L’apparenza delle cose: Un’opera non riuscita | Recensione

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L’apparenza delle cose, il film del 2021 distribuito su Netflix, è fondamentalmente un’occasione sprecata.

Il libro da cui è tratto All things cease to appear – L’apparenza delle cose – della statunitense Elizabeth Brundage ha riscosso notevoli consensi, in primis quelli del maestro Stephen King le cui testuali parole sono state le seguenti:

Fantasmi, omicidi, un terrificante psicotico all’apparenza normale e una scrittura straordinaria. Mi è piaciuto tantissimo

L’apparenza delle cose, diretto dalla coppia di registi Shari Springer Berman e Robert Pulcini non è altro che un miscuglio, in qualche momento difficilmente digeribile, di elementi tipici dei generi horror, thriller e drammatico.

Nonostante l’omaggio a film ben più riusciti come Le verità nascoste di Robert Zemeckis (con la moglie tradita dal marito che non è quello che sembrava), a The Others di Alejandro Amenábar (con la casa infestata dai fantasmi) e in generale alla tradizione gotica americana ravvisabile già nella scelta dell’ambientazione; un villaggio dello stato di New York, il film non decolla e non riesce ad intrigare e ad appassionare.

Tutto sa di già visto e inoltre alcuni aspetti vengono svelati troppo presto, come ad esempio la personalità non proprio onesta dell’apparentemente amorevole maritino, il quale appena arrivato nella nuova città non esita a trovare un diversivo nella giovane Willis.

L'apparenza delle cose: Amanda Seyfried

Peccato perché Amanda Seyfried è brava e James Norton è credibile nel ruolo del bastardo con la faccia d’angelo. Ma come sappiamo, non sempre gli attori bastano a salvare un film.

Concludendo possiamo dire che L’apparenza delle cose non è la migliore delle produzioni di Netflix, ma come sappiamo non sempre un progetto diventa un capolavoro o semplicemente un buon film.

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