La Calabria di PadreNostro

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Nelle sale italiane da oggi, 24 settembre, Padre Nostro è tratto da una storia vera anzi potremmo dire autobiografica. La seconda parte del film è ambientata in Calabria, dove noi di Shockwave Magazine vogliamo portarvi.

Il protagonista infatti rappresenta il padre del regista, Claudio Noce. Ad interpretarlo è lo straordinario Pierfrancesco Favino, premiato con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile durante la 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Ambientato nella Roma del 1976, durante gli anni di piombo. La vita del decenne Valerio (Mattia Garaci) viene sconvolta quando assiste all’attentato ai danni di suo padre, il vicequestore Alfonso Noce (Favino), da parte dei Nuclei Armati Proletari, un commando di terroristi. Quell’estate, mentre la vita quotidiana di tutta la famiglia è ancora pesantemente condizionata da quanto accaduto, Valerio fa la conoscenza di Christian, un ragazzino enigmatico poco più grande di lui.

Oltre alla vicenda narrata in sé e per sé, la caratteristica particolarmente sorprendente del film è il modo in cui viene approfondito in generale il rapporto tra padre e figlio.

È stato portato in scena un lavoro raffinato e preciso di set d’epoca, e la fotografia è davvero evocativa e attraente.

La prima parte del film è ambientata nell’appartamento romano della famiglia, dove si respira un clima di sicurezza familiare che però subisce subito uno squilibrio a causa dell’attentato.

Di Roma, della città eterna, che non smette mai di sorprenderci, ve ne abbiamo già ampiamente parlato.

Ma la seconda parte delle riprese si sposta in Calabria e in particolar modo nella zona della Sila ed è qui che vogliamo riprendere il nostro viaggio.

La Calabria è una regione ricca di parchi nazionali, dove potersi riparare dal caldo estivo e respirare aria pura e tranquillità.

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Veduta sul Parco Nazionale della Sila.

Il parco nazionale omonimo è situato proprio nel cuore della zona e attraversa ben tre delle province calabresi ricoprendo quindi una superficie di quasi 74000 ettari. Dal 2002 è considerato come un’area naturale protetta e al suo interno custodisce uno dei più importanti sistemi di biodiversità. Proprio per questo il simbolo del parco è il lupo, specie considerata come pericolosa e a rischio di estinzione fino a qualche decennio fa ma che per fortuna è sopravvissuta.

Segue poi il massiccio del Pollino, un massiccio montuoso dalla collocazione strategica e molto particolare. Si trova infatti lungo il confine di Basilicata e Calabria, e fa da crocevia tra l’Appennino lucano a nord e quello calabro a sud, per di più è anche a cavallo tra i mari Ionio e Tirreno.

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Ospita il parco nazionale del Pollino, il più grande parco nazionale italiano.

In Calabria non è possibile non fare poi una tappa nella città diventata famosa per uno degli ingredienti più usati in cucina: sto parlando di un prodotto agroalimentare particolare, la cipolla rossa, tipica di Tropea.

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Parte del lungomare di Tropea con le sue case arroccate.

L’intera città, che una leggenda vuole sia stato Ercole a fondarla, sorge su un alto promontorio interamente costruito in tufo. Per di più il centro storico può contare su tanti palazzi nobiliari arroccati sulla rupe a strapiombo con la spiaggia sottostante, alcuni possono persino contare su grosse cisterne scavate nella roccia.

Il simbolo della città è invece il santuario di Santa Maria dell’Isola, che si affaccia su Tropea proprio dalla cima del promontorio.

La chiesetta di Piedigrotta è un luogo di culto cattolico, interamente scavata nelle rocce di tufo, situato ad un chilometro a nord di Pizzo, in località “La Madonnella”. Al suo interno sono presenti diversi gruppi scultorei che l’arredano, anch’essi in tufo.

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Interno della chiesa di Piedigrotta. In evidenza le statue in tufo.

La chiesa è contigua alla spiaggia, ed essendo esposta a ponente, ne risulta molto suggestiva la visita pomeridiana, quando i raggi del sole penetrano nelle profondità delle grotte mettendo in risalto le colorazioni dei sali minerali che ricoprono le pareti.

Ultimi, ma non meno importanti, i Bronzi di Riace. Le due statue, ritrovate il 16 agosto 1972 nei pressi di Riace Marina, in provincia di Reggio Calabria, sono considerate tra i capolavori scultorei più significativi dell’arte greca, e tra le testimonianze dirette dei grandi maestri scultori dell’età classica.

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Primo piano di uno dei due Bronzi di Riace.

Le ipotesi sulla provenienza e sugli autori delle statue sono diverse, ma non esistono ancora elementi che permettano di attribuire con certezza le opere ad uno specifico scultore.

Al momento, i Bronzi si trovano al Museo nazionale di Reggio Calabria.

Tamara Santoro
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