Ultimo Tango a Parigi di Bertolucci: tra lode ed infamia

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Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci ha ottenuto un riconoscimento internazionale clamoroso dopo l’uscita del 1972. Ma, spesso, il troppo successo ha un rovescio della medaglia.

Nonostante la società italiana degli anni Settanta registrava un inizio del cambiamento dei costumi prodotto dalla modernizzazione – prima con la legge sul divorzio e poi con quella sull’aborto – non era ancora pronta all’uragano dell’Ultimo Tango a Parigi.

Fu censurato dai cinema italiani e definito una pellicola con “contenuti osceni e offensivi alla pubblica decenza, presentati con ossessiva autoindulgenza, assecondando gli istinti più bassi della libido, dominata dall’idea di suscitare appetiti incontrollati per piacere sessuale, permeato da un linguaggio scurrile, accompagnato fuori dallo schermo da suoni, sospiri e grida di piacere culminante”. 

Forse anche per questa impreparazione Bernardo Bertolucci presentò il film come prima mondiale al New York Film Festival. Scelse un palcoscenico oltreoceano, lontano dalla moralità italica e dall’influenza vaticana. L’attesa era incredibile, tutti ne parlavano, tutti lo volevano vedere. Poi, mentre in Italia era una cosa inconcepibile, il contenuto sessuale del film con il nudo integrale e le rappresentazioni realistiche del rapporto sessuale erano consentite negli Stati Uniti.

Ultimo Tango a Parigi di Bertolucci: tra lode ed infamia

Il film è basato interamente su una relazione sadomaso, all’interno di un appartamento parigino, tra una ragazza borghese e giovanissima, Jeanne (Maria Schneider), e un albergatore americano di mezza età, Paul (Marlon Brando), rimasto vedovo dopo che la moglie si è suicidata.

Paul insiste sul fatto che i due non si rivelino l’un l’altra. Nessuno dei due deve sapere niente dell’altro, nemmeno il nome. Un rapporto senza amore e senza futuro, solo carnale. La loro deve essere solo ed esclusivamente una relazione sessuale che, per forza di cose, finisce con una tragedia annunciata.

Le scene di sesso e i continui stupri espliciti raccontati nel film hanno scioccato il pubblico di tutto il mondo. In particolare, a destare scalpore, è stata una scena in cui il personaggio interpretato da Marlon Brando utilizza il burro come lubrificante mentre violenta analmente il personaggio di Schneider. Una sequenza che, ancora oggi, fa discutere. Soprattutto perché l’attrice era ignara di tutto.

Infatti il regista ha detto che lui e Brando hanno cospirato all’epoca per usare il burro il giorno delle riprese senza la conoscenza o il consenso di Maria Schneider. L’obiettivo era far sì che l’attrice – che all’epoca aveva 19 anni – provasse “umiliazione e rabbia” e reagisse come “una ragazza e non come un’attrice”.

Dunque, criticatissimo, ma anche ammirato, Ultimo Tango a Parigi fu definito come “il film più potentemente erotico mai realizzato”. Una carica sessuale richiamata anche dalla scelta dei colori: arancione, beige, marrone e rosa. Niente rosso-passione, solo tonalità che lo richiamano. E anche questa è stata una scelta pensata. Nulla è un caso.

Perché è vero che c’è la passione sessuale. Ma è una passione sessuale che non rimanda al rosso travolgente, piuttosto a colori irregolari, contorti, snervanti. Il marrone e l’arancione sono snervanti quando sono portati allo stremo, così come il suo protagonista: un uomo invecchiato male, che si trascina tra le macerie di una vita fallita e degradata.

Ultimo Tango a Parigi di Bertolucci: tra lode ed infamia

La trama di Ultimo Tango a Parigi miscela tutti gli ingredienti di un meller degli anni ’40. Bertolucci ha mostrato come il sesso possa definire una relazione, e come può definirlo inconfutabilmente anche oggi, tracciando perimetri inconsueti che non sempre servono a schermare i rapporti consueti, quanto più spesso ad allargare gli orizzonti.

Uomini in relazioni standard che scelgono di sperimentare con le escort di Roma, o ragazze che – attraverso sconosciuti – sperimentano il sesso senza lo stigma di essere giudicate.  E su come la rappresentazione del sesso può arrivare a definire un film. Perché, quando parliamo di questa pellicola, non riflettiamo tanto sulla trama, sulla scenografia o sull’interpretazione degli attori. Ma puntiamo il dito sulle scene di sesso.

L’emotività instabile e l’esistenza frantumata del protagonista di Ultimo Tango a Parigi, raccontato dal regista italiano e interpretato da Brando, non vengono minimamente presi in considerazione. Facciamo una fatica estrema a separare l’arte dall’artista. Ma sta solo a noi decidere se si può convivere con l’arte creata da un uomo come Bertolucci oppure no.

Isabella Insolia
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