Le ombre del Festival di Sanremo: l’edizione del 1989

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Martedì Primo Febbraio è partita la settantaduesima edizione del festival di Sanremo. La competizione musicale italiana per antonomasia sarà la grande protagonista, nel bene e nel male, del panorama degli spettacoli italiani di inizio anno.

Dal 1951, anno di nascita della kermesse, il Festival di Sanremo ha rappresentato in tutto e per tutto il centro nevralgico dell’istituzione della musica pop nel Belpaese: moltissime canzoni vincitrici di varie edizioni sono diventate delle icone per l’Italia (basti pensare a Volare di Domenico Modugno), altre sono invece finite nel dimenticatoio dell’arte musicale.

Ed è proprio questo enorme buco nero il protagonista di questa inchiesta: nonostante il Festival di Sanremo appaia agli occhi di tutti come un’istituzione pura e intoccabile anche questo porta con sé, con i suoi settantadue anni di età, quelle incomprensioni quelle ombre e quei misteri tipici dell’Italia del dopoguerra.

La negazione del sogno del Festival è un po’ come la distruzione del sogno americano sceneggiata da Hunter Thompson: non esistono più certezze, specialmente nel momento in cui la popolazione si rende conto che la passione e la dedizione al lavoro sono stati ampiamente superati dal sadico potere del denaro.

Con l’imminente caduta del Muro di Berlino e la conseguente “fine” della Guerra Fredda e della tutta italiana “Strategia della tensione”, il Belpaese era pronto ad abbracciare un’edizione del Festival di Sanremo in maniera molto più leggera. I problemi c’erano eccome, ma per almeno un anno la popolazione poteva tornare a respirare un’aria priva (o quasi) di terremoti politici e attentati dinamitardi.

L’edizione del 1989 ha quindi rappresentato uno spartiacque immaginario nella storia della televisione e della società italiana: ceduta la cabina di regia dell’evento ad Adriano Aragozzini, il Festival sembrava aver preso una strada totalmente diversa rispetto a quella compiuta nei precedenti trentotto anni.

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I quattro presentatori di Sanremo ’89, i cosiddetti “figli d’arte”. Da sinistra: Danny Quinn, Paola Dominguin, Rosita Celentano e Gianmarco Tognazzi.

Trasformatosi in una vera e propria macchina da spettacolo dai toni kolossal, con sempre più ospiti e sempre meno cantanti di livello, la musica del Festival di Sanremo è diventata in maniera ancor più limitata la protagonista della kermesse, al punto da risultare solamente che un ornamento di tutta l’istituzione. Nonostante questo, nulla e nessuno ha potuto fermare la prima grande onta della storia di Sanremo. Togliamo il suicidio di Luigi Tenco, le risse degli anni cinquanta e le proteste politiche del sessantotto: quello che accadde con l’edizione del 1989 apriva la strada ad un nuovo tipo di scandalo, ovvero quello delle tangenti.

I primi a dare voce a questa notizia furono i giornalisti del Corriere della Sera Mario Luzzatto Fegiz, Marco Nese e Camillo Arcuri, i quali si resero conto del passaggio che stava avvenendo proprio in quel momento. Il pettegolezzo che echeggiava tra le mura del teatro Ariston stava per diventare una realtà ben più tragica: le varie istituzioni che avevano preso in carico il caso avevano deciso di procedere con l’apertura di un’inchiesta ufficiale. L’indagine in questione riguardava due dei tre gruppi del Festival di Sanremo, le “Nuove Proposte” e gli “Emergenti”. Proprio all’interno di questi due raggruppamenti ci sarebbero state, secondo le dichiarazioni fatte da alcuni artisti (tra cui Rita Pavone), della presenza di “bustarelle” all’interno del sistema di elezione per la lista finale dei musicisti del Festival.

Dichiarate per un ammontare di 50-100 milioni di Lire, queste tangenti erano, secondo i vari teste, una trovata dello stesso Aragozzini e del Marchese Antonio Gerini (padre della Claudia attrice romana) creata a discapito di tutti quegli artisti giovani e di quelle piccole case discografiche che cercavano gloria tra i palchi e i fiori sanremesi. Questo fatto fu confermato il 9 Maggio dal cantante Pino Mauro, il quale affermò che, in cambio dei suoi diritti d’autore, il Gerini e il suo impresario Dino Vitola gli promisero il passaggio a Sanremo in qualità di ospite fuori concorso.

Tuttavia ciò che destò reale scalpore all’interno di tutta la vicenda fu l’arrivo delle primissime prove concrete: il 17 Maggio, attraverso un rapporto inviato al giudice istruttore Salvatore Sbrizzi, vengono messi a fuoco alcuni dettagli di una truffa con bersagli alcuni cantanti napoletani non specificati. Il 19 Maggio lo stesso Corriere della Sera ha informato, attraverso un articolo, della presenza di bobine registrate che andavano a confermare quanto detto prima.

Dei nomi collegati con la camorra e con lo spaccio di droga dell’asse Italia-Spagna (tra cui il faccendiere Mario Veneroso) sarebbero fortemente intrecciati con il caso delle tangenti sanremesi. A tal proposito aiuta la dichiarazione dello stesso articolista, il quale aiuta a confermare tutto il fatto: “in molti avrebbero tentato di manovrare la scelta dei concorrenti, avrebbero promesso un’apparizione televisiva in cambio di tangenti e percentuali sui proventi dei dischi”.

Questo particolare caso di tangenti, che sarebbe poi definitivamente esplosa con Tangentopoli pochi anni più tardi, è solamente una delle tante macchie che hanno colpito Sanremo e l’Italia. Anzi, si può addirittura affermare che mai come in questi casi, il festival della canzone sia, a tutti gli effetti, lo specchio di quella parte di società italiana tanto parodiata e citata in giro per il mondo.

Dopo centinaia di indagini e migliaia di fogli inquisitori sparsi sul tavolo di giustizia anche questo caso del Festival di Sanremo del 1989 si è trasformato in una commedia all’italiana: infiniti raggiri, ancor più infiniti collegamenti tra i vari attori e il caos più totale dalla cabina di regia.

Nonostante questo il Festival continua ad andare avanti, imperterrito a raggiungere il suo fine, che è peraltro lo stesso da 72 anni: far vivere agli italiani apparenti giorni paradisiaci, quando in realtà nelle viscere della terra si nascondono i demoni più pericolosi di tutti. Come affermò Vittorio Salvetti: “Ogni anno dite che è morto, ma eccolo qui, vivo e vegeto, dopo aver seppellito tutti gli altri”. Offrite il vostro cuore.

Fonti:

  • Corriere della Sera, 8/5/1989
  • Corriere della Sera, 9/5/1989
  • Corriere della Sera, 17/5/1989
  • Corriere della Sera, 19/5/1989
  • Corriere della Sera, 25/5/1989
  • Corriere della Sera, 13/6/1989
  • Marcello Giannotti, L’Enciclopedia di Sanremo. 55 anni di storia del Festival di Sanremo, Gremese Editore, Roma, 2005
  • Romano Lupi, Riccardo Mandelli, Il libro nero del Festival di Sanremo, Odoya, Perugia, 2016
Luca Bernardini
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