Tonic Immobility dei Tomahawk – Recensione

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Con il loro ventesimo anniversario, la formidabile band americana torna sulle scene con il loro quinto album in studio Tonic Immobility, sotto l’etichetta Ipepac Recording di base in California. Dopo il lungo periodo di stop, come scongelati da un sonno infinito, i Tomahawk, si buttano nella mischia con questa nuova creatura, che è il riassunto di tutto quello fatto in questi anni. I chiari riferimenti al passato si incontrano con nuovi territori inesplorati. Per un risultato carico di adrenalina.

Il progetto si forma nel 2000 negli Stati Uniti, da un idea di Mike Patton carismatico leader dei Faith No More e Fantômas. Il nucleo raccoglie tutta la cultura visionaria, fino a toccare paesaggi psichedelici a tinte alternative rock. Il chitarrista Duane Denison ex Jesus Lizard, lancia un segnale parlando del disco e si sofferma sull’immobilità tonica, intesa come qualcosa che sentiamo nell’aria. Durante questo anno così difficile, ci troviamo impotenti davanti a una situazione non facile e in questo album si riflette la fuga da questa realtà negativa, con buone speranze racchiuse nel rock per stare più sereni.

Nel primo singolo “Business Casual” si cavalca un’onda delirante, su una linea di basso ipnotica dove si apre la voce graffiante di Mike, dal gran gusto personale. Il titolo del brano è uno sguardo distorto sulla vita lavorativa in America, priva di emozione e ripetitiva come se fossimo delle macchine senza sentimenti. Infine la sonorità della composizione è acida, il vero marchio di fabbrica della band. Nel secondo singolo invece uscito poche settimane fa, dal titolo grottesco “Dog Eat Dog” (omonimo al disco di Pino Scotto…) si scopre subito una chitarra martellante, con un cambio di falsetto suggestivo e fischietti surreali che rendono la struttura incredibile, il tiro ci porta a qualcosa stile Iggy Pop però molto più sporco.

Proseguendo nella scaletta di Tonic Immobility, l’apertura misteriosa di “SHHH” inizia il suo percorso con un sussurro, per poi esplodere in urla di dolore con pause improvvise. La batteria aggressiva si agita a dovere sui vari cambi malati al suo interno. Segue “Valentine Shine” e il suo muro dissonante, che si incastra con i riff spediti di un tappeto violento e fuori dal normale, i cambi di tonalità sulla voce sono una perla da non perdere.

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“Predators and Scavengers” si avventa su riff irregolari, dal tiro punk rock. Il ritornello maniacale è basato sull’attenta visione di animali e creature diverse, sullo sfondo di una natura deformata. Nella successiva “Doomsday Fatigue” si combina un’atmosfera western con un paesaggio sonoro mistico per un incantevole sogno a occhi aperti, il cambio rilassante del ritornello riporta ai vecchi lavori di questo gruppo di pazzi scatenati. “Tattoo Zero” è una suite calda e preziosa, con un godibile sentore oscuro. Mentre “Fatback” vola su ali pesanti e magnetiche, di vibrazioni che scuotono il sottosuolo.

Dopo la leggerezza di “Howlie” che manca purtroppo di mordente e i rumori di fondo quasi inquietanti di “Eureka”, ci soffermiamo sulla stupenda ballata “Sidewinder” dove la dolcezza, ti entra nel cuore in un dolce ricordo, per poi ribellarsi – come alla visione in esso di qualcosa di sbagliato. Infine “Recoil” è una traccia semplice, dal mood reggae soprattutto nella parte vocale e le chitarre funk completano l’opera.

All’interno di questo nuovo e importante album viene racchiuso tutto il mondo di ogni musicista che ne fa parte, ognuno con le sue diverse sonorità ma orientati verso lo stesso obiettivo. Nel posto speciale dei Tomahawk ogni volta si crea sempre qualcosa di magico e irripetibile, e Tonic Immobility è un invito a rendere la propria vita un luogo sicuro dove realizzare ciò che si desidera ardentemente.

Voto: 7

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