Kazimir Malevich: il fondatore del Suprematismo russo nel 1913

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Kazimir Malevich, il pittore russo che cercò di rappresentare sulla tela l’essenza “suprema” della visione, attraverso la semplificazione degli elementi figurativi.

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Composizione suprematista (con otto rettangoli rossi), Kazimir Malevich, 1915.

Dietro questi otto rettangoli non si cela solo l’intenzione di Malevich di dipingere qualcosa “senza soggetto”, ma si nasconde un’ intenzione più profonda. Vuole rappresentare il movimento di otto corpi diversi, su diverse traiettorie, restituendone tramite il colore quel senso di materialità di cui ogni corpo è costituito. Li crea immaginandoli come masse in viaggio verso l’infinito (o il nulla cosmico) in una realtà spazio temporale valida solo per loro nella tela.

Proprio per questa intenzione così intellettuale ma anche così materica, che riesce a trasformare in pittura, Malevich reputa i suoi dipinti superiori, definendo il suo stile “Suprematista”.

Malevich spiegava la sua corrente artistica in questo modo:

“Per suprematismo intendo la supremazia della sensibilità pura nell’arte. Dal punto di vista dei suprematisti le apparenze esteriori della natura non offrono alcun interesse; solo la sensibilità è essenziale. L’oggetto in sé non significa nulla. L’arte perviene col suprematismo all’espressione pura senza rappresentazione”. 

Kazimir Malevich
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Composizione Suprematista, kazimir Malevich, 1915.

Malevich ha lasciato molte fonti scritte, ma la maggior parte del materiale di cui disponiamo non è stato ancora studiato e tradotto. Molto è stato addirittura tradotto male. Numerose opere con relativi documenti sono rimasti nelle cantine inaccessibili del Museo Russo di San Pietroburgo. Fino alla caduta dell’Unione Sovietica, in Europa si conoscevano solo alcuni dipinti esposti a Berlino. Il pittore infatti, ad un certo punto divenne poco gradito al governo sovietico russo, a causa dei preziosi rapporti con gli artisti tedeschi. Per questo motivo, fu imprigionato nel 1930 e gran parte dei suoi appunti dati alle fiamme .

La svolta Suprematista: “Alla ricerca di 0,10-L’ultima mostra di quadri futuristi”

Nel 1915 si svolge un evento espositivo considerato uno dei più importanti in tutta la storia del 900. Fu proposta a Pietrogrado una mostra, curata da Ivan Puni e intitolata “Alla ricerca di 0,10-L’ultima mostra di quadri futuristi “ a cui presero parte sette pittori e sette pittrici di schieramenti opposti. Un confronto aperto in galleria a capo del quale erano posti Malevich e Tatlin.

Fu in tale occasione che Malevich espose per la prima volta le sue opere Suprematiste. Il pittore dimostrò la sua intenzione nel superare il cubismo e il futurismo (precedenti correnti artistiche), portando a compimento il processo di astrazione e di autonomia dell’arte dalla realtà. Riguardo questa intenzione dirà:

“mi sono trasformato nello zero delle forme e mi sono tirato fuori dal vortice del ciarpame dell’arte accademica”.  

Kazimir Malevich

0,10 significa proprio questo, raggiungere lo zero e andare oltre.

La fine del Suprematismo

L’opera qui sotto è una delle ultime eseguite dal pittore russo (sul finire della sua vita abbandonò il Suprematismo puro per tornare ad una pittura piuttosto figurativa) e anche una delle poche ammesse al Pantheon dell’arte sovietica. Il suo titolo, infatti, per il governo sovietico evocava e sembrava omaggiare la Rivoluzione Russa e l’armata Rossa. In realtà, per Malevich questo dipinto aveva tutt’altro significato e quello che subì fu una vera e propria strumentalizzazione propagandistica.

Kazimir Malevich
Cavalleria Rossa, Kazimir Malevich, 1932 circa.

Nell’opera, in realtà, Malevich sembra voler rappresentare la sua personale visione della società a lui contemporanea e, concedetemelo, per certi versi ancora attuale:

“Alcuni leader ci invitano a contemplare un’esistenza spirituale, mentre altri ci incitano ad accumulare beni materiali. E così i loro seguaci cominciano a marciare… Le bandiere vengono cambiate più spesso degli strofinacci, ma è tutto invano: i nostri piedi rimangono sudati, le nostre dita sono comunque rovinate e piene di vesciche. L’energia del movimento degli uomini che sperano di ottenere qualcosa ricorda quella dei folli che corrono a perdifiato verso l’orizzonte perché pensano di poter raggiungere gli estremi della terra, senza accorgersi che sull’orizzonte ci sono già, e che non hanno bisogno di correre da nessuna parte.”

Kazimir Malevich.

A presto cari lettori!

Eleonora Turli

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