Alice Cooper: 72 anni vissuti pericolosamente

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Alice Cooper spegne 72 candeline e chissà se lo stesso Vincent Damon Furnier avrebbe mai pensato di arrivare a questa età.

Già, perché se c’è chi predica una vita spericolata solo nelle canzoni, nel rock c’è davvero chi fa dell’essere sempre sul filo del rasoio la propria cifra stilistica.
Nato a Detroit il 4 febbraio del 1948, il giovane Vincent si appassiona – udite udite – alla corsa campestre e scopre la sua inclinazione per il palcoscenico quasi per caso. Con due amici decide infatti di partecipare al talent della locale scuola, inscenando un numero di imitazione dei Beatles. I ragazzi sono completamente a digiuno di tecnica musicale, così si limitano a fingere; la presenza scenica del futuro Alice Cooper però, è tale che vincono comunque.

I ragazzi decidono allora di fare sul serio: impareranno a suonare uno strumento e metteranno su una vera rock band.

Vincent sceglie di fare il vocalist e impara a suonare l’armonica. Il gruppo cambierà nome una quantità di volte, fino ad approdare al definitivo Alice Cooper.
Pur se le versioni sono discordanti, pare che il moniker derivi da una delle ragazze arse vive a Salem, durante la famigerata caccia alle streghe del XVII secolo.

Agli inizi quindi Alice Cooper è il nome della band, ma la personalità di Furnier è talmente strabordante che negli anni diverrà il suo pseudonimo; anzi, oggi Alice Cooper si chiama così anche all’anagrafe.

In tempi in cui le band parlavano per lo più d’amore libero e di critica sociale, i temi degli Alice Cooper erano di rottura, tanto da dar vita a un nuovo genere, definito shock rock. I testi del gruppo erano avvezzi a trattare temi piuttosto respingenti: morte, necrofilia, tortura. Il tutto condito da citazioni dai classici dell’horror.

Alice usava presentarsi in scena con un bizzarro trucco che ricordava uno zombie: occhi cerchiati di nero e vestiti di cuoio, ma anche elementi femminili come stivaloni leopardati e l’immancabile boa vivo attorno al collo.

Cooper racconterà che per il look si era ispirato al trucco di Bette Davis in Che fine ha fatto Baby Jane? Ma anche alla mise piratesca di Anita Pallenberg in Barbarella e in parte alla figura della signora Peel di The Avengers; quest’ultima era interpretata dalla grande Diana Rigg, che molti ricorderanno in Game Of Thrones nel ruolo di Lady Olenna Tyrell.

Dopo Pretties For You, un album ancora denso di atmosfere tra psichedelica, folk e blues, inciso a Los Angeles, il ritorno a Detroit prelude al grande successo. La città in quell’epoca era la patria del proto punk di MC5 e degli Stooges di Iggy Pop. Anche il suono di Alice Cooper si indurì, fino a diventare un hard rock che presto sarebbe sfociato in heavy metal prima maniera.

Gli anni ’70 saranno quelli del grande successo, specie da School’s Out in poi, ma anche quelli dello scandalo per le tante bizzarrie.

Assorbito ormai dal mainstream, Cooper continuerà con successo per tutti gli anni ’80 e ’90, alternando anche piccole ma succose performance al cinema. Di pochi anni fa invece il progetto – un po’ ruffiano ma accattivante – degli Hollywood Vampires, con Johnny Depp e Joe Perry, oltre a tante superstar a rotazione.

Una vita sempre al limite, si diceva. I grandi pericoli che Alice Cooper ha dovuto affrontare nella sua vita hanno un nome e cognome: Alice Cooper, appunto. Il suo stile di vita, fatto di galloni di alcol ingeriti impunemente, lo aveva portato sull’orlo del precipizio; numerosi rehab fino al punto di non ritorno nel 1983. Messo dai medici di fronte alla scelta tra un Alice Cooper morto e uno vivo che abbandonasse i comportamenti del suo alter ego sul palco, Furnier optò per la seconda e si ripulì completamente.
Risultato: a 72 anni Cooper è ancora nel pieno dell’attività.

Attività live che di nuovo stava per essergli fatale nel 1988, quando durante una delle sue mascherate sul palco qualcosa andò terribilmente storto. Durante il tour era prevista infatti una scena di impiccagione e, quando il meccanismo si inceppò, il buon Alice rischiò di rimanere a penzolare sul palco per davvero. Anche quella volta si salvò per il proverbiale pelo.

Sempre nell’88 rimase celebre lo scherzo per cui sul palco dichiarò di volersi candidare come Governatore dell’Arizona. Qualche giornalista abboccò, rimediando una figura barbina.

Oggi Alice è ancora tra noi, alive and kicking, come dicono i veri rocker, e poco importa se ormai il personaggio conti più della musica che fa. E che, nella vita di tutti i giorni, Vincent Furnier sia un attempato signore che passa il tempo a giocare a golf – sua grande passione.

In fondo, non è così per tutti i grandi rocker?

Andrea La Rovere
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