Henri Matisse (1869-1954): l’artista che sentiva attraverso il colore

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Colorato, giocoso, entusiasmante, Henri Matisse esprimeva attraverso il colore e la pittura tutta la gioia di vivere e il suo amore per l’arte.

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Henri Matisse, fotoritratto del 1933

Nato e cresciuto in Francia, si traferisce a Parigi per studiare legge, ma, durante la convalescenza per un attacco di appendicite, scopre la pittura e se ne innamora perdutamente. Da quel momento in poi non ne farà più a meno, tanto da studiare in Accademia, abbandonando definitivamente la carriera da giurista.

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Henri Matisse, La gioia di vivere (1905-1906), periodo Fauves in cui il colore diventa acceso e irreale

L’arte postimpressionista di Cézanne, Van Gogh, Gauguin e Russell è il suo primo punto di riferimento, nonché le sue prime amicizie in campo artistico. Passando poi al pointillisme e sperimentando con gli accostamenti di colore, arriverà all’esperienza Fauve con la partecipazione al Salon D’Automne del 1905. Qui porterà per la prima volta tele in cui il colore si fa violento, predominante, audace, quasi al punto di essere prepotente. In questa occasione gli artisti furono detti “Fauves” ovvero “Belve” per l’uso stravagante del colore.

Se per gli altri artisti l’esperienza fauves è di breve durata, per Matisse si tratta solo di un trampolino di lancio, che lo mette a contatto con uno dei committenti più appassionati dell’epoca: il russo Sergej Ivanovič Ščukin. Per lui, l’artista realizza la sua tela più nota: La Danza (1910).

La danza

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Henri Matisse, La danza II (1910), olio su tela, 260×391 cm, Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo

In quest’opera, gioia di vivere, movimento, colore e sensazioni coinvolgono lo spettatore facendolo sentire nel bel mezzo di una festa. I corpi che danzano, in un movimento incalzante e primitivo, fanno restare sospeso anche chi li guarda in quel preciso punto di equilibrio, cui segue una caduta. Gioia e paura allora si mescolano facendo sì che il pittore crei, con una sola grande tela, una metafora della vita tra le più affascinanti mai proposte in pittura.

Le tre Danze per Albert Barnes

Quello che potreste non sapere, però, è che oltre alle due notissime versioni dell’Hermitage di San Pietroburgo e del MoMa di NewYork, Matisse qualche anno più tardi realizza altre versioni di questo soggetto.

Nel 1930, infatti, il Dottor Albert Barnes commissiona questo soggetto per un enorme murales per decorare la parte superiore della galleria della Fondazione Barnes a Merion, vicino Philadelphia. Questa commissione genera ben tre versioni, tra ripensamenti ed errori: La Danse Inachevée, La Danse de Paris e La Danse Merion. Per l’artista si tratta della prima commissione murale in ambito architettonico che mette a dura prova le sue abilità creative e progettuali. Le figure si fanno sovrumane, lo spazio va partito in modo consono senza abbandonare l’idea di profondità.

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Henri Matisse, La danse Inachevée, Musée d’art Moderne de la Ville de Paris

Nella prima versione, la Danse Inachevée, realizzata in modo più tradizionale, disegna otto figure utilizzando un carboncino attaccato a un lungo bastone di bamboo, poi le dipinge di grigio su sfondo blu. Il pittore, però, non soddisfatto, vuole fare qualcosa di nuovo e colorato allo stesso tempo.

Inizia così, una seconda versione: la Danse de Paris, in cui viene abbandonata l’idea di una spazio prospettico definito, per fare largo alla frammentazione e alla sintesi data dai colori nero, blu e rosa che fanno da sfondo ai sei corpi grigi dei ballerini. Le forme e le figure sono difficili da posizionare per Matisse, tanto da indurlo a trovare una tecnica innovativa. Comincia a ritagliare le figure su carta in modo da poterle spostare e appuntare sulla tela a suo piacimento. Da questo momento in poi, l’artista scopre un nuovo modo di fare arte e scultura.

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Henri Matisse, La danse de Paris(1931-1933), Musée d’art Moderne de la Ville de Paris

Il pittore diventa un vero e proprio regista, che sposta e cambia le forme dei suoi personaggi nello spazio scenico, orchestrando le sue composizioni, finché soddisfatto. Anche questa versione, però, a causa di un errore di misurazione, è da scartare. Sarà la terza versione, quella ancora oggi installata nel Palazzo Barnes dal 1933, ad essere vincente. Nelle ultime due versioni, l’iconografia del soggetto cambia, l’anello dei ballerini si apre per far spazio ad un campo visivo più lineare e frontale.

Fornisco un frammento e poi trascino lo spettatore, attraverso il ritmo, lo spingo nel movimento della parte che vede, in modo tale che abbia un senso del tutto.

Henri Matisse

Ma dove si trovano oggi le prime due versioni?

Nel 1937 fu il Musée d’Art Modern de la Ville de Paris ad acquistare la Danse de Paris per decorare una sala. Per anni, invece, della primissima versione, la Danse de Inachevée, si erano perse le tracce, perché l’artista stesso la arrotolò e abbandonò nel suo studio. Venne riscoperta a Parigi solo nel 1992 e restaurata nel 1993 a spese degli eredi dell’artista. Da quel momento, anche lei ha raggiunto la Danse de Paris al Museo d’arte moderna, ancora oggi ammirabili, nella Sala Matisse.

Eleonora Turli

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