“Vulnerabile Bellezza”: il documentario sul sisma che colpì il centro-Italia nel 2016 vince il Globo d’Oro

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La vulnerabilità della bellezza , o Vulnerabile Bellezza, è il titolo di un documentario sulla situazione post-sisma che nel 2016 colpì alcune zone dell’Italia centrale. Alla sessantesima edizione del Premio Globo d’Oro, riconoscimento assegnato annualmente da una giuria di corrispondenti dell’Associazione Stampa Estera in Italia, la testimonianza filmata dal regista Manuele Mandolesi ha trionfato come “Miglior documentario”.

Prodotto dall’associazione Respiro Produzioni, La vulnerabilità della bellezza è un progetto che nasce con l’intento di raccontare non tanto l’esperienza del sisma stesso quanto le conseguenze su alcuni scorci di popolazione colpita da questo traumatico evento. Intorno alla fine del 2016 una serie di scosse di terremoto colpì diverse località comprese tra Marche, Umbria e Lazio e distrusse interi comuni, lasciando centinaia di persone senza le loro abitazioni.

Originario di una delle regioni colpite, – le Marche – Manuele Mandolesi, regista autore del progetto, esplora nello specifico la ruralità di Ussita, comune di 402 abitanti all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Nel progetto da lui fondato vengono esplorati tre spaccati diversi di vita: tre storie differenti con personaggi diversi, di cui uno, Vulnerabile bellezza, era già vincitore del Premio Popoli come miglior film italiano al Festival dei Popoli 2019.

la vulnerabilità della bellezza recensione mandolesi

Per un anno ha seguito la vita di una giovane famiglia locale: quella di Michela e Stefano e dei loro bambini Emma e Diego.

Vulnerabile bellezza è suddiviso in quattro parti: estate, autunno, inverno e primavera. Ognuna di queste sezioni è introdotta dalla voce narrante di mamma Michela che racconta, pezzo per pezzo, la fiaba del soldatino di piombo che torna dalla sua amata ballerina.

Alcuni pezzi di telefonate registrate al momento del sisma aprono il documentario, riportando alla mente gli istanti più angoscianti dell’intera vicenda. Da questo momento in poi a monopolizzare le scene è una ruralità senza filtri, scenario di vita della quotidianità di una famiglia di Ussita. Michela e Stefano, allevatori, hanno perso a causa del terremoto la loro casa e la loro fattoria e mostrano alle telecamere la delicatezza del percorso che li porterà a ricostruire quanto portato via dal sisma.

la vulnerabilità della bellezza recensione mandolesi

Con una discrezione unica, Mandolesi lascia immergere lo spettatore nell’unione di una famiglia che ritrova la gioia delle piccole abitudini quotidiane.

Dai giochi estivi dei bambini al loro primo giorno di scuola, dai pranzi in famiglia al pascolo delle vacche. In Vulnerabile bellezza l’unione familiare si propone come farmaco lenitivo contro la paura e l’incertezza che il post-terremoto aveva instillato nella popolazione. La vita e le abitudini montane hanno un ritmo totalmente opposto alla frenesia nevrotica tipica delle grandi città e, in un’atmosfera così pacifica, il tempo per godere a pieno delle piccole cose è molto più valorizzato. Lo scopo dell’autore è anche questo: portarci a riflettere su quanto di ciò abbiamo rischiato di perdere, su quanto di bello, di bellezza, per l’appunto così fragile e vulnerabile, tralasciamo ogni giorno durante le nostre frenetiche esistenze.

Manuele Mandolesi commenta così la sua vittoria per La Vulnerabilità della Bellezza:

“Vincere il Globo d’Oro è una soddisfazione immensa, non solo per l’importanza che riveste nel panorama cinematografico italiano, ma soprattutto perché mi permette di mantenere una promessa che avevo fatto a me stesso e alle popolazioni colpite dal sisma 2016: continuare a far parlare negli anni delle difficoltà che le persone di quel territorio stanno tutt’oggi vivendo, anche quando l’attenzione mediatica sarebbe calata notevolmente. Il premio mi gratifica anche a livello registico e produttivo perché in nomination con me c’erano Enrico Cerasuolo e Franco Maresco, grandi nomi della regia italiana. Siamo riusciti a produrre il film soltanto grazie all’aiuto di aziende e privati che hanno creduto nel progetto sin da subito. E anche grazie a tanta determinazione poiché era un progetto che volevo fortemente.”

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