Francesco De Gregori. I testi. La storia delle canzoni: la biografia

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È su Francesco De Gregori una delle ultime pubblicazioni che l’editore Giunti ha dato alle stampe per la sua collana di studi musicali. Un libro che scandaglia la poetica del cantautore per mezzo delle sue canzoni, esaminate dal giornalista Enrico Deregibus e offerte al pubblico nella loro veste originale con scrupolo quasi maniacale. Si intitola, semplicemente, Francesco De Gregori. I testi. La storia delle canzoni.

Francesco De Gregori, una lunga fedeltà

L’editoria deve stare al passo coi tempi, e stare al passo coi tempi significa recepire i cambiamenti della società. Il fenomeno della canzone d’autore – termine che non a tutti piace, ma sempre meglio del meno lusinghiero “musica leggera” – è stato un grande cambiamento culturale nei gusti degli italiani. E Giunti, da più di vent’anni, ne arricchisce il quadro con titoli che coprono la musica italiana e internazionale degli ultimi sessant’anni.  

I libri si possono commissionare o si possono proporre e non c’è dubbio che il curatore di questo, Enrico Deregibus, lo abbia proposto. Scavando nel suo passato si scoprono ben due precedenti: una biografia su Francesco De Gregori nel 2003 e una nuova edizione della stessa, riveduta e aggiornata, nel 2015. Un recidivo, insomma, uno che ha fatto della sua fissa per Francesco De Gregori non una semplice passione, ma una continua occasione di confronto con l’oggetto del suo studio. E di questo occorre essergliene grati, perché col suo ultimo lavoro ci consegna davvero un libro per cui vale la pena fare un po’ di spazio nella nostra biblioteca.

Canzoni su carta scavate nel cuore

Non è una sua trovata, questo tipo di libro, sia ben chiaro. Altri studiosi del settore in passato hanno avuto l’idea di costruire una monografia che indagasse un cantautore senza tanti giri di parole, andando subito al punto, alle sue canzoni. Deregibus, quindi, si inserisce in un solco già tracciato, ma non è questo che ci importa. Perché il solco può essere lineare o storto, con inevitabili ripercussioni su ciò che ne verrà fuori. Il suo è senza dubbio lineare, perché riesce a mantenere la “linea” che si era proposto per tutto il corso del libro. E, si badi bene, non è impresa da poco: provate voi a mantenere un certo standard per la bellezza di 720 pagine. Solo un autore ferrato, che ha chiaro il disegno di ciò che vorrà produrre, ci riuscirà.

La gestazione dell’opera è stata lunga e, in un certo modo, risale addirittura alla biografia dedicata a De Gregori nel 2003. È da ricercarsi qui, infatti, il primo embrione del progetto, in alcune schede dedicate a singole canzoni che volevano intervallare la narrazione piatta di chi scrive ininterrottamente di qualcun altro.

De Gregori in quasi mezzo secolo di carriera

In Francesco De Gregori. I testi. La storia delle canzoni c’è un De Gregori per ogni stagione, dal primo album realizzato nel 1972 con Antonello Venditti, dal titolo Theorius Campus, all’ultimo di inediti, Sulla strada, del 2012. A ciò va aggiunto l’album dedicato a Bob Dylan (qui la nostra recensione all’ultimo album di Dylan), De Gregori canta Bob Dylan – Amore e furto, uscito nel 2015, e una sezione intitolata Canzoni sparse, a chiusura del libro, che qui raccoglie brani scritti con altri o per altri, come nel caso delle canzoni portate in tour con Lucio Dalla o la splendida Diamante, diventata uno dei cavalli di battaglia del cantautore emiliano Zucchero Fornaciari che ne curò la parte musicale. Curioso trovarci anche Vita spericolata, che ben sappiamo appartenere al repertorio di Vasco Rossi, ma che Francesco De Gregori volle regalare al suo pubblico durante un concerto a Torino nel 1990, per riproporla, e qui si giocava davvero la faccia, nell’album Il bandito e il campione del 1993.

Francesco De Gregori biografia

Se si facesse a quattro mani?

Un libro così risulta molto impegnativo. Solo uno sciocco penserebbe che a mettere insieme le canzoni – fossero due, poi… – con una noterella d’accompagnamento, sarebbero tutti bravi. Ci provi e forse lascerà l’impresa prima ancora di cominciare.

La prima difficoltà sta nel reperirle quelle canzoni e non si tratta solo di diritti d’autore. A volte l’indagine può portare negli angoli più remoti della carriera di un artista, di solito agli albori, e recuperare un pezzo di cui sopravvivono ben poche tracce può essere un lavoro davvero titanico. Per questo Deregibus ha cercato di aggirare il problema affidandosi alla fonte più sicura che conoscesse: De Gregori stesso. Chi, al posto suo, non ci avrebbe provato? Scrivi un libro su un autore che stimi, che conosci a menadito…sai che colpaccio coinvolgerlo in qualche modo? Ma il carattere schivo di De Gregori è ormai noto a giornalisti e fan, così Deregibus non deve esserci rimasto male neppure più di tanto quando di fronte alla sua offerta ha ricevuto un garbato diniego.

Anche De Gregori può essere frainteso

Tanta insistenza, infatti, un risultato l’ha dato: De Gregori, che per le precedenti opere sul suo conto aveva speso parole di apprezzamento, ha risposto personalmente agli inviti. C’è di più. Il no categorico è restato, ma qualcosa di ciò che era scritto in un capitolo inviato in anteprima deve averlo punto nell’orgoglio se, dopo averlo letto, si è deciso a collaborare in altro modo: si sarebbe adoperato per includere nel libro tutti i testi interessati.

La molla che ha suscitato tanta generosità? Un verso, un verso di una sua canzone, Le strade di lei, per la precisione. All’originale “In fondo non importa che i tuoi santi siano molti”, su uno dei tanti siti in cui si annidano testi di canzoni, Deregibus aveva trovato “salti” al posto di “santi”. Curiosa come variante, un’interessante paronomasia ad accostare i due termini nello stesso verso. Ma De Gregori, che all’integrità dei suoi testi giustamente ci tiene, come ogni altro autore, si è guardato bene dall’incoraggiare simili licenze poetiche e ha accettato di intervenire, lasciando comunque il segno in questa raccolta commentata dei suoi pezzi.

Il critico e il giornalista

In questo libro Deregibus mostra di saper dosare degnamente intuizioni personali, come un bravo critico dovrebbe saper fare, e racconto aneddotico, tanto caro a quei giornalisti che preferiscono cucire insieme la vita di un personaggio basandosi sulle zone d’ombra e gli episodi meno conosciuti del suo vissuto piuttosto che su interpretazioni arrischiate. In questo modo anche brani tanto celebrati da venire a noia risorgono a nuova vita. È il caso di Generale, nel cui commento si fa riferimento persino a una versione in inglese registrata, ma mai pubblicata, o alla strampalata bufala da un po’ di tempo circolante in rete che la vorrebbe nata durante il servizio di leva del cantautore romano in Trentino e ispirata al terrorismo indipendentista altoatesino.

Ma le accurate ricerche condotte dall’autore del libro in tanti anni di dedizione alla causa sono importanti anche per ricostruire la genealogia di certi brani facendo luce sulle collaborazioni che De Gregori ebbe nella sua lunga carriera. Molti, per esempio, ricorderanno il brano Via della Povertà, una delle traduzioni di De Gregori confluite poi nella raccolta Canzoni di De André. Ma pochi forse sanno che fu proprio De André a caldeggiare una collaborazione fra i due per rivisitare la canzone di Dylan dopo che il cantautore ligure ebbe modo di ascoltare il più giovane collega romano nei locali del Folkstudio.

Se siete amanti di De Gregori e di mezzo secolo di canzone italiana, quindi, la lettura di questo libro non vi deluderà.                   

Massimo Vitulano
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