Secret Treaties, Blue Oyster Cult: la bellezza [Recensione]

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C’è stato un album nella qualitativamente variegata discografia della band americana dei Blue Oyster Cult che è riconosciuto dai fan – e dalla critica specializzata – come un precursore del metal e capolavoro assoluto: Secret Treaties. Precursore del metal in ogni campo, che va dalle tematiche oscure, esoteriche, disturbanti, ai riff di chitarra violenti, graffianti, come gli artigli di una pantera. Anzi, di un puma.

Secret Treaties è quanto potrebbe essere una ottima soundtrack per un horror che ancora deve essere fatto, parte dall’essere considerato, banalmente, rock n’ roll. Eppure, ciò che Eric Bloom e gli altri seguaci del culto dell’ostrica blu hanno creato è stato un vero e proprio genere: l’heavy metal. Prendendo da quanto di buono, bello, di qualità, stava venendo fatto dal prog in quei gloriosi anni, brani come lunghi aghi acuminati, che si conficcano nelle orecchie dell’uditore, i Blue Oyster Cult l’hanno rielaborato ed arricchito. Siamo nel 1974.

Sapete, vivo sulle sponde di un lago. Ed un fortuito caso ha voluto che su tali sponde sorgesse un museo dell’aeronautica: l’artwork mi ha ricordato subito qualcosa. Un Messerschimitt ME 262 tedesco, seconda guerra mondiale. Davanti staziona la band al completo, in tuta da volo e scheletro alla guida. Macabro al punto giusto.

Secret Treaties è un album dominato dalla ferocia. Quella della Luftwaffe che bombardava Londra durante la Battaglia d’Inghilterra. Ma è anche il migliore dei Blue Oyster Cult.

Tracklist di Secret Treaties dei Blue Oyster Cult:

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1. Career Of Evil
2. Subhuman
3. Dominance And Submission
4. ME 262
5. Cagey Cretins
6. Harvester Of Eyes
7. Flaming Telepaths
8. Astronomy

Innanzitutto, c’è Patti Smith, la sacerdotessa del rock, collaboratrice di lunga data della band: ed è sua opera l’opening Career of Evil, scritta assieme all’all’epoca fidanzato Allen Lanier, chitarristica ritmico e geniale tastierista, venuto a mancare nel 2013. Infatti il brano, graffiante, si fonda su un ottimo tappeto di organo e audaci soluzioni chitarristiche che creano un riff costante e noir: lo stesso stile, anche se samba-vodoo che i Rolling Stones utilizzerono per hit quali Sympathy for the Devil. Il fatale refrain cattura per orecchiabilità, e riassume l’inquietante personaggio creato dal brano: un chirurgo pazzo, un kapò nazista, un infermiere del dr. Mengele.

Si prosegue con Subhuman, più lenta del brano precedente e, per questo, ancor più tremebonda. È palese che il brano, fra cambi di ritmo e parti recitate, a cui è sotteso un ottimo uso di chitarra ritmica e un giro di basso da brodo di giuggiole, parli della Shoa. Dell’olocausto.

So ladies, fish, and gentlemen
Here’s my angled dream
See me in the blue sky bag
And meet me by the sea!

Le ostrichette piangono per i morti nel vento, così tristi da non riuscire a trasformare la sporcizia in perle, e Subhuman aleggia ossessiva, gloomy, col suo riff e le sue improvvisazioni.

Incalzante parte Dominance & Submission, un brano in stile Steppenwolf che parla di sesso BDSM in un’epoca in cui tutto ciò era profondamente un tabù, e lo fa in modo privo di sensualità, perché la chitarra di Donald Roeser è asciutta, secca, come un coltello appena affilato: il finale, però, lascia aperte enormi potenzialità evocative del brano, con l’arioso, gigantesco organo e il velocissimo assolo di chitarra.

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Brano centrale di Secret Treaties è ME 262. Primo aereo a turbina e non a elica, esempio del grande impianto tecnico-scientifico messo in atto dal Terzo Reich, le cui conquiste orrori risultano afferire a qualche brevetto ingegneristico, dischi volanti che non si sono mai sollevati più di qualche metro da terra, la scoperta che gli umani non vivono sott’acqua, e strampalate idee eugenetiche. Eppure, Mendel – geniale frate – non era ebreo. Le sarcastiche liriche del brano sono affidate allo storico produttore e poeta Sandy Pearlman, scomparso nel 2016. Goring, fidato gerarca nazista, tramite la voce di Bloom, recluta i suoi collaboratori per andare ad affettare i maledetti inglesi oltremanica, utilizzando proprio sua maestà il ME 262. Brano in apparenza classico, rock n’ roll, si sviluppa in hard rock e sfocia nell’heavy metal, parola che viene peraltro pronunciata mentre si evocano pesanti frutti metallici che cadono dal cielo rosso sangue di morti. L’utilizzo della chitarra da parte di Lenier è geniale: il suono viene modulato a mimare il tipico, terrificante, fischio dei pesanti frutti di metallo che fendono l’aria.

Nell’artwork completo di Secret Treaties, il testo recita:

Rossignol’s surious, albeit simply titled book, the Origins of a World War, spoke in terms of secret treaties, drawn up between the Ambassadors from Plutonia and Desdinova the foreign minister. These Treaties founded a secret science from the start. Astronomy. The career of evil”

In Cagey Cretins lo sforzo totale della band è incredibile: Bloom dà il meglio di sé vocalmente, i fratelli Joe e Albert Bouchard scandiscono ottimamente il tempo rispettivamente al basso e alla batteria. Gli intermezzi strumentali, in accordi diminuiti, sono una prova di forza. Lanier la fa poi da padrone in Harvester of eyes, essenziale brano rock ‘n roll dominato dalla tastiera e contenente svariati cambi di accordo. Donald Roeser a.k.a Buck Dharma ha recentemente svelato il tema del brano: Abe Fortas, figura centrale in patria americana mentre oltre l’atlantico infuriava la guerra, il cui ruolo si perde nei contorni oscuri attorno a Lyndon Johnson.

Raccoglitore di occhi attraverso la televisione: terrificante l’immagine dell’uomo misterioso, innominato, del brano, che raccoglie bulbi oculari da terra e ne strappa dai passanti.

Flaming Telepaths è il preludio alla fine, e sarà un tema ripreso anche in Veteran of the Psychic Wars. Melodica, ricca di orchestrazioni, presenta cori e dubbing alla voce di Bloom, ed un sound che è sorprendentemente moderno tuttora; pare che il brano sia stato uno sforzo di gruppo dell’intera band, che si sedette attorno ad un tavolo, qualcuno lanciò l’idea, gli altri la colsero. Viene ripetuto ossessivamente “And the joke’s on you!”. Chissà, forse parla del rock ‘n roll. Della volontà di voler, sempre, suonare senza sbavatura alcuna, pena l’autoflagellazione. Fiammeggianti telepati, bisogna essere, all’interno di una band per ingannare l’errore e coglierlo sul fatto, anzi, renderlo arte. I synth di Lanier fanno da intro all’assolo di chitarra di Roeser, cui si sovrappone poi un pianoforte: l’effetto emotivo finale è potentissimo e trascinante. Nota di colore: per anni è stato un mistero il brevissimo incipit del brano, poche note di pianoforte, e solo recentemente sono state individuate come suonate da un’istruttrice di musica barocca e rinascimentale, estratte da un oscuro Valzer di un altrettanto oscuro compositore.

Secret Treaties dei Blue Oyster cult è chiuso da Astronomy.

Brano fra i migliori del rock ‘n roll, dell’hard rock, dell’heavy metal e della musica tutta; reinventata molteplici volte dalla band stessa, come nella versione di Imaginos, ha come protagonista, nelle bellissime liriche del poeta Pearlman, un super umano, il malinconico Desdenova, un anti Superman. Un superuomo, il cui potere proviene dalle stelle – e non è frutto di strambi esperimenti genetici nazisti – che si confessa alla donna che ama, Susy. Che, a breve, si sposerà, con un uomo normale. Strutturata come una delicata ballata nella prima parte, arpeggio di piano e spazzole si accompagnano al cantato di Bloom, che interpreta con estremo calore un brano ambientato da un alieno solo, incapace di scappare “ai quattro venti”, illuminato solo da “una luce che non scalda mai”, la Luna. Desdenova non vuole salvare nessuno, ma solamente trovare la pace a cui tanto agogna: tornare alle stelle fisse, tanto lontane, come Sirio, da cui proviene. Il brano è in crescendo, mano a mano che l’angoscia di Desdenova cresce.

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L’esplosivo finale di Astronomy, in cui il titolo viene ossessivamente ripetuto, come un mantra, è rimasto nella storia del rock, tanto da colpire anche i Metallica che ne hanno realizzato una cover.

Secret Treaties è, dunque, un capolavoro. Un caposaldo, una pietra di volta. Una band in stato di grazia, un team perfetto – a partire da Pearlman ad arrivare a John Berg, che realizzò l’artwork e morì nel 2015, un nuovo genere musicale creato.

Misconosciuto, lontano dalle vendite che seguiranno, Secret Treaties rifugge le definizioni.

Articolo apparso inizialmente su Inside Music Italia, a firma della sottoscritta.

Giulia Della Pelle
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