Intervista a Daniele Follero: Libri, Scuola secondaria e Leprosy dei Death

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Oggi non porto un episodio di una rubrica in particolare, ma voglio farvi conoscere il personaggio di Daniele Follero.

Scrittore, giornalista, metallaro, ma soprattutto insegnante (è stato il mio professore di musica alle medie) mi ha subito impressionato e colpito per il suo modo di fare alternativo e fuori dagli schemi e negli anni si è rivelata persona di grande cultura musicale e figura di riferimento. Se ancora credo nella musica in Italia, è anche grazie a lui. Buona lettura!

Parlaci un po’ di te Daniele, passato, presente e futuro, tra libri e musica. 

Possiamo dire che la musica sia stata il filo conduttore della mia vita. La passione per l’ascolto nasce in giovane età quando, grazie al giradischi di mio padre, ho fatto partire un Greatest Hits dei Beatles. A 17/18 anni inizio a scrivere di musica e il mio arrivo a Bologna nel ‘97, coincidente con l’esplosione delle webzine, è stato terreno fertile per me che avevo un sacco di idee. Ho scritto 3 libri*, tra cui la prima biografia dei Kiss in italiano per Odoya, collaboro con Rockerilla e insegno alla scuola secondaria.

*Concept album. I dischi a tema da Sgt Pepper’s al nuovo millennio, Odoya 2011/ Opera Rock, Hoepli 2018.

Come è nata la tua passione per la musica ?

Come ti dicevo prima, appena feci partire il Greatest Hits dei Beatles di mio padre. In quel periodo, mi limitavo al Pop, poi quando a 10 anni ho conosciuto un vicino dei miei genitori di 17, mi si spalancarono le porte del Metal. Fino a 14 anni ho esplorato tutte le sfaccettature di questo genere dal thrash, al black, al Grindcore, per poi appassionarmi all’ambiente progressive, intrigato dalla sua complessità. Ho sempre suonato la chitarra, affascinato da tutto ciò che è relativo a questo strumento e ho fondato anche due cover band, una dei Clash ed una dei Ramones, I Picciones, che hanno confermato una mia supposizione, si è divertente suonare i Ramones.

Daniele Follero intervista

Hai insegnato musica alla scuola secondaria, come ricordi quell’esperienza e come pensi possa essere migliorato il sistema italiano ? 

Insegnare è un’attività stupenda a parer mio, negli anni ho imparato a capire che i ragazzi sono una risorsa incredibile e creativa da non sottovalutare. In particolare l’esperienza con voi fu particolare perchè ero solo al mio secondo anno di insegnamento e venendo dal Dams ero visto come una figura alternativa all’interno dell’ambiente scolastico. Per quanto riguarda come migliorare il sistema italiano, basterebbe partire da cose semplici, superare l’insegnamento del flauto dolce, formare gli insegnanti su temi più specifici e diminuire la discrepanza tra ciò che ascoltano i ragazzi e ciò che viene fatto nelle scuole. 

Suoni ancora la chitarra ? Parlaci un po’ di questa tua passione, le tue sensazioni quando la usi, se hai mai sognato di sfondare come chitarrista o è sempre e solo stato un piacere personale.

Si suono ancora ed ho sempre suonato a parte alcuni periodi dove per necessità o disponibilità di tempo non riuscivo. Mi ha sempre affascinato come strumento in tutto e per tutto, rappresenta l’essenza della musica rock ed è il simbolo di questa cultura. Non ho mai apprezzato l’idea di iscrivermi al Conservatorio quindi, grazie a mio padre, ho imparato i primi accordi e da lì ho continuato come autodidatta. Ai tempi imparare a suonare dipendeva anche dalle conoscenze che avevi, dato che non c’erano i “tutorial”, mentre adesso approfitto di tutte queste nuove tecnologie per mantenermi allenato e imparare gli assoli di Kirk Hammett. 

Daniele Follero intervista
Kirk Hammett

Il metal è un genere apprezzato da molti giovani, pur non essendo ai livelli del rap o altri generi commerciali, pensi che con il crescere delle nuove generazioni ci sia più possibilità di emergere per i gruppi ancora poco conosciuti ?

Non ci metterei la mano sul fuoco, di base il metal è un genere che è sempre stato considerato di nicchia ed ultimamente nonostante stia aumentando la sua popolarità, diminuisce la difficoltà con cui produrre musica, anche di qualità. Quindi sarà sempre necessario quel mix di talento, fortuna e sfrontatezza per farsi notare.

Cosa consiglieresti di ascoltare ad un giovane che vuole approcciarsi al mondo del metal ? Quali sono gli album imprescindibili ?

Paranoid dei Black Sabbath, Number of the Beast dei Maiden, Master of Puppets dei Metallica, Among the living degli Anthrax, Reign In Blood degli Slayer, Leprosy dei Death, In the Nightside Eclipse degli Emperor, Cowboys from Hell dei pantera e Images and Words dei Dream Theater. Ascoltali tutti e sarai pronto.

Daniele Follero intervista

Il live più bello a cui hai partecipato ? Cosa ti piace particolarmente dell’andare ai concerti ? 

Questa domanda è difficile, parto dal presupposto che dei live mi piace tutto, le luci, le scenografie, qualsiasi aspetto di questi eventi. Da piccolo non ho avuto la possibilità di partecipare ai miei live metal preferiti, che sto recuperando adesso, ed uno dei migliori a cui sono stato è Slayer + Anthrax live all’Estragon di Bologna, esperienza che rivivrei domani. 

Cosa pensi della situazione odierna riguardo a locali/eventi dal vivo ? Dici che resisteranno ? Ho visto che anche locali importanti hanno chiuso.

La musica dal vivo in Italia non è incentivata, per di più la chiusura dei centri sociali, non ha migliorato questa situazione, dato che proprio in questi centri i gruppi emergenti avevano la possibilità di farsi vedere. Con la situazione Covid molti locali falliscono ed è normale, dopo tutti questi mesi di chiusura ma quale potrebbe essere l’alternativa ? Era necessario risolvere tutto prima, ma non sono affari che riguardano noi che ci occupiamo di musica, sono tempi duri e non vedo ripresa nel breve periodo, visto che la situazione sembra più pesante del previsto.

Daniele Follero intervista
Xm 24, Bologna

Le discriminazioni esistono da un sacco di tempo, io stesso venivo preso in giro per i capelli lunghi, mi sono sentito chiamare “satanista” e altro. Quando eri ragazzino tu com’era la situazione ? Come veniva considerato il metal e i “metallari”? 

Guarda io ero un capellone come te, mai discriminato per l’aspetto, un metallaro atipico. Zero braccialetti borchiati, zero giubbotti di pelle, figlio degli anni ‘90, più grunge che metal come aspetto, ma comunque il tipico metallaro degli anni ‘80 era già stato surclassato. Ogni volta che si succedono le mode, la percezione è diversa, io ho vissuto i Techno raver, i Cyberpunk, le varie tribe techno a Bologna. Questo punk rivisitato, era forse il look più estremo in Città, ma non era il mio. L’emarginazione però era anche una caratteristica che creava un’identità. Il metallaro era una sottocultura.

Leggi la mia ultima intervista qui: Florinda Zanetti.

Se sei interessato ai libri di Daniele: Opera Rock, Concept album, Kiss.

Pietro Serratore
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