Kaliyuga degli In Hearts Wake: recensione

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Kaliyuga è l’ultimo lavoro del gruppo australiano In Hearts Wake, pubblicato per UNFD il 7 agosto 2020.

Già dal primo momento in cui premerete play verrete investiti dalla solidità e dalla potenza della produzione e della composizione delle canzoni ed il loro mordente vi lascerà a bocca aperta.

Quest’album trasmette emozioni, rabbia, rancore, non lasciando spazio a frivolezze. Pur mancando un tocco energico ulteriore in alcuni attacchi iniziali, (Hellbringer ad esempio) tutti i brani sono un’escalation di sensazioni, le quali manterranno sempre alta la vostra attenzione.

Continuando nell’ascolto di Kaliyuga resterete stregati dalla qualità delle clean vocals che, grazie ad un timbro molto particolare e ad un registro non troppo stucchevole, danno alle composizioni quel tocco pop, necessario a spezzare dalla pesantezza della voce urlata, il quale però non ricade mai nello scontato.

Rimanendo in tema vocale, menzione speciale va fatta al feat con Jamie Hails dei Polaris. Ovviamente c’è poco da dire su di lui, una voce unica, piena e che trasmette realmente quell’idea di sfogo che raramente troviamo in altri cantanti. Piccolo aneddoto personale, ho avuto l’occasione di parlare al Dissonance Festival con tutti i ragazzi dei Polaris, sono veramente persone speciali e Jamie è una delle persone più umili che abbia visto in un backstage, si prenderà tutta la scena.

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Tornando all’album, canzone che colpisce particolarmente è Timebomb. Grazie a questo pezzo la band è riuscita a raggiungere un traguardo veramente importante per quanto riguarda il trasmettere emozioni, dato che colpisce proprio per le vibes di astio e risentimento che rilascia, i puliti ricordano leggermente quelli di Chester (Linkin Park, leggi qui il nostro episodio di Singolarità Musicali a loro dedicato), senza essere troppo simili, e il breakdown mantiene un groove incredibile.

Quest’ultima caratteristica la ritroviamo per tutto l’album. I breakdown sono stati pensati in maniera quasi perfetta, non stancano, anzi hanno lo scopo di risvegliare l’ascoltatore più distratto e guidarlo verso la fine delle canzoni (tra l’altro i finali sono la parte più bella delle produzioni).

Altra canzone degna di nota è Crossroads, dimostrazione che il gruppo è in grado di muoversi molto bene anche su linee molto melodiche e di accompagnare perfettamente la voce delicata ma decisa di Georgia Flood.

Concludendo possiamo dire che gli ultimi 3 pezzi chiudono perfettamente un album pieno zeppo di sfumature, non scontato, il quale rimane di facile ascolto lungo tutta la sua durata.

Voto 9

Pietro Serratore
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