Gli euro raccontano: alla scoperta della nostra moneta

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Un viaggio in otto puntate, con cadenza giornaliera, tante quante sono le monete della valuta più diffusa nella Comunità Europea. Ne parleremo mettendo al centro l’euro in Italia, i suoi simboli e il patrimonio identitario di un’intera nazione.  

La legge della domanda e dell’offerta

Le monete raccontano la storia di un popolo, una lunga storia, che affonda le radici in un tempo in cui gli uomini scoprirono di avere qualcosa da offrire, ma non vollero sperperare i loro beni in atti di eccessiva carità. Sarebbe bastato partire dal presupposto che, se mi avanza qualcosa, forse potrei condividerla con chi ne ha più bisogno. E, in un certo senso, tale ragionamento ha conosciuto un suo sviluppo con ciò che oggi chiamiamo “dono”.

Ma l’uomo scoprì ben presto che certi beni possono essere particolarmente appetibili, perché non se ne può fare a meno, e, se c’è domanda, per quanto dettata dalla necessità, la risposta è l’offerta, dietro adeguata ricompensa. Nacquero i commercianti, il cui ruolo era quello di soddisfare le esigenze della gente mettendo a disposizione beni prodotti da varie maestranze, che fossero gli artigiani esperti nella lavorazione del pellame o i cauti vasai dalle sapienti mani.  

In principio fu lo scambio

Il sistema monetario non nacque col commercio. Ci vollero secoli prima che si affermasse, soppiantando il baratto, scambio di beni di eguale valore. Proprio qui sta il punto: come definire il valore di un bene tanto diverso da un altro? In base al bisogno? Alla facilità di reperimento? Al costo di produzione? Sono tutti parametri plausibili, ma quanto attendibili? La loro variabilità può comportare oscillazioni abissali e questo creare incertezza nell’acquirente.

Per un certo lasso di tempo si ritenne di aver trovato la soluzione esigendo, in cambio del bene richiesto, capi di bestiame, dal latino pecus, da cui deriverà il termine “pecunia”. Fu chiaro, però, che questo avrebbe innescato un circolo vizioso, soprattutto scomodo, perché trascinarsi dietro un bue a mo’ di pagamento non è affatto facile.

Così si cominciò a sperimentare un nuovo sistema che potesse mettere tutti d’accordo. Serviva un oggetto di dimensioni ridotte, ma incontestabile nel valore. Vennero in aiuto i metalli: rame, argento, oro. Estrarli costa la stessa fatica, indipendentemente dalla zona, e il loro valore va in base al peso. L’idea piacque e ben presto prese campo in ogni angolo del globo civilizzato. Fu così che nacque la moneta.

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Il banchiere e sua moglie di Quentin Metsys, XVI secolo.

L’euro, il vantaggio della moneta unica

Di passi in avanti se ne sono fatti da allora, forse esagerando un po’. Sarà capitato anche a voi di fare il gioco della piramide dei valori, quello in cui di solito, a seconda della sensibilità, si colloca nei primi tre posti famiglia, amore, amicizia. Ebbene, tra i valori più spesso citati, c’è anche la ricchezza, o denaro, sempre di più in rapida ascesa. Ma criminalizzarlo, questo denaro, non serve a molto. Sono finiti i tempi in cui chi ne parlava rischiava di essere chiamato usuraio o sanguisuga.

I sistemi di pagamento sono cambiati nel corso del tempo, passando, come si è visto, dal baratto alla moneta, dalla moneta alla banconota, e, infine, dalla banconota alla carta di credito.

Per noi europei l’introduzione della moneta unica è stato un atto epocale. A quasi vent’anni di distanza, correva il 1° gennaio 2002, sono 19 i paesi membri dell’Unione Europea che vi hanno aderito. Il che comporta notevoli vantaggi, a partire dalla comodità di non dover più perdere tempo in banca per convertire il proprio denaro nella valuta straniera prima di intraprendere un viaggio entro i confini comunitari.

L’euro come immagine dell’identità nazionale

Va da sé che, per quanto se ne dica, l’euro ci ha cambiato la vita. Per questo abbiamo deciso di conoscerlo meglio, non tanto nella sua natura di strumento di pagamento, ma nell’immagine dell’Italia che veicola in Europa e nel mondo. Come in ogni moneta, anche l’euro ha due facce: una comune a tutti i paesi della zona euro, l’altra personalizzata da ogni singolo membro.

Non tutti hanno fatto come noi: ci sono paesi, come la Francia, la Germania, la Spagna, il Portogallo, che hanno semplificato il numero di immagini per le otto monete, riducendole a tre; altri, come l’Irlanda, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e il Belgio, questi ultimi tre rappresentando l’effigie del sovrano, limitandosi a una. E infine ci siamo noi, insieme alla Grecia, l’Austria, la Slovenia e molti altri, che abbiamo scelto di differenziare ogni singolo pezzo aggiungendo qualcosa di nuovo per rappresentare con più completezza l’idea di italianità.

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I paesi aderenti all’Eurozona.

L’euro e l’idea di Italia

La domanda sorge spontanea: come si è arrivati a scegliere proprio quei simboli? In questo caso la risposta è facile: attraverso un bando pubblico a cui hanno partecipato diversi artisti. Ma perché negli euro italiani si è scelto di mettere Dante nella moneta di maggior valore e Castel del Monte in quella di minore? Automaticamente siamo portati a pensare che il personaggio sui 2 euro sia più importante dell’edificio sull’euro da 1 centesimo. Ovviamente non è così.

Le ragioni non sono chiare, ma a che serve fare una scala del prestigio quando ciascuno dei simboli riportati ci rappresenta allo stesso modo e dice qualcosa di inimitabile sulla nostra identità nazionale? Abbiamo tre edifici storici (Castel del Monte, la Mole Antonelliana, il Colosseo), due opere d’arte (Nascita di Venere di Sandro Botticelli e Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni), tre testimonianze che ci parlano di altrettante personalità illustri (la statua equestre di Marco Aurelio in Campidoglio, l’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, un affresco di Dante dipinto da Raffaello).

Non è il caso di stare a disquisire su chi sia più importante degli otto soggetti. Lo sono tutti, perché in tutti ritroviamo qualcosa di noi. Seguiteci in questo viaggio, teneteci compagnia e vedrete che, alla fine di tutto, guarderete con occhio diverso quelle monetine con cui ogni giorno avete a che fare.       

Massimo Vitulano
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