Venezia 77: Quo vadis, Aida? di Jasmila Žbanić – Recensione

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Quasi nessun’altra interpretazione, tra i film in concorso alla 77° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, ha toccato le profondità psico-emotive di quella dell’attrice serba Jasna Đuričić nel dramma Quo vadis, Aida? di Jasmila Žbanić

Siamo a Srebrenica, Bosnia ed Esegovina, durante le guerre jugoslave, 1995. Aida è una traduttrice in un accampamento delle Nazioni Unite volto ad accogliere e proteggere gli abitanti della cittadina, sotto attacco da parte delle truppe dell’Esercito del generale Mladić. 

Venezia 77: Quo vadis, Aida? di Jasmila Žbanić - Recensione 1

La celebre regista Jasmila Žbanić (Orso d’Oro a Berlino 2006 con “Grbavica: The Land of My Dreams”) ricostruisce in Quo vadis, Aida? uno dei più violenti genocidi della storia del suo Paese filtrandolo attraverso lo sguardo della nostra protagonista.

Calando il conflitto nella dimensione linguistica (e nelle sue barriere), l’autrice ci racconta il dramma umano potentissimo di una donna chiamata a svolgere un compito— tradurre ciò che le viene detto dai soldati Olandesi nella base ONU ai profughi serbi— mentre  cerca al contempo di mettere in salvo suo marito e i suoi due figli.

In costante conflitto tra l’adempimento delle sue  funzionie il voler proteggere la propria famiglia, Aida si sposta rapidamente tra stanze e corridoi, spazi affollati e caotici, mentre un orologio invisibile ma onnipresente segna l’incedere di un conto alla rovescia che pare impossibile da arrestare.

La Đuričić scompare nel ruolo e cattura con gli occhi. La sua prossemica, il suo tono di voce, i movimenti delle mani sono riti camaleontici con cui porta in vita Aida in tutta la sua forza, rabbia e dolore. Ad accompagnare questa eccezionale interpretazione ci sono la sceneggiatura e la regia di Jasmila Žbanić.

I dialoghi di Quo vadis, Aida? sono tesi e calibrati, lo sguardo dietro la macchina da presa ferreo ed esatto, costruendo sequenze che ci portano sempre più rapidamente all’apice drammatico dell’azione, ma lasciando passare, talvolta, inquadrature che sembrano esistere su un piano altro rispetto alla trama: una padella bruciata lasciata per strada, una carrellata sulle gambe di profughi seduti su un prato, una mosca che vola su fiori in un vaso, un ricordo distante di una sera di festa.

Con questi momenti, la Žbanić approfondisce e sfuma il proprio racconto, focalizzandosi su ciò che apparentemente non serve, ma che invece è un  dettaglio carico di senso e poesia. 

Venezia 77: Quo vadis, Aida? di Jasmila Žbanić - Recensione 2

Quo vadis, Aida? è un racconto che funziona, quasi interamente, come un orrorifco conto alla rovescia verso un destino oscuro.

Pur andando a perdere un poco di intensità nella sua sezione conclusiva, risulta ciò nonostante una ricostruzione realistica ed onesta di un tragico evento della Storia, tenuto in piedi da una regia variegata e sorprendente e un’interpretazione eccezionale, vera e brutale destinata a smuovere nel profondo l’anima dello spettatore. 

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