Il mio Rino Gaetano

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A differenza degli artisti che ho già “raccontato”, Rino Gaetano non è stata una scoperta. Per questo ho deciso di parlarne in ordine, per così dire, cronologico, e parlando delle sensazioni che provo ogni volta che sento quelle canzoni di mia conoscenza.

Quante volte avete detto di un vostro artista preferito “lo ascolto da quando sono piccolo”? Quell’artista, che a prescindere dal genere, è sempre rimasto nei vostri ascolti, anche senza che lo si ascoltasse perennemente o che potesse essere definito il vostro preferito. Ecco, se negli articoli precedenti ho sempre parlato di artisti che ho scoperto negli ultimi anni, questa volta parlerò di uno che ascolto fin da piccolo, e che è rimasto sempre nei miei ascolti. Parlo di Rino Gaetano, conosciuto per “gioco” e diventato, negli anni a venire, qualcosa di molto più serio, aprendomi una parte della musica a cui, ad oggi, do molta importanza. Parlerò di lui in modo cronologico, da quando lo conobbi che ero solo un bambino arrivando fino al presente.

Cominciamo da un me bambino che ebbe il primo “contatto” con Rino Gaetano, in modo “bizzarro”. Quel bambino che considerava la musica di Rino come un gioco

Dei pochi, ma significativi, ricordi della mia infanzia, ricordo ancora perfettamente il modo in cui conobbi Rino Gaetano. Non ci fu un giorno ben preciso, ma un episodio ripetuto nel tempo che mi fece, per così dire, prima abituare alla sua musica, e poi farmi rimanere affascinato da essa. Ovviamente da bambino non potevo capire cosa si celasse dietro a quel sound ironico e felice, di conseguenza presi tutto come un gioco.

Senza Rino Gaetano, da quarant’anni il cielo è meno blu
Rino Gaetano (Salvatore Antonio Gaetano), 1978. (Photo by Angelo Deligio/Mondadori via Getty Images)

Anche se già sentivo Rino Gaetano dentro casa, considero più importante un altro tipo di episodio, tanto bizzarro quanto importante, soprattutto se ripetuto nel tempo. La scena è quella di un bambino (me) ad una festa patronale a cui partecipava ogni estate, di quelle feste in cui il paese in questione si riempie di giostre, sia da per i più grandi che per i più piccoli, in questo caso gira tutto intorno a quelle per i grandi. La maggior parte delle canzoni che venivano messe erano le hit estive, tranne per una in particolare, in cui, oltre alle hit, metteva anche dei classici della musica italiana.

Tra questi classici c’erano appunto due delle canzoni più famosi di Rino Gaetano, ovvero “Gianna” e “Ma il cielo è sempre più blu”, che nei momenti principali della serata era possibile sentire per tutto il paese, ed in più venivano messe più volte anche in una sola ora. Sentire a ripetizione quelle canzoni non era fastidioso, anzi, rimanevo affascinato da quelle canzoni e dai grandi che urlavano i versi di esse, e piano piano cominciai a cantarle anche io (a parole mie ovviamente).

Crescendo cominciai a capire Rino Gaetano, esso finì di essere un gioco, e divenne colui che mi aprì ad una cosa a cui do molta importanza quando ascolto dei nuovi artisti ed i loro testi

Se avete letto gli articoli precedenti di questa rubrica vi sarete resi conto di quanto io presti attenzione ai testi, soprattutto a quelli politicamente e socialmente impegnati, a prescindere dalla parte strumentale, io stesso, quando scrivo dei testi presto molta attenzione a quanto essi possano essere impegnati. Tutti questi insegnamenti ed attenzioni mi sono state trasmessi da Rino Gaetano, fu lui ad aprirmi a quel tipo di mondo, in un momento della mia vita in cui gli ascolti non erano molto impegnati (infondo ascoltavo solo rapper che parlavano di vita “nobile” da strada, ed altre band rock che di testi impegnati ne avevano veramente pochi).

E così molte alcune delle sue canzone diventarono tutt’altra cosa, non erano più un gioco, le cominciai a capire. La prima fu “Ma il cielo è sempre più blu, sentendola mi sembrò che l’Italia raccontata da Rino Gaetano la conoscessi da molto tempo, e tutto grazie ad un testo tanto semplice quando impegnato, che descriveva ognuno di noi, bastava scorrere il dito per sapere dove fossimo posizionati. E poi il tutto andò avanti, altre canzoni, altri “chissà dove riparlerà di me”, intanto però mi aveva aperto ad un mondo su cui vivo ancora oggi.

Senza Rino Gaetano, da quarant’anni il cielo è meno blu
Rino Gaetano (Salvatore Antonio Gaetano), 1978. (Photo by Angelo Deligio/Mondadori via Getty Images)

Negli anni Rino Gaetano è diventato un amico, di quelli che si sentono poco, ma che hanno molto da dirti e da insegnarti

Non mi piace definire Rino Gaetano il mio artista preferito, infondo risulterei incoerente, perchè da come avrete capito anche dalla lunghezza dell’articolo, non lo ascolto tanto quanto gli altri artisti di cui vi ho parlato. Non ho neanche un suo album preferito, o quel brano che conosco a memoria, mi “limito” giusto ad emozionarmi sentendo “A mano a mano” o a cercare quel senso di ironia che fatica ad uscire a causa dell’altro senso, quello dell’essere stanchi, durante “Nuntereggae più”.

Oltre all’episodio della giostra, c’è stato un altro, importante fattore, ovvero quello di aver vissuto fino a due anni fa, nel quartiere vicino a quello in cui visse Rino Gaetano a Roma, e ad ogni Rino Gaetano Day, quartieri come San Giovanni, San Lorenzo e la zona di Piazza Bologna, si riempivano di manifesti con stampata sopra una sua foto, praticamente lo vedevo ogni giorno. Proprio per questo preferisco considerarlo un amico, di quelli che però vedi raramente, ma che quando succede ha tanto da raccontarti ed insegnarti. Non so se a Rino apprezzerebbe tutta questa storia, forse confusa, e di potreste avere difficoltà a capire il finale, ma a me piace pensare che a lui faccia piacere sapere che ci sia qualcuno che ancora non sa tutto di lui.

Senza Rino Gaetano, da quarant’anni il cielo è meno blu
Italian singer-songwriter Rino Gaetano (Salvatore Antonio Gaetano) hitchhiking on the roadside with a guitar case in his hand. Photo shoot. Italy, 1978 ( Photo by Angelo Deligio/Mondadori via Getty Images
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