La dipendenza affettiva nell’era Covid

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La dipendenza affettiva è un attaccamento morboso ad un’altra persona di cui scopriamo di non poter fare a meno. Ciò, però, è un limite o una qualità? Ne abbiamo parlato con Gaia Parenti, psicologa che all’argomento ha dedicato anche un libro.

Quante volte abbiamo sentito dire la frase “Tu ami troppo” o “Ho annullato me stessa per lui”? Attenzione: potrebbe essere un campanello d’allarme per un fenomeno molto diffuso e subdolo chiamato “dipendenza affettiva”.

Per questo motivo, Gaia Parenti, psicoterapeuta conosciuta sul web come la “Dottoressa del Cuore”, vuole aiutarci ad aprire gli occhi e insegnarci a riconoscere i segnali della dipendenza affettiva con il suo libro “Chiamalo Amore”, il manuale di pronto intervento per riconoscere, capire e accettare la dipendenza affettiva per affrontala con tanti consigli e strumenti pratici a seconda delle proprie esigenze.

Durante l’intervista a Gaia abbiamo analizzato i vari aspetti della dipendenza affettiva, le cause scatenanti e quanto il Covid con le sue restrizioni abbia contribuito ad amplificare il fenomeno anche in modo preoccupante.

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La dipendenza affettiva può incrinare il rapporto di coppia.

Le cause scatenanti della dipendenza affettiva

Primo punto fondamentale: “Le dipendenze non si scelgono. La dipendenza ti appartiene in modo latente. Ci sono dei fattori in grado di scatenarle. Solo con l’aiuto di specialisti e attraverso percorsi specifici si può decidere di uscirne e guarire!”, ci spiega la Dottoressa del Cuore.

Le cause scatenanti della dipendenza affettiva dipendono da diversi fattori, uno dei quali, il principale, è il rapporto con i genitori, specialmente con la figura materna. Questo perché la madre è la figura di riferimento principale nei primi anni di vita dell’individuo, colei che deve ascoltare e rispondere ai bisogni del piccolo. Una mancanza di ascolto, attenzioni e amore, o al contrario un eccesso di attenzioni che sfocia in un rapporto morboso, può provocare nell’individuo un forte squilibrio che sfocia in “insicurezza patologica”, che è la causa primaria di sviluppo della dipendenza affettiva.

Nel corso del tempo, al raggiungimento dell’età adulta, l’individuo è fortemente insicuro e tenderà a sviluppare una vera e propria dipendenza nei confronti del partner scelto. Il partner viene dunque visto come un’ancora di salvezza senza il quale è impossibile vivere. Se la relazione dovesse terminare, la persona dipendente si ritroverebbe ad affrontare un vero e proprio lutto: rivive così tutti i distacchi vissuti, vive il terrore della solitudine e dell’abbandono.

“La persona dipendente chiede all’amore di salvarla: di colmare i vuoti di una vita, allontanare la tristezza, le paure e la rabbia”, ci dice Gaia.

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Gaia Parenti, psicologa e psicoterapeuta.

La dipendenza affettiva: non solo un fenomeno femminile

La dipendenza affettiva è un fenomeno prettamente femminile. Circa il 90% delle donne è o è stato interessato da dipendenza affettiva anche inconsapevolmente. Un dato che sembra essere piuttosto allarmante. Ma ci sono anche molti casi in cui anche l’uomo si ritrova a essere un dipendente affettivo. Quali sono allora le differenze?

“L’uomo può essere un dipendente per mancanza di amore, per amore malsano ricevuto o a causa di relazioni disfunzionali intraprese in età adulta. La differenza tra uomo e donna è che mentre quest’ultima vede l’amore come obiettivo e perno centrale della propria esistenza, l’uomo no! (Anche se considera comunque l’amore come un elemento importante). Spesso l’uomo dipendente affettivo tende a cercare una partner dipendente affettiva per manipolarla. Molti di questi uomini sono narcisisti manipolatori che, facendo leva sulla bassa autostima della partner, arrivano ad ottenere da essa ciò di cui hanno bisogno e ciò che li gratifica (anche a costo di distruggere psicologicamente la compagna)”, afferma Parenti.

La dipendenza affettiva e il Covid: quanto e come quest’ultimo incide sul fenomeno

La Dottoressa del Cuore ci spiega che il Covid sta incidendo fortemente sul fenomeno della dipendenza affettiva. Per tutte le persone che in questi tempi di pandemia si sono ritrovate forzatamente lontane dal partner è stata una condizione fortemente deleteria. “Le dipendenti affettive non tollerano le distanze fisiche e mentali, smettono di vivere, vivono nel terrore di essere abbandonate e restare sole”.

Per quanto riguarda invece coloro che si sono ritrovate a convivere e a stare sempre a stretto contatto con il partner, in casa la situazione risulta essere anche più allarmante. “Il partner manipolatore, frustrato dalla situazione, può arrivare a compiere atti di violenza fisica e psicologica sulla partner dipendente affettiva, con conseguente distruzione della stima e della salute psico-fisica di quest’ultima” afferma Gaia.

L’importanza di creare una “rete sociale di valore” durante il Covid

Nel libro “Chiamalo Amore”, Gaia spiega quanto sia fondamentale creare una propria “rete sociale di valore”, quindi sapersi circondare di persone che ci vogliono bene e di cui fidarsi, in grado di ascoltarci e supportarci. Ma in tempi come questi, in cui le relazioni sociali vengono meno a causa delle chiusure e del distanziamento sociale, come è possibile creare la nostra rete?

“Per fortuna la tecnologia viene in nostro soccorso. Grazie alle nuove tecnologie possiamo tenerci in contatto facilmente con le persone care e in modi diversi quali messaggi, chiamate, videochiamate ecc. Bastano poche persone, anche solo due, su cui fare affidamento per potersi sfogare o a cui chiedere aiuto. Non vergognatevi mai di chiedere aiuto! Le persone vicine possono aiutarci a comprendere il nostro vero valore e aiutarci a recuperare la stima in noi stessi!”, afferma Gaia.

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Una rete sociale consolidata è fondamentale per sopravvivere alla dipendenza affettiva.

Consigli per uscire dalla dipendenza affettiva e tornare a vivere

La nostra Dottoressa del Cuore sa bene cosa significhi essere una dipendente affettiva, poiché lo ha vissuto sulla propria pelle e ci dice una cosa fondamentale: “Il benessere e la felicità non sono gratis. Vanno conquistati giorno per giorno!”. E’ necessario, oltre a farsi seguire da uno specialista, accettare la propria condizione prendendone consapevolezza e iniziando così ad agire anche con piccoli cambiamenti quotidiani.

“Chiamalo Amore” è dunque un libro che può essere un aiuto prezioso per fare tutto questo. Sono presenti tanti esercizi e strumenti utili a prendere atto della realtà guardando in modo oggettivo gli avvenimenti negativi per ricavarne gli aspetti positivi.

Gaia ci spiega che “è importante mettere tutto per iscritto; scrivere aiuta a sfogarci e a prendere consapevolezza della realtà. Ci permette, a mente lucida e con distacco emotivo, di rivedere situazioni negative che siamo stati in grado di superare ricordandoci dunque che siamo in grado di superare tutto!”.

Un consiglio fondamentale è quello che deriva dalla mindfulness, ovvero concentrarsi sul momento presente. “Se state facendo la vostra beauty routine, concentratevi sui profumi dei prodotti che state usando, sulla loro consistenza e sulle sensazioni piacevoli che sono in grado di regalarvi. Se state prendendo un caffè, concentratevi sulle buone sensazioni che vi può dare. E’ importante imparare a vivere nel presente”.

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Anche un’azione quotidiana, come bere il caffè, può contribuire a restituirci benessere, se sappiamo darle valore.

Gaia con queste parole ci spiega che tutte queste accortezze che possiamo prendere quotidianamente sono in grado di migliorare il nostro benessere psico-fisico e di aumentare l’autostima e la positività anche, e soprattutto, in un periodo come quello che stiamo vivendo intriso di stress e preoccupazioni.

Il nostro invito? Leggete “Chiamalo Amore – Come liberarsi dall’insicurezza affettiva e tornare a vivere” della dottoressa Gaia Parenti. Un ultimo consiglio: “Imparate a sviluppare la gratitudine, perché, nonostante tutto, la vita è gioia!”. E se lo dice un’esperta del settore, noi non possiamo che essere d’accordo con lei!

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