Nick Drake, l’esordio: Five Leaves Left

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Nick Drake era nato il 19 giugno del 1948, ora sarebbe un tranquillo signore di 72 anni; ma Nick se n’è andato ad appena ventisei anni, suicida. Lo ricordiamo parlando del suo bellissimo esordio: Five Leaves Left.

Fame is but a fruit tree
So very unsound.
It can never flourish
Till its stalk is in the ground.
So men of fame
Can never find a way
Till time has flown
Far from their dying day.

Difficile non ravvisare una sinistra preveggenza nelle parole di Fruit Tree: Drake non otterrà mai la fama meritata, se non anni dopo il suo suicidio del 1974. Anche il titolo dell’album contribuirà a una certa superstizione attorno alla sua vicenda: cinque fogli (o foglie) rimasti è la traduzione letterale.

Quando Five Leaves Left esce, Nick Drake ha appena vent’anni. È un bel ragazzo, Nick, alto e abile negli sport, ma di una timidezza cronica che confina pericolosamente con la depressione.

Nick Drake è nato infatti nel 1948 in Birmania; il padre, ingegnere, per lavoro gira in lungo e in largo l’Impero britannico. Quando ha solo due anni, la famiglia fa ritorno nel Warwickshire, in Inghilterra, dove il giovane trascorrerà gli anni della crescita. A casa Drake l’arte e la musica sono argomenti all’ordine del giorno: entrambi i genitori scrivono canzoni. Molly, la madre, effettua anche alcune registrazioni di fortuna, da cui anni dopo emerge uno stile vicino a quello del figlio. Gabrielle Drake, la sorella, diverrà invece una brava attrice, celebre per il ruolo di culto di Gay Ellis in UFO. Caschetto viola e minigonna vertiginosa, Gabrielle Drake è il sogno erotico dei nerd di fine anni ’60.

Nick Drake, l'esordio: Five Leaves Left 1

L’adolescenza di Nick è segnata dal carattere introverso. Pochi lo immaginano, ma Nick Drake è abile nello sport, l’atletica come velocista e come giocatore di rugby. Distaccato e autorevole, dimostra più della sua età e a causa della sua introversione il carattere è sfuggente. Ma Nick Drake si dimostra fin da ragazzino molto portato per la musica, suona già pianoforte, sassofono e chitarra. Successivamente Nick abbandona lo sport e conosce le droghe: cannabis e LSD. Importante è la scoperta della scena folk americana: Bob Dylan, Phil Ochs, ma anche i britannici Donovan e Van Morrison. Un’altra passione è quella per i poeti maledetti, Baudelaire, Shelley e Blake. Le prime performance musicali sono nell’ambito folk dove viene notato da Ashley Hutchings, bassista dei Fairport Convention. Questi lo presenta al produttore Joe Boyd.

“Vorrei fare un disco” – gli dice candidamente Drake. È così che nasce quel capolavoro che è Five Leaves Left.

Boyd è un produttore esperto e subito intuisce il talento di Nick Drake, un dono speciale, e davanti alle scelte azzardate di Nick fa buon viso a cattivo gioco. Drake si ribella sulla scelta degli arrangiamenti degli archi, preferendo Robert Kirby al posto del più esperto Richard A. Hewson, propostogli da Boyd. Kirby è un vecchio amico di Nick Drake e ha pochissima esperienza.

Quello che viene fuori da queste premesse piuttosto acerbe è un capolavoro; un disco che racchiude da subito la delicata poetica di Nick Drake e che schiude una serie di gemme insuperabili. La voce di Nick Drake è bellissima ed evocativa: fragile ma piena nello stesso tempo. I tappeti folk degli arrangiamenti si muovono tra melodie senza tempo, come in Time Has Told Me e Day Is Done, atmosfere blues, Three Hours e passaggi quasi classici, Way To Blue e Cello Song e jazz, Man In A Shed.

La chiusura è affidata a Saturday Sun, una ballata dalla bellezza cristallina, che unisce un testo malinconico e disincantato a un soffuso arrangiamento pianistico.

I musicisti che collaborano alla registrazione del disco sono il top della scena folk di allora. Troviamo Richard Thompson dei Fairport Convention alla chitarra elettrica in Time Has Told Me, ma ci sono anche Danny Thompson, il bassista dei Pentangle e il pianista Paul Harris. Sul fronte musicale Nick Drake si distacca dal folk americano con una sensibilità tipicamente britannica, più malinconica, dalle parti di un Donovan più cupo o meglio di John Martyn. I testi sono sempre suggestivi e commoventi, specie alla luce della futura vicenda umana dell’allora ventenne Nick.

Due anni dopo, nel 1971, uscirà Byter Layter, e nel ’72 l’altro capolavoro Pink Moon. Sono lavori leggermente più complessi ma egualmente di grande valore. Tuttavia è forse con questo Five Leaves Left che l’umanità dolente e introversa di Nick Drake trovano la migliore espressione artistica.

Andrea La Rovere
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