Venezia 77: The World To Come di Mona Fastvold – Recensione

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Ecco, come inizia The World to Come: immaginate di leggere un diario personale, scritto a mano con pennino e inchiostro che risale al XIX secolo, tenuto da una donna che abita in una fattoria americana col marito. Un diario che è uno scrigno in cui lei ripone le sue angosce, i movimenti della propria mente, il suo dolore. E immaginate che su questo diario, dopo il freddo inverno, mentre vi spostate di giorno in giorno fino alle prime parvenze di primavera, l’autrice inizi a narrarvi di un amore folgorante, profondo, caldo che inizia a germogliare in lei nei confronti di un’altra donna. Come ve lo racconterà?  Saranno i dettagli quelli su cui si focalizzerà, momenti precisi. Ci descriverà brevi episodi, talvolta. Si concentrerà su ciò che si sposta dentro di lei, quando passa del tempo con questa persona. E noi vedremo la storia svilupparsi in brevi siparietti, spiragli di luce. E di questa relazione, alla fine, ci rimarrà un sentire tiepido e avvolgente, ma al contempo quasi ineffabile, segreto. 

È su questa premessa narrativa che la regista di origini norvegesi Mona Fastvold erige il suo secondo film.

“The World To Come”— in concorso qui alla 77° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia—  è un poema visivo che conferisce fisicità alle parole sulle quali si fonda e si plasma.

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Tratta da un racconto omonimo del 2016 dell’autore statunitense Jim Shepard (anche sceneggiatore del film), The World to Come ci porta nella frontiera americana del secondo 800, in una fattoria avvolta da una natura volubile, sovente violenta e gelida. Qui troviamo Abigail (Katherine Waterston) e suo marito Dyer (Casey Affleck) che navigano nella neve di gennaio, affranti da una recente perdita. Su questo buio iniziale si costruisce lentamente la nostra storia, quando a bordo di una carrozza giunge una nuova coppia che andrà a vivere non lontano dalla casa di Abigail e Dyer: Finney (Christopher Abbott) e sua moglie Tallie (Vanessa Kirby). Tra le due mogli si instaura presto un’amicizia fin da subito caratterizzata, per la nostra voce narrante Abigail, da una profonda attrazione. Scandito dal passare dei giorni, accompagnato da un costante voice-over in cui Abigail ci legge il proprio diario, “The World To Come” è una trasposizione visiva di pagine scritte, un limpido e toccante ritratto di un amore segreto e proibito. Katherine Waterson splende dando una perfomance sobria e raffinata; Vanessa Kirby (quest’anno in concorso anche con il fortissimo “Pieces of a Woman” di Kornél Mundruczó) è calda, decisa, ma anch’essa ben sfumata dalla sceneggiatura, seppur risultando meno approfondita di Abigail. La promessa è quella di un mondo che verrà, un mondo in cui l’amore sarà più libero di essere vissuto, un mondo in cui tante Abigail e Tallie non dovranno celarsi in delle parole tenute segrete. La sceneggiatura eccellente di Shepard funziona come poesia che in bocca ci lascia dell’amaro, frammisto alla dolce consapevolezza che un mondo nuovo arriverà, un mondo in cui gli sforzi di queste due donne, e di tante donne e uomini dopo di loro, non saranno stati vani. 

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Katherine Waterston e Vanessa Kirby in una scena del film.

La Fastvold compone un film ricco, raffinato, visivamente avvolgente, vero e mai pietistico, destinato a restare con lo spettatore ben oltre i titoli di coda.

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