Diritto dello Spettacolo: TikTok e la sua influenza nell’industria discografica

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Nel nuovo capitolo del Diritto dello Spettacolo, vi parliamo di TikTok, l’applicazione che sta facendo letteralmente impazzire il web ed è il social network più scaricato dai millennials

Social e musica è un binomio ormai consolidato nella prassi. Solitamente un brano diventa virale quando è già edito. Tuttavia, ultimamente, c’è un capovolgimento in atto: un brano prima spopola sul web e, successivamente, viene introdotto nel mercato discografico. Questa evoluzione (o involuzione, che a dir si voglia) della filiera produttiva musicale si è slatentizzata maggiormente in questi ultimi mesi in cui la pandemia ha imposto una solitudine sfogata sui social, sempre più affollati.

Tra questi, quello che ha attirato maggior attenzione da parte degli utenti – e non solo – è TikTok,
successore dell’ormai obsoleto Musicl.ly nato nel 2014. Nel 2020 TikTok ha raggiunto un numero sempre più crescente di utenti. In prima battuta, guardando i contenuti, questo social può sembrare banale, adolescenziale. Ma si sa, il business non guarda la qualità, ma la quantità. E di quantità (di persone) TikTok ne ha, eccome!

Quindi tutto si traduce in questo: milioni di utenti su un social = milioni di potenziali fruitori musicali. I video pubblicati su TikTok contano un 75% di musica e il restante 25% di audio tratti da film o serie tv. Questi video contano migliaia (a volte milioni) di visualizzazioni. Questa circostanza non poteva sfuggire ad artisti sempre più attenti alle dinamiche dello sviluppo della promozione musicale.

E’ il caso del famoso Dj David Guetta che lo scorso 7 settembre ha deciso di pubblicare in anteprima sulla piattaforma social il singolo Let’s Love, in collaborazione con Sia (brano poi introdotto nel mercato discografico il successivo 11 settembre).

In Italia, molti artisti emergenti (come Alfa e Valerio Mazzei) si sono fatti notare proprio tramite video pubblicati su TikTok, per poi raggiungere milioni di streams su Spotify e AppleMusic. In questo modo, TikTok è stato utilizzato come mezzo principale di promozione. E questa pratica si sta
diffondendo sempre di più tra gli artisti affermati e non, che vedono nella piattaforma lo strumento ideale per raggiungere più velocemente il grande pubblico.

Non è un caso, infatti, che le tre canzoni più ascoltate su Spotify – Yummy di Justin Bieber, The Box di Roddy Ricch e Roses di Saint Jhn – hanno spopolato prima su TikTok. Questi dati non possono lasciare indifferenti le case discografiche, le quali stanno studiando attentamente queste dinamiche. E possiamo stare certi che, qualora il social in questione si dovesse imporre in maniera sempre più incessante, le major e labels discografiche utilizzeranno TikTok come principale strumento di promozione e lancio musicale.

Chiaro che tutto ciò va a penalizzare i mezzi tradizionali di promozione discografica, quali le tv e le radio, che spesso si ritrovano a pubblicizzare brani musicali dei cd. TikToker, finendo così di promuovere lo strumento concorrenziale.

David Guetta tiktok event

Ma questa impellente ascesa del social TikTok dev’essere un campanello d’allarme non solo per la promozione discografica, ma anche per le piattaforme di distribuzione.

TikTok è detenuta dalla società cinese Byte Dance, la quale negli ultimi anni ha introdotto in Indonesia e in India una nuova piattaforma streaming: Resso. In pochissimo tempo, questa piattaforma ha raggiunto numeri sempre più importanti, tanto da far vacillare colossi come Google, Apple e Spotify.

Cosa succederebbe se Resso, della stessa società di TikTok, venisse introdotto nel mercato mondiale? Ad oggi la domanda è ipotetica e suggestiva, ma tra qualche anno ci potremmo ritrovare ad analizzare i nuovi dati della distribuzione discografica con una nuova piattaforma streaming chiamata Resso.

In tutto questo della qualità musicale chi si prende cura? Viviamo in un contesto storico in cui i brani sembrano troncati, dove le parole non sense sono gettate per far da cornice, dove la musica non viene suonata ma riprodotta digitalmente. Non ci sono assoli strumentali, ma sempre più motivetti orecchiabili. Impasse, questo, a cui nessuno sembra preoccuparsi.

E alla fine di tutto, quel che resta, sono dei brani di circa 2 minuti e mezzo adatti a spopolare sul web a suon di challenge e balletti. E’ la musica ai tempi dei social.

di Clarissa Insolia

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