“Se qualcuno si lamenta di un vostro errore, rispondete che senza imperfezione né io né voi esisteremmo.”
Ora lasciate da parte l’imperfezione e focalizzate solamente tutto ciò che c’è di più perfetto, sembra quasi impossibile vero? Ma i personaggi di The Politician – ultimo lavoro di Ryan Murphy – non peccano di nulla se non di una irritante perfezione.
The Politician, una serie pubblicata da Netflix il 27 settembre. Una storia quasi surreale o meglio inimmaginabile per noi pragmatici, concreti e abitudinari esseri umani.
Payton – interpretato da Ben Platt – giovane liceale giunto al suo ultimo anno scolastico, decide di proseguire il suo ormai unico obiettivo: diventare presidente del consiglio studentesco.
Ha tutte le carte in regola, addirittura ha già la sua First Lady Alice (Julia Schlaepfer) con la quale divide le sue imprese e le sue future ambizioni.
La sua forza? Payton è colui che può rappresentare sia il popolo – figlio biologico di una donna qualunque – sia la borghesia – essendo stato adottato da una famiglia miliardaria. Ma soprattutto ciò che veramente non manca è la sua determinazione che non conosce ostacoli, senza lasciare nulla al caso e giocando tutte le sue carte, come il farsi affiancare dalla sua coetanea Infinity Jackson (interpretata da Zoey Deutch), una ragazza malata di leucemia, con il semplice scopo di impietosire gli studenti nonché gli elettori della Santa Barbara.
È una serie che rimanda soprattutto a Wes Anderson e ai suoi colori, inquadrature simmetriche che non sfuggono all’occhio dello spettatore; una estetica ottenuta in modo brillante sia da personaggi che risultano essere robot senza cuore più che esseri umani, sia dall’assenza di limiti alla bellezza e alla sessualità; una celebrazione all’apatia, all’ossessione, alle strane patologie, ai cocktail di farmaci e intrugli di sciamani guaritori.
La seconda stagione non è stata ancora rinnovata ufficialmente ma si presuppone che lo sia dato il grande riscontro ottenuto e un cliffhanger ending.
Voto: 8
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