Se ci fosse nelle scuole un corso per conoscere la canzone italiana, l’atto epocale, il momento di svolta avrebbe nome e cognome: Domenico Modugno. Il cantautore e attore pugliese, nato a Polignano a Mare il 9 gennaio 1928, è considerato dalla critica l’artefice non solo di una rifondazione della forma canzone, ma anche di un rinnovamento del panorama musicale italiano.
Scrive Paolo Jachia in La canzone d’autore italiana 1958-1997: “Nondimeno, dovendo pragmaticamente scegliere una data non assoluta ma simbolica e di valore collettivo, non credo vi siano dubbi sull’indicare il 31 gennaio 1958 a Sanremo, quando Nel blu, dipinto di blu di Modugno vince il Festival, vende un milione di copie e spezza l’egemonia che un certo tipo di canzone melodica e “all’italiana” aveva fino ad allora imposto”.
La grandezza di Modugno sta forse solo in quella storica vittoria? No, no di certo.
Sanremo fu un banco di prova e una ribalta nazionale che, inaspettatamente, portò l’artista a diventare un’icona – tant’è che di lì fu soprannominato “Mister Volare” – a livello internazionale. Ma il suo segno l’aveva già lasciato anni prima, a volte, come accadde con il Vecchio frack, distinguendosi per certe sottili provocazioni. Parlare di morte, di un gentiluomo morto suicida, per giunta, creava scandalo nell’Italia moralista degli anni Cinquanta. Fu duramente criticato, per quanto oggi il successo della canzone dimostri che dietro alla polemica ci sta solo un gran deserto.
Modugno tirò dritto, per la sua strada. E anni dopo, quasi a voler riprendere un discorso interrotto, tornò su quel fiume, su quel ponte, con le stesse idee suicide. Ma non si lanciò. Perché la vita ha mille cose di cui rallegrarsi, mille cose di cui pentirsi in caso di perdita. Bisogna pur credere a una canzone. E Meraviglioso, uno dei suoi tanti capolavori, sta lì a ricordarcelo.
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