The Kissing Booth 2, il vuoto dei protagonisti tra Boston e Los Angeles

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Lo scorso 24 luglio è stato pubblicato sulla piattaforma streaming per eccellenza il sequel di The Kissing Booth. Noi di Shockwave Magazine vogliamo parlarvene.

Dopo il successo di spettatori registrato dal primo capitolo di questa “saga” deludente, Netflix ha deciso di proseguire con il racconto delle avventure di Elle (Joey King), Noah (Jacob Elordi) e Lee (Joel Courtney).

Da ammirare qui è soltanto la perseveranza nel credere in un progetto che è stato ampiamente stroncato dalla critica per le tematiche misogine e stereotipate.

Di cosa parla The Kissing Booth? Non è altro che un film adolescenziale, adatto per chi non vuole avere pensieri e per chi cerca qualcosa di leggero ed insignificante.

I protagonisti sono Elle e Lee, amici da tutta la vita, che hanno stilato una serie di regole da rispettare per proteggere la loro amicizia. Niente di più ipocrita. Tra di queste il divieto di innamorarsi e di frequentare il fratello di lui, Noah. Ma ovviamente la ragione ci mette lo zampino e scatta la scintilla tra Elle e Noah.

Dopo le prime discussioni tra il triangolo di amici, i due passano l’estate insieme prima che Noah parta per il college.

Ed è da qui che riprende il racconto. Mentre Noah è ad Harvard, Elle, Lee e Rachel (la fidanzata di Lee) si preparano a frequentare l’ultimo anno di liceo. Elle cercherà di dimostrarsi matura e di mantenere un rapporto distaccato, oserei dire quasi professionale, con Noah considerata la distanza tra i due a scuola il nuovo arrivato metterà in discussione i suoi sentimenti. Dall’altro lato, Noah inizierà a farsi nuovi amici e a passare sempre più tempo in compagnia di Chloe, una ragazza bellissima, che scatenerà la gelosia in Elle.

Il peggio di The Kissing Booth non sta nella povertà della trama che non resisterebbe alla concorrenza, ma quanto in realtà i personaggi siano vuoti. Dalle pettegole surrogate, al fascino della tartaruga di fronte alla quale le donne non sanno resistere.

Elle vive praticamente in simbiosi con Lee, tanto di aver stabilito di dover andare allo stesso college senza però prendere in considerazione cosa effettivamente vogliono diventare. A complicare la situazione ci si mette Noah che insiste per far sì che Elle l’anno successivo si trasferisca ad Harvard.

The Kissing Booth

L’esistenza di Elle, che si basa sui desideri e sulle aspettative altrui, è quasi vergognosa. Elle non ha idea di chi sia, di cosa voglia essere o diventare. Da una diciottenne certo non ci si aspetta che abbia le idee chiare, ma aggrapparsi o dipendere interamente dai maschi della sua vita non mi sembra una scelta saggia.

È imbarazzante come venga evidenziata la mancanza di consapevolezza di sé stessa da parte di Elle, che basa le sue scelte sulle persone che ama, ritrovandosi poi comunque sola quando la verità viene a galla e quando i maschi si rivelano per essere così come sono: egoisti ed insensibili. E allora che senso ha nascondere la propria identità?

Gli unici maturi in tutto questo sono i nuovi personaggi, Marco e Chloe. Il primo dimostra di voler vivere giorno per giorno senza farsi troppi programmi e prendendo la vita così come viene. Il suo modo di vivere non include progetti a lungo termine, che può essere considerato altrettanto sbagliato, ma almeno ne è consapevole. Lei d’altro canto dimostra la sua maturità ad Elle quando quest’ultima la accusa di avere una storia con Noah. Come se l’amicizia tra uomo e donna non potesse esistere.

A fare da scenario ai drammi banali di The Kissing Booth sono due città americane: Los Angeles e Boston.

Se vi ricordate della prima ve ne avevamo già parlato in uno dei nostri appuntamenti con le città cinematografiche per eccellenza. La seconda invece tende a sparire un po’ nell’ombra quando viene paragonata alle altre.

Ma non per questo deve essere dimenticata. Anzi, Boston è una città egualmente ricca di storia. È infatti famosa soprattutto per la Guerra d’Indipendenza, importante parentesi della storia americana che viene celebrata lungo la Freedom Trail, oltre al baseball e alla zuppa di vongole.

È la capitale dello stato americano del Massachussets, e indovinate perché è nota in tutto il mondo? Per essere simbolo di cultura, tradizione, ed innovazione grazie alla presenza di università del calibro del MIT, uno dei più importanti centri universitari di ricerca ed Harvard, università membro della prestigiosa Ivy League.

Tamara Santoro
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