The Rescue, recensione

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Ci sono storie che non possono non essere raccontate. Sono talmente incredibili e piene di significato che no, non è mai il caso di tenerle da parte e lasciare che si perdano con il tempo. La storia raccontata in The Rescue è proprio una di queste: se avete visto questo docu-film, sapete di che parlo. Se ancora non l’avete visto, fatelo il prima possibile, perché vi state perdendo un’opera straordinaria.

La vicenda

The Rescue, recensione 1

Prodotto e diretto da Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi (già registi di Free Solo, 2018), The Rescue è un docu-film che narra dell’incidente accaduto nel 2018 nelle grotte di Tham Luang, nel nord della Tailandia, dove nel pomeriggio del 23 giugno un gruppo di dodici ragazzi tra gli 11 ed i 17 anni, membri di una squadra di calcio locale, rimasero bloccati insieme al loro allenatore a causa di un improvviso monsone abbattutosi sulla località.

Le violenti ed impreviste piogge riempirono velocemente la grotta e le varie insenature interne di acqua, costringendo i ragazzi ad addentrarsi nel complesso sistema di grotte, lungo oltre 10 chilometri e costituito da profondi meandri e stretti passaggi che dividono e collegano diverse grotte più o meno ampie, chiamate “camere”. Proprio in una di queste, a circa 4 chilometri di distanza dall’entrata principale, il gruppo di ragazzi riuscì a mettersi al sicuro dai torrenti d’acqua, senza tuttavia sapere come poter uscire né, soprattutto, come qualcuno avrebbe potuto tirarli fuori da lì.

Allertati dai genitori di alcuni dei ragazzi, che non vedendoli rincasare si erano recati alla grotta trovando le biciclette dei figli vicino l’entrata, i soccorsi si mossero celermente e presto si capì che l’unica possibilità di salvare i ragazzi era quella di affidarsi ad un gruppo di subacquei (per lo più inglesi) esperti di immersioni nelle grotte. Dopo vari tentativi, a due settimane dal drammatico incidente i subacquei riuscirono ad estrarre vivi tutti i dodici ragazzini ed il loro allenatore.

Il film – The Rescue

The Rescue, recensione 2

Nel raccontare l’incidente e le operazioni di soccorso nei minimi dettagli, ma senza mai risultare pesante o noioso (del resto, la natura della vicenda aiuta), The Rescue si incentra per lo più sul dare voce ai subacquei, i veri attori non protagonisti di questa storia. Come già accaduto in Free Solo, meraviglioso docu-film in cui Chin e Vasarhelyi portano sullo schermo la vita di Alex Honnold e la preparazione per la straordinaria scalata della cima El Capitan (montagna nel parco di Yosemite) a mani nude e senza corde, i registi utilizzano materiale, scene, ed interviste esclusive per avvicinare gli spettatori e raccontare loro il coinvolgimento fisico ed emotivo dei subacquei soccorritori, nonché della loro straordinaria forza di volontà.

Ciò che più colpisce di The Rescue è infatti l’estrema umiltà e professionalità messa in campo dai subacquei, che mai nella loro vita si sarebbero potuti aspettare di salvare così tante vite umane solamente grazie al loro hobby. Come in Free Solo, uno dei momenti più emozionanti di The Rescue è infatti sentire parlare i subacquei dei motivi che li spingono ad amare la loro attività.

Se Alex Honnold trova la propria pace scalando le montagne, e farlo a mani nude e senza corda diventa massima espressione di libertà ed euforia, i subacquei si dimostrano persone altrettanto riservate, che trovano la loro felicità nell’indossare l’attrezzatura ed immergersi a centinaia di metri di profondità, per vedere grotte inesplorate e scendere fin dove nessuno è mai stato, lontano da chiunque e da qualunque fonte di preoccupazione. Persone che non hanno esitato un secondo quando è stato chiesto loro di aiutare dei giovani in difficoltà dall’altra parte del mondo.

Da non perdere

The Rescue, recensione 3

A livello tecnico, i registi si dimostrano all’altezza del lavoro fatto in Free Solo, con la principale differenza che in The Rescue il loro lavoro si è incentrato più sul ritrovamento del materiale, sulla produzione delle interviste e sul montaggio. Alcune scene del salvataggio sono state girate successivamente all’incidente dagli stessi protagonisti, ma non fanno trapelare una mancanza di autenticità e non incidono sulla qualità del prodotto.

Il vero punto di forza del film è la capacità di coinvolgere emotivamente e psicologicamente lo spettatore per tutta la sua durata: è un film che ti tiene incollato allo schermo fino alla fine, nonostante si guardi sapendo già come va a finire. Se vi è piaciuto Free Solo non perdetevi The Rescue, non vi deluderà.

The Rescue, recensione 4
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