L’Incredibile Storia dell’Isola delle Rose, il sogno d’indipendenza nel solco del Sessantotto

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Sidney Sibilia dirige uno straordinario Elio Germano ne L’Incredibile Storia dell’Isola delle Rose. L’ultimo film Netflix racconta il sogno utopico di un ingegnere che aveva creato una micronazione nell’Adriatico

Ne L’Incredibile Storia delle Rose, Sidney Sibilia torna ad essere il paladino dei visionari e ribelli, di coloro che cercano rifugio da leggi personali, di quella parte di popolazione spesso lasciata al proprio destino. Ma questa volta lo fa raccontando una sorta di esperimento sociale, una storia romantica di libertà e voglia di indipendenza. Un sogno utopico spezzato da uno Stato narcisista, centralizzatore e democristiano fino al midollo.

E’ il Sessantotto, l’anno della contestazione studentesca e della rivoluzione culturale. È uno scontro tra le vecchie e le nuove generazioni, tra due modi di vivere e pensare il mondo. I giovani diventano un fronte unico contro la visione degli adulti, di cui non riconoscono l’autorità. Coniano lo slogan don’t trust anybody over 30 – non fidarti di chi ha più di 30 anni – e vogliono costruire un mondo diverso e moderno: propugnano il pacifismo e l’uguaglianza, difendono le minoranze e contestano la società dei consumi di cui sono figli.

l'incredibile storia dell'isola delle rose poster

In questo contesto incontriamo Giorgio Rosa (Elio Germano), un giovane ingegnere, idealista e sognatore. Uno di quelli che progetta la propria auto e la guida senza patente, che si oppone con forza ad una burocrazia italiana draconiana, che argina le barriera dei regolamenti costruendo un rifugio privato in acque neutre, al largo della costa di Rimini. L’idea stravagante di un paese indipendente prende definitivamente forma il 1° maggio di quello stesso anno.

Un’idea sostenuta e incoraggiata dall’amico fraterno Maurizio Orlandini (Leonardo Lidi), dal promotore del club Neumann (Tom Wlaschiha), dal saldatore Pietro (Alberto Astorri) e dalla giovanissima barista rimasta incinta Franca (Violetta Zironi). A subire l’estro bizzarro di Giorgio è la compagna Gabriella (Matilda De Angelis), che cerca invano di mettere un freno al ragazzo, prima di essere risucchiata anche lei nel vortice dell’entusiasmo sessantottino.

I ragazzi riescono a realizzare il loro sogno di indipendenza, senza però fare i conti con la politica e il Vaticano.

La vicenda dei ragazzi si scontra con un robusto profilo giuridico-istituzionale, dove il politico democristiano Franco Restivo (Fabrizio Bentivoglio) e il Presidente della Repubblica Giovanni Leone (Luca Zingaretti) lavorano per fare terra bruciata intorno all’Isola delle Rose che, in pochissimo tempo, oltre a diventare un simbolo giovanile, si trasforma presto in un caso internazionale e in un serio problema politico.

Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose – così com’era stata chiamata in origine – è un luogo realmente esistito. Una piattaforma costruita fuori dalle acque internazionali italiane. Nonostante il grande clamore che ne scaturì, lo stato non venne mai riconosciuto da nessuna nazione. Il sogno di Giorgio Rosa crollò definitivamente nel febbraio del 1969, quando l’isola venne abbattuta dalla marina militare italiana, che piazzò delle cariche esplosive sulle basi d’appoggio, facendola affondare in mare.

L’Incredibile Storia dell’Isola delle Rose è un film fresco, che scorre anche e soprattutto grazie ad un cast di alto livello.

Elio Germano ha saputo catturare la scena ed immergersi totalmente nei panni dell’ingegner Giorgio Rosa, magistrale nell’adottare un accento romagnolo, senza mai calcare la mano. Menzione a parte va fatta a Matilde De Angelis, che si conferma superba interprete di respiro internazionale, sicuramente tra le migliori che abbiamo in Italia.

Seppure nella sua semplicità, il lavoro di Sibilia ha il merito di catturare l’attenzione dello spettatore dall’inizio alla fine, senza mai risultare eccessivo o stucchevole, nonostante una durata di quasi 120 minuti.

Il merito è anche di una fotografia deliziosa e ben curata, meraviglioso l’uso dei colori e quel leggero filtro seppia che si adatta in maniera esemplare al periodo storico in cui è ambientata la storia. Anche la scenografia, con la riproduzione degli interni e degli esterni dell’epoca, restituisce quella nostalgia rivoluzionaria degli anni Sessanta. Azzeccata è anche la colonna sonora che richiama i sogni di una generazione e permea gran parte delle scene del film.

Se dobbiamo trovare un difetto a L’Incredibile Storia dell’Isola delle Rose, forse è proprio nella sua narrazione a tratti un po’ troppo spoglia. Rispetto alla storia reale, il regista e la sceneggiatrice Francesca Minieri posticipano le vicende di dieci anni. Infatti, la costruzione della piattaforma è partita nel 1958, mentre nel film ci troviamo nel pieno della contestazione del 1968, facendo convergere l’ambizione del progetto di Rosa con la rivolta studentesca e la voglia di libertà nella sua concezione più edonistica.

La politica dell’epoca viene raccontata in maniera caricaturale, narrata come una macchietta, incapace di interfacciarsi con la realtà e le necessità dei giovani dell’epoca. Una classe disinibita e menefreghista, in grado di vedere solo ed esclusivamente gli interessi personali, ignorando i reali bisogni dei cittadini e bombardando i sogni delle nuove generazioni.
L'Incredibile Storia dell'Isola delle Rose, il sogno d'indipendenza nel solco del Sessantotto 3
Fabrizio Bentivoglio e Luca Zingaretti in una scena da L’Incredibile Storia dell’Isola delle Rose

D’altronde è stato anche questo il Sessantotto: un anno dalla doppia eredità e dalla doppia morale.

La messa in crisi del sapere accademico, non è riuscita a coinvolgere la nascita di una nuova cultura, in grado di rispondere agli interrogativi del nostro tempo. Resta così campo libero per la comunicazione di massa, capace di raggiungere grandi numeri di persone, ma portatrice spesso di messaggi effimeri.

Per concludere, L’Incredibile Storia dell’Isola delle Rose è un buon film, certamente non classificabile tra i migliori del 2020, ma piacevole nella sua interezza.

Isabella Insolia
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