto vituperata trilogia prequel, che analizza il passato dell’universo e le origini dell’epopea degli Skywalker, ha sì poca profondità, ma oltre ad aver mostrato com’era la Repubblica prima dell’instaurarsi dell’Impero nonchè la dottrina degli Jedi, ci regalato anche un quantitativo di duelli d’altissimo livello.
Dunque, tirando un sospiro, L’Ascesa di Skywalker è più di un buon compromesso: i duelli, oltre ad essere in quantità, sono di buona costruzione e, anche se i contendenti per ovvi motivi non sono molti – diciamo che non c’è considerevole massa critica – devo ammettere che riescono a convincere e a variare il loro repertorio, anche grazie a location sicuramente evocative.

Star Wars: l'Ascesa di Skywalker, la recensione senza spoiler 1

Episodio IX, L’Ascesa di Skywalker mi ha convinto, le strizzatine d’occhio ai classici ispiratori ci sono come del resto in qualunque opera diretta da J. J. Abrams, oltre a comparse di questo o quel eroe ed innumerevoli citazioni.

Certo, siamo davanti ad un prodotto non esente da difetti, ma anche col pregio di tirare le somme in maniera convincente ad una trilogia che con i precedenti capitoli sembrava aver perso la bussola, stiracchiata in Episodio VIII, ha la miglior scena di uno dei pochi personaggi presente in tutti e nove le pellicole principali della serie (tirate a indovinare…); dovrebbe (spero) aver fatto tabula rasa di protagonisti che sono stati degnamente approfonditi e di cui abbiamo visto tutta la parabola, perchè, se come è stato già annunciato, Disney continuerà a fare lungometraggi su Star Wars, vorremmo tutti vedere nuovi jedi e compagni conquistare il favore del pubblico – magari più velocemente ed in modo più indolore della coorte di Rey e Kylo che, come prima detto, hanno avuto l’ingrato compito di sfidarsi in diretta con i mostri sacri.
Per concludere, ragazzi miei, se siete rimasti delusi da Episodio VII che è praticamente Una Nuova Speranza 2.0 e/o da Episodio VIII L’Ascesa di Skywalker con le sue trovate aristoteliche poco riuscite, date una possibilità a questo capitolo, le citazioni e le nuove idee in questo caso sono ben usati.

P.S.
RISCHIO SPOILER!
Per chi ha visto il trailer: sì, lui c’è
P.P.S.
Si c’è anche una scena alla “io sono tuo padre!” o “eri mio fratello Anakin!”
P.P.P.S. Citano anche Dune tra gli altri.

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