I cieli di Alice, recensione

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I Cieli di Alice (Skies of Lebanon), di Chloé Mazlo, interpretato da Alba Rohrwacher e Wajdi Mouawad. E’ uscito al cinema il 15 febbraio 2022

I cieli di Alice racconta la storia di Alice (Alba Rohrwacher), che negli anni ’50, in pieno dopoguerra, parte dal suo paese di origine, la Svizzera, dopo aver accettato una proposta di trasferirsi in Libano per lavorare come ragazza alla pari presso una famiglia di Beirut. Qui incontra Joseph (Wajdi Mouawad), scienziato con l’aspirazione di costruire un razzo e di mandare il primo libanese sulla luna. I due si innamorano ed iniziano la loro vita insieme, presto deteriorata dallo scoppio della crisi libanese e della successiva guerra civile, che allontana i due protagonisti, portandoli ad affrontare scelte difficili e drammatiche.

I Cieli di Alice è fortemente incentrato sulle scelte. Alice, legata alla sua famiglia ed al suo paese natale da radici profonde, sceglie di emanciparsi tagliando (letteralmente, come mostrato in una scena del film) queste radici, dopo aver scelto di partire per il Libano rifiutando proposte da paesi più vicini. Una scelta di indipendenza che, però, la porterà ad essere sola in un paese che non conosce davvero, circondata da una famiglia, quella del marito, che parla una lingua diversa e non sembra darle il valore che merita. Alice dovrà poi fare i conti con la scelta della figlia, che decide di seguire il fidanzato lontano da Beirut: questo esacerberà la solitudine di Alice, e la farà riflettere forse davvero per la prima volta sulla portata delle sue decisioni passate. In questo senso, il film ben sottolinea come le persone non si siano mai veramente indipendenti: il rapporto di Alice con Joseph, e la scena finale del ricongiungimento tra i due, ne è la conferma.

I cieli di Alice, recensione 1

Clohè Mazlo (qui al debutto in regia) dirige un film completo, supportata da una sceneggiatura (scritta dalla stessa Mazlo insieme a Yacine Badday) che dimostra avere un’interessante storia da raccontare. Il film è girato senza errori, con alcune scelte registiche che si rivelano azzeccate: la scena iniziale di Alice che, nella sua casa in Svizzera, riceve la lettera da Beirut e decide di partire è girata in stop motion con l’utilizzo di pupazzi (quasi a simboleggiare che la vera Alice, lì in Svizzera, doveva ancora realmente venire alla luce). Quando Alice arriva per la prima volta a Beirut, le scene di esterni sono girate utilizzando i fondali, dando così l’impressione che la nostra sia stata catapultata in una realtà in cui è impossibile integrarsi, se non gradualmente.

La scelta di Mazlo è quella di puntare ad un film che appaia come una pièce teatrale: la macchina da presa è quasi sempre ferma ne I Cieli di Alice, gli attori sono perfettamente in sintonia, coordinati, ed immersi nei vari interni che fanno da contorno. Un sapiente uso della musica e dei colori (i vestiti utilizzati dai due protagonisti hanno tinte pastello, mentre la famiglia di Joseph si veste con colori mediamente più accesi) contribuisce ad aumentare quest’armonia.

i cieli di alice recensione

La messa in scena ricorda il cinema di Wes Anderson e Jean-Pierre Jeunet in Amèlie, me rimane originale e ne prende di fatto le distanze. Sullo sfondo di I cieli di Alice si staglia la guerra, i bombardamenti, e le drammatiche separazioni famigliari. Le atmosfere allegre della prima parte del film, che richiamano la cultura viva e colorata di una Beirut fiduciosa del futuro, vengono presto sostituite da atmosfere più cupe e melanconiche di una famiglia colpita dal dramma della guerra. Guerra come elemento imprevedibile che traccia un solco indelebile nella vita dei personaggi: se dopo lo scoppio della guerra Beirut non sarà più come prima, lo stesso vale per i nostri protagonisti, il cui rapporto comincia a sgretolarsi proprio nel momento in cui inizia il confitto, e a causa di esso.

In conclusione, I cieli di Alice è un film sorprendente se si pensa che si tratta di un debutto alla regia. Si dimostra alle volte un po’ claustrofobico (le scene all’esterno sono rare) e statico, ma nel complesso funziona e convince. Aspettiamo con ansia i prossimi lavori di Chloé Mazlo.

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