Emil Cioran, il pensatore che pensava in una lingua non sua

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Emil Cioran è, prima che scrittore, filosofo, saggista, aforista, un grande personaggio romanzesco, che oscilla tra una visione misantropica del pensatore classico, ad una deriva pop, romantica e mitizzante.

Nato da una agiata famiglia in Romania, che ne segnerà il pensiero (il padre è un pastore ortodosso e tutto il suo pensiero negherà, pur corteggiandolo in paradossali letture, l’idea di Dio), un giovane e brillante Emil Cioran si trasferirà, prima in Germania e infine in Francia, a Parigi, per restarci. Qui, come dirà ironicamente in una delle poche interviste rilasciate, passerà decenni della sua vita da studente, iscritto alla Sorbona solo per “rubare” i pasti alla mensa.

La sua sarà una produzione fulminante e originale, riconosciuta immediatamente dalla critica e da molti intellettuali parigini (tra cui André Gide), che gli porterà molti premi da lui sempre rifiutati. Questa “posa” antisociale ed antiumanitaria, accorpata ad una vera o presunta reclusione solitaria in una mansarda di Parigi, ne accresceranno la fama e il mito. In realtà i primi anni di Cioran a Parigi furono anni ferventi di frequentazioni letterarie in bistrot e cocktail bar, e solo in un secondo momento la vita del filosofo rumeno prese pieghe più solitarie e ritirate.

Per sintetizzare il vastissimo lavoro letterario e filosofico di Emil Cioran c’è innanzitutto da dire che quest’ultimo, di madrelingua rumena, scrisse, una volta trasferitosi a Parigi, esclusivamente in francese. Il fatto, di per sé notevole, assume picchi prodigiosi, se si considera la ricchezza stilistica assieme alla varietà dei contenuti, così nuovi e dal valore maggiorato, se si considerano pensati in una seconda lingua. 

Emil Cioran scrittore

Emil Cioran dimostra sin da subito una tendenza all’anarchia letteraria; i suoi testi sono antiaccademici ed asistematici, protesi alla spettacolarità della sintassi e accoglienti quel pubblico di loosers, reietti e “nevrotici”(come lui li definì) che ebbe in Cioran un salvagente cui aggrapparsi o una pietra per sprofondare.

La sua prosa corrosiva ed esteticamente impeccabile smonta il classicismo, rilegge le voci nichilistiche più forti, e si innalza a baluardo del nuovo scetticismo, con un gusto radicato per il pessimismo.

Lui, definito il filosofo della lucidità, racconterà di lunghe esistenziali notti di veglia, vissute come un incubo e descritte nelle forme più diverse. Se il suo uso del linguaggio e della forma è assolutamente fuori controllo, c’è da dire che tutto, in Cioran, dalla minima boutade canzonatoria, alla più originale e articolata descrizione, racconta il punto di vista di un genio così abusato all’epoca dei social, ma che mantiene una forza rara, pur a distanza di anni, capace di darci i riferimenti della nostra società passata e di quella prossima.

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