Il sesso: motore dell’esistenza

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Cosa unisce la bellezza scultorea greco romana, all’irriverenza delle fotografie di Mapplethorpe? Il sesso

Nel corso della storia dell’arte la nudità e l’eros sono sempre stati un argomento ostico, che poteva assumere diversi dignificati a secondo del contesto in cui si trovava. Nella scultura dell’età greco-romana, infatti, Prassitele osò svestire Afrodite. Ma la Venere di Cnido, dal nome della città greca dell’attuale Turchia, dove venne originariamente collocata, era diversa: essa possedeva un particolare accento erotico. Un primo indizio sono le mani che non è chiaro se stiano coprendo, per pudore, o se stiano effettivamente indicando la direzione in cui l’osservatore vuole vedere di più. Ad ogni modo si trattò di una potente provocazione.

“Prassitele aveva stabilito quella relazione tesa tra una statua di donna e un presunto osservatore maschio che non è più scomparsa nella storia dell’arte europea, cosa di cui alcuni antichi osservatori greci erano del tutto consapevoli. Perché fu un aspetto della scultura trasposto in un memorabile racconto di un uomo che trattò questa famosa dea di marmo come se fosse una donna in carne e ossa. È narrato per intero in un curioso testo scritto intorno al 300 d.C.”[1]

In ogni opera d’arte, come nella realtà, la sinuosità delle carni guida il nostro sguardo, fino ad arrivare al pube, a quell’elemento che in una storia dell’arte veniva interpretato come scabroso e da coprire.

Sesso bellezza venere di cnido

Ebbene, quella sinuosità delle carni emerge con la stessa armonia della statuaria ellenistica nelle fotografie di Robert Mapplethorpe. Lo studio della composizione è evidente, come è chiara l’intenzione di svelare, sulle orme di un Courbet con L’origine del mondo. Una realtà che viene spesso celata. Ma c’è un’altra storia dell’arte, quello dello scabroso, dai contenuti scomodi, da tradimenti e dalle mistificazioni. Perché la storia viene sempre scritta dai detentori del potere.

E la scabrosità del nudo in pubblico è possibile osservarla in un bambino: quando è piccolo è sempre contornato da una dimensione di beltà e innocenza, e man mano che cresce viene obbligato da un costrutto culturale a seguire quei parametri per i quali il corpo va coperto, e va coperto secondo una certa usanza.

Vengono aggiunti strati, prima il costumino al mare, atto solamente a coprire il pube, e pian piano che la piccola creatura cresce e comincia a sviluppare il seno va coperto anch’esso fino all’età adulta in cui la società massmediale costringe a coprire a celare a nascondere perfino l’intelletto. In che modo? Attraverso la sovraesposizione dell’individuo, immerso nella società dell’apparenza.

Dietro questa apparenza si cela la freddezza del media, che censura opere d’arte come fotografie di Courbet e di Mapplethorpe, solo per citarne alcuni. Viene censurato il nudo esplicito, ma non lo scabroso.

Lo scabroso, infatti, non va identificato con la semplice nudità delle carni, scabroso è piuttosto l’universo di cinismo che si cela dietro i meccanismi dei social. Citazioni di una complessità disarmante inseriti come didascalia di foto o video di giovani donne che provano ad avere visibilità esibendo l’arte del twerk.  

Ne dà un ottimo esempio il Museum of Sex di New York: attraverso la loro pagina cercano di educare il pubblico a leggere il nudo, l’eros, l’esplicito. È lecito, a questo punto, chiedersi come sia possibile mettere in evidenza tanta superficialità ma non dare atto alla potenza della poetica dell’eros. La mission che si potrebbe leggere nell’istituzione newyorkese, infatti, è la poetica di Marcel Duchamp(clicca per leggerne di più), che già negli anni Venti, con la fusione dell’eros con la vita, e i meccanismi che la caratterizzano con l’invenzione del suo alterego Rrose Selavy. Il nome è un gioco di parole che suona come L’eros sé la vie o meglio l’eros è vita.

Free Thinker - Michele Rovatti's blog : Rrose Selavy
Marcel Duchamp come Rrose Selavy

Si potrebbe arrivare a teorizzare che, nella società postmediale, si è arrivati alla censura del bello. La proprietà, privata, di uno dei mezzi di comunicazione più usati (Facebook, Instagram) è la chiave per leggere la realtà dei fatti, vi invito a pubblicare una foto di questo autore meraviglioso, vedrete che verrà prontamente spammata ed eliminato il contenuto. Ma è il non capire i meccanismi che si celano dietro algoritmi, il nocciolo di tutto. Dopotutto gli organismi sono creati e inseriti da persone, le stesse persone che hanno una facoltà di pensiero. E infatti è proprio sull’educazione del pensiero, unica via che assicura gli strumenti e le capacità di analisi della realtà.


[1] https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/venere-di-cnido-la-provocante-scultura-che-rivoluzion-l-arte-greca/131177.html

Martina Trocano
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