Exuvia di Caparezza: un’analisi

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C’è un qualcosa che si crea dopo l’ascolto di Exuvia, la nuova creazione del rapper Caparezza. È un sentimento oscuro, brillante, tremendamente complicato quello che colpisce l’ascoltatore.

Il percorso segnato dal cantante di Molfetta è una sfida innanzitutto personale e successivamente collettiva; con Exuvia ci ritroviamo infatti a sentire il caos interiore dell’artista, un uomo impegnato a ridare un’intellettualità alla musica italiana, non dimenticando però uno dei punti fondamentali per Caparezza: la catarsi.

Per lui scrivere musica è l’elemento purificatore, un universo in continuo mutamento ma con delle regole ben precise. E questo Caparezza lo sa. Exuvia nasce per raccontare un viaggio di nascita, trasformazione e morte, e le diciannove tracce dell’album fanno da veicolo per trasportare le idee del cantante.

L’album è un viaggio in una selva composte da parole e idee passate e presenti: se con Canthology Caparezza crea un’antologia del suo percorso artistico, con Fugadà compie il salto nel vuoto per iniziare il suo cammino.

exuvia caparezza recensione

Dopo il primo skit dell’album (Una voce) ci troviamo ad ascoltare El Sendero, traccia che conferma le abilità scrittorie di Caparezza. Il testo della canzone, nascosto dall’apparente tranquillità del ritornello, è in verità l’essenza di un’anima combattuta, un Sandro Trasportando di Rino Gaetano adattato alle tematiche del 2021.

Con Campione dei Novanta, Caparezza descrive le difficoltà incontrate durante il suo percorso artistico. Con questa traccia di Exuvia, il cantante decide finalmente di accettare i suoi fallimenti, rendendoli una volta per tutte parte della sua essenza.

La maturità artistica e umana dell’artista viene stravolta dalla traccia successiva, Contronatura, un brano tribale con il quale Caparezza si sofferma sulla violenza insita nella natura. Contro natura anche per la scelta del timbro vocale: per tutto il ritornello, quindi per quasi tutta la durata della canzone, il rapper di Molfetta si discosta dalla sua vocalità particolare per dimostrare, a se stesso e all’ascoltatore, che a volte bisogna uscire dalla propria comfort zone per crescere psicologicamente.

Eterno Paradosso, forse il brano più “filosofico” di Exuvia, racchiude l’eterno dualismo dell’essere umano. Come in Prisoner 709, anche qua Caparezza si sofferma sulle due personalità che lo compongono: come il Dottor Jekyll e Mister Hyde, come Tyler Durden e il Protagonista, anche l’artista italiano è continuamente in combattimento con le sue due personalità.

Michele e Caparezza sono in un continuo conflitto, tuttavia, come affermato da Eraclito nei suoi Frammenti, spirito guida dell’intera canzone, gli opposti non possono fare a meno l’uno dell’altro. 

“Giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame”.
Frammenti 67

Guidati dallo skit Marco e Ludo, veniamo trasportati verso la traccia numero dieci, La Scelta. Lanciata come singolo (insieme alla title-track Exuvia), la canzone è un viaggio biografico dove si ripercorrono le vite e le scelte di Ludwig Van Beethoven e di Mark Hollis. Se il primo ha dedicato la sua esistenza alla musica, il secondo si è invece ritirato appena dopo aver trovato il successo. È un brano coraggioso, dove Caparezza mette completamente a nudo le sue incertezze, il suo modo di relazionarsi con la musica (e di conseguenza la sua stessa vita). Per il rapper la scelta non sarà né da una parte né dall’altra, ma si troverà in una situazione di mezzo, una situazione dove la strada verrà tracciata proprio da lui.

Con Azzera pace si torna ad andare contro tendenza. Caparezza si diverte a rimarcare il suo stile di vita, quel suo “andare al contrario” che demolisce lo status quo moderno. Criticando film, religione e personaggi pubblici, il rapper di Molfetta sembra tornare a quel genere satirico che tanto lo ha reso famoso e apprezzato dal pubblico.

Ed è proprio il cinema a dare il titolo alla traccia dodici, Eyes Wide Shut. Come nel film di Kubrick, Caparezza capisce la necessità delle persone di indossare una maschera per esprimere le proprie recondite personalità. Il cantante viene posseduto dal fantasma pirandelliano, ritrovando così nuove sonorità, molto più spinte e decise.

La presa di posizione politica è resa evidente in Come Pripyat, dove Caparezza utilizza la fotografia della città del disastro nucleare del 1986 per criticare la staticità tossica della società italiana e, più in particolare, di quella del Sud. Nonostante le migliori intenzioni, però, come nei versi “A trent’anni da Capaci / vedi, sarà strano / ma il modello è diventato Genny Savastano” o “Il nemico sta sempre più a meridione / tu sposta il cannone / e minaccia terre in Antartide”, l’artista italiano è andato a scadere in un qualunquismo lievemente stantio, che fondamentalmente parla di tutto e non risolve niente.

Il mondo dopo Lewis Carroll cerca di descrivere la perdita della meraviglia e della spontaneità nel mondo moderno. Forse guidato anche dai cambiamenti di vita dovuti dal Covid, Caparezza, travestito da cappellaio matto, scrive incessantemente per cercare di ritrovare quelle meraviglie perdute con l’avanzare del tempo.

E il tempo diventa il protagonista di Zeit!, la traccia diciassette di Exuvia. Con un ingresso hardcore misto Miserlou di Dick Dale, Caparezza inizia un suo personale discorso rivolto al tempo, con cui ripercorre le fasi del suo percorso artistico, mettendole a nudo di fronte al protagonista principale del brano.

La Certa è forse una delle tracce più belle non solo di Exuvia, ma di tutto quanto Caparezza. Il pathos della canzone è una montagna russa, un saliscendi continuo tra strofe sostenute da basi delicate (il Ballo in Fa Diesis Minore di Branduardi) e scosse elettroniche. È un leggiadro turbinio di emozioni, che aumenta a dismisura con l’unione delle parole dell’artista italiano.

Alla fine del viaggio troviamo la title-track Exuvia, nonché il primo singolo rilasciato da Caparezza. Il titolo fa riferimento all’esoscheletro abbandonato dagli insetti che hanno compiuto la muta: questa figura retorica, per il rapper italiano, vuole simboleggiare la rinascita dell’artista, una nuova figura nata da quella vecchia. È un percorso difficile e qualcuno lo doveva pur fare. E chi se non Caparezza?

Luca Bernardini
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