Plagio e Sanremo: protezione del diritto d’autore o moda?

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Plagio e Sanremo sono due temi che vanno a braccetto. In questo articolo andremo a vedere tutto ciò che riguarda il diritto d’autore accostato alla kermesse musicale.

Il Festival di Sanremo 2021 è alle porte e, come consuetudine, sono alle porte tutte le polemiche che,
talvolta si limitano a meri chiacchiericci, altre volte in vere e proprie accuse. In quest’ultima categoria rientrano i casi di palgio che, in diverse edizioni della kermesse, sono diventati ospiti indesiderati della settimana sanremese, generando situazioni spiacevoli e dir poco imbarazzanti.

Ad oggi, si contano all’incirca 200 casi di plagio che hanno interessato la competizione musicale più famosa d’Italia. Da Domenico Modugno con Nel blu dipinto di blu, accusato nel 1958 da Antonio De Marco di aver copiato la sua Il Castello dei sogni, fino ad arrivare a Sanremo 2004, quando L’Uomo volante di Marco Masini fu ritenuta eccessivamente somigliante a E ritorno da te di Laura Pausini, il Festival di Sanremo ha imparato che l’ombra del plagio è sempre in agguato. Ma andiamo per gradi.

Sappiamo che il diritto d’autore è protetto con specifiche sanzioni civili, amministrative pecuniarie e penali a carico di chi ponga in essere comportamenti lesivi. Le fattispecie a cui facciamo riferimento in merito alla violazione del diritto d’autore sono due: il plagio e la pirateria. Spesso si fa molta confusione tra i due illeciti, in quanto vi è un accostamento tra di essi; ma non sono la stessa cosa: mentre il plagio indica l’azione di chi si appropria di un’opera altrui o di una sua parte o elaborazione, dichiarandosi autore della stessa, usurpandone così la paternità; con la pirateria (o
contraffazione) si ha uno sfruttamento economico dell’opera, senza il necessario consenso dell’autore.

Si evince come il plagio va a ledere il diritto morale dell’autore – in quanto il prodotto da lui creato è un bene personale, strettamente legata alla sua creazione personale – mentre la pirateria è lesiva del diritto di utilizzazione economica – sotto questo aspetto l’opera autoriale è vista come un bene patrimoniale, in quanto esso può essere riprodotto ed utilizzabile economicamente.

In questa sede ci interessa trattare il fenomeno di plagio e Sanremo. Ma, prima di addentrarci nell’accurata analisi, è necessario fare un’ulteriore puntualizzazione. Giuridicamente non vi è una definizione unitaria del plagio, infatti la legge sul diritto d’autore (Legge n. 633/1941) si limita a prevedere e punire alcuni comportamenti riconducibili alla definizione di plagio.

Ma c’è di più, il legislatore ha creato un’apposita figura giuridica: il cd. plagio-contraffazione. La legge 633/1941 prevede che il titolare di uno dei diritti di utilizzazione economica dell’opera (art. 156 l.d.a.) e il titolare del diritto morale – se questi è eventualmente diverso dal primo – (art. 168 l.d.a.), che hanno ragione di temere la violazione del proprio diritto, possono adire l’autorità giudiziaria competente al fine di chiedere l’accertamento della titolarità del diritto e l’inibizione della violazione temuta o in atto; in quest’ultimo caso possono chiedere l’applicazione di sanzioni quali la rimozione o la distruzione del materiale incriminato, lesivo del diritto patrimoniale o morale, oltre alla richiesta del diritto del risarcimento dei danni subiti (art. 158 l.d.a.).

Plagio e Sanremo: protezione del diritto d'autore o moda?
Plagio e Sanremo: protezione del diritto d’autore o moda?

Detto ciò, vediamo in cosa consiste la fattispecie del plagio.

Nel corso degli anni, il settore musicale è stato ed è frequentemente oggetto di attenzione da parte dei giuristi. Essendo, il diritto morale dell’autore, inviolabile (dura per tutta la vita), esiste un diritto inviolabile alla paternità dell’opera e alla sua integrità, che permane all’infinito anche dopo la morte dell’autore. E’ un diritto intangibile che, con la configurazione del plagio, si lede. Si comprende così come il plagio intervenga in maniera lesiva su un diritto naturale fondamentale, non soggetto a decadimento.

L’usurpazione della paternità dell’opera è grave in quanto non si tratta di un furto economico – che, per quanto possa essere grave è comunque lesivo di un diritto soggetto a decadimento, nello specifico del diritto d’autore decade dopo settant’anni dalla morte del titolare – ma si tratta di un furto d’identità, in quanto incide sulla parte creativa e personale dell’uomo, della sua anima. Si tratta di un vero e proprio reato (va da sé come ogni accusa che viene smossa, spesso e volentieri anche durante l’affascinante kermesse del litorale ligure, sia molto grave se non comprovata concretamente).

Il plagio può realizzarsi in varie modalità, la forma più semplice è quella che avviene mediante la riproduzione dell’opera o di una parte di essa: sia dell’opera già pubblicata – ad esempio spacciandola per propria, appropriandosi della paternità spettante ad altri – sia dell’opera inedita, mediante l’esercizio abusivi del diritto di prima pubblicazione.

Da qui si comprende come il recente caso di plagio e Sanremo del 2018, che ha visto coinvolti Ermal Meta e Fabrizio Moro con la loro Non mi avete fatto niente (poi vincitrice dell’edizione), accusati di aver “plagiato” il brano Silenzio, presentato a Sanremo Giovani 2016 da Ambra Calvani e Gabriele De Pascali, non aveva ragion d’esistere in quanto entrambi i brani erano stati firmati da Andrea Febo. Insomma, Febo si sarebbe dovuto far causa da solo. Singolare, non trovate?

Plagio e Sanremo: protezione del diritto d'autore o moda?
Plagio e Sanremo: protezione del diritto d’autore o moda?
Tuttavia, ciò che da sempre genera notevoli problemi è la definizione dei criteri generali per identificare un caso di plagio. Non esistono, infatti, regole precise che indichino la soglia di riconoscibilità di una composizione musicale plagiata, in questo senso è necessario valutare caso per caso.

Non è sufficiente che un certo numero di battute siano uguali o simili per dire che un brano sia stato plagiato. Sicuramente la componente per eccellenza che distingue una composizione musicale è la linea melodica, soprattutto per quel che riguarda la musica leggera; tuttavia, non basta e non può bastare questa a determinare se vi sia o meno il plagio, per riconoscere quest’ultimo è necessario valutare altre componenti che vi sono nella canzone: i rivestimenti timbrici, il sound, gli accordi armonici, il groove, e quant’altro, di cui la melodia è partecipe.

La prassi giuridica, davanti a taluni casi di plagio, si è divisa: alcuni giudici hanno ritenuto che fosse sufficiente il semplice ascolto comparato dei due brani; altri, invece, hanno ritenuto che fosse necessario uno studio più approfondito, andando ad analizzare soprattutto l’aspetto creativo ed originale che sorge tra l’autore e la sua opera.

Secondo quest’ultima opinione, che risulta più concreta, il giudizio si gioca tutto sul presupposto dell’ “originalità” della composizione musicale, che ha preceduto la copia. Per compiere un’analisi accurata di questo tipo sono chiamati consulenti tecnici (come dimenticare quando il Giudice del Tribunale di Milano, chiamato a giudicare sulla controversia tra Albano e Michael Jackson, avente ad oggetto l’accusa mossa dal primo nei confronti del secondo per un presunto plagio avvenuto nella stesura del brano Will you be there nei confronti del brano I cigni di Bakala, nominò come consulente tecnico niente di meno che Ennio Morricone).

Quando il plagio è evidente, ovverosia quando non vi è necessità di un perito musicale per giudicare se vi è una somiglianza tra due brani musicali (una vera e propria rarità) nulla da dire; i problemi iniziano ad emergere quando vi sono semplici affinità tra i due brani, è qui che si gioca la partita retorica e persuasiva nelle sedi giudiziarie. In ogni caso, è evidente come sia alquanto difficoltoso valutare quando il fenomeno del plagio si perfezioni. Difficoltà che hanno fatto desistere molti autori a compiere il passo in avanti e portare la polemica, consumata in salotti televisivi, nelle aule di un Tribunale.

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Plagio e Sanremo: Jalisse vs Roxette

Prendiamo ad esempio il caso di Fiumi di parole, brano dei Jalisse presentato a Sanremo 1997. All’epoca le accuse e le polemiche di un presunto plagio nei confronti del brano Listen to your heart dei Roxette, furono incessanti e ripetute. Programmi, quotidiani e settimanali montavano la polemica. Il duo italiano presentò il brano, vincitore del Festival, anche all’Eurovision Song Contest nel 1997, raggiungendo una visibilità importante.

Tuttavia, seppur all’orecchio di molti il ritornello di Fiumi di parole ricordava quello di Listen to your heart, il duo pop-rock svedese non ha mai agito giudizialmente. Probabilmente nemmeno ha mai pensato di farlo. Però si sa, Sanremo è anche suggestione: i Jalisse e i Roxette, entrambi i gruppi formati da un duo, con un brano pop somigliante… la polemica era servita sul piatto d’argento! Ma alla fine dei conti, quel che resta è solo una polemica senza spunti interessanti o di rilievo.

L’individuazione dei casi di plagio è risultata ancor più complessa con il mutamento della popular music dovuta alle innovazioni tecnologiche.

La composizione musicale, le modalità di fare musica, sono cambiate. La melodia non è più il tratto distintivo della personalità della canzone, essa va rapportata con tanti altri elementi che, con la tecnologia, si sono ampliati (basti pensare ai cd. remix). Gli arrangiamenti poi possono mascherare quasi totalmente quella che è la melodia, facendo sembrare un brano musicale copiato diverso dall’originale.

La creatività compositiva è mutata, siamo nel periodo della produzione industriale. In quest’ambito il plagio è sempre in agguato e, per evitare il più possibile questo fenomeno, è richiesta competenza del mestiere e avere memoria dei repertori e degli stili musicali. In questo contesto, non è semplice capire quando si è davanti ad un caso di plagio o quando un brano è semplicemente stato ispirato da un altro.

Il lavoro non è semplice, quando si è davanti a un giudizio del plagio musicale, l’analisi istruttoria deve essere peculiare e coloro che la compiono, oltre ad avere una conoscenza approfondita di quelli che sono i mutamenti musicali, dovrebbero conoscere anche gli strumenti tecnologici che hanno contribuito negli anni a cambiare il suono. Inoltre, occorre far presente come le note musicali, che compongono accordi e giri armonici, dall’inizio dei secoli sono sette. Quindi, la creatività dell’autore non potrà discostarsi da questo dato oggettivo.

Plagio e Sanremo: protezione del diritto d'autore o moda?
Plagio e Sanremo: protezione del diritto d’autore o moda?

Da quanto detto, rileva come, spesso, le accuse di plagio si rivelano futili e improbabili.

Soprattutto se mosse in un contesto, come quello sanremese, dove la ricerca del clamore mediatico appare più importante della difesa del diritto d’autore, ammesso che questo risulti meritevole di tutela. Il terreno è scivoloso, non può esservi approssimazione o semplificazione. Soprattutto nell’era digitale, dove tutto e niente sembra originale e creativo, muovere accuse di plagio può generare sentimenti contraddittori e poco reali nelle masse che non conoscono le dinamiche che si celano dietro il giudizio prognostico del plagio stesso.

Pertanto, quando sentite presunte polemiche di plagio legate al Festival, prendete il tutto con le dovute cautele. Perché la storia ci ha insegnato che l’accusa di plagio e Sanremo, il più delle volte,
non si tratta di una polemica volta a denunciare una reale violazione del diritto d’autore, ma di un tubino nero che sta sempre bene e non passa mai di moda.

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