C’mon C’mon | Un viaggio attraverso il senso di famiglia [Recensione]

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Presentato lo scorso ottobre alla Festa del Cinema di Roma, C’mon C’mon è il quarto lungometraggio di Mike Mills, (regista e sceneggiatore californiano già candidato agli Oscar 2016 per Le donne della mia vita per la Miglior Sceneggiatura Originale). Come le opere precedenti (oltre a quella appena citata è da ricordare Beginners del 2010) è incentrato sui rapporti familiari, tra genitori e figli, ma anche tra fratelli.

C’mon C’mon – la trama

Festa del Cinema di Roma, C'mon C'mon con Joaquin Phoenix sarà presentato giovedì 21 ottobre

La storia di C’mon C’mon segue le vicende di Johnny (Joaquin Phoenix), un giornalista radiofonico che conduce un programma durante il quale intervista ragazzini chiedendogli quali sono le loro aspettative, i loro sogni per il futuro e in generale le loro considerazioni sugli adulti che li circondano. Un giorno, nel corso di una telefonata, viene a sapere dalla sorella del difficile periodo che sta attraversando. Infatti la donna ha delle serie difficoltà a gestire la sua vita familiare visto che deve prendersi cura oltre che del figlio Jesse (la sorpresa Woody Norman), anche del marito Paul (Scoot McNairy), che ha problemi di salute mentale.

Johnny e sua sorella Viv (Gaby Hoffman) hanno rapporti sporadici dalla morte della loro madre. Proprio nel periodo della malattia della progenitrice la loro relazione si era deteriorata. Nonostante questo Johnny si offre di prendersi cura del nipotino per permettere a Viv di raggiungere il marito a San Francisco e convincerlo a farsi curare.

Inizia così per il solitario giornalista un viaggio che lo porterà ad una indubbia crescita, ad una maggiore comprensione dell’essere umano e di conseguenza ad un miglioramento del rapporto con la sorella. Un viaggio nella genitorialità, per quanto temporanea.

Un viaggio non facile perché Jesse è un bambino turbato dalle vicissitudini familiari e che per questo spesso si rifugia in un suo mondo parallelo, dal quale al poco a poco lo zio riesce a farlo uscire. Un viaggio che si conclude con zio Johnny che ha capito cosa comporta prendersi cura di un bambino, con tutte le gioie e le difficoltà del caso, e Jesse che torna dalla sua mamma, finalmente ritornato bambino e senza più nascondersi dietro la resilienza, fingendo di non soffrire per la mancanza del padre.

C’mon C’mon è girato in bianco e nero (una scelta stilistica che sembra essere tornata molto di moda negli ultimi anni; vedi gli esempi di Mank e Belfast), la pellicola di Mills ha uno stile quasi documentaristico. Documenta il rapporto di Johnny e Jesse, come il primo documenta la visione che gli adolescenti hanno degli USA.

E proprio la terra dei nativi americani è l’altra protagonista di C’mon C’mon. Che sia a Los Angeles, New York o New Orleans, il regista riesce a rappresentare perfettamente lo stile di vita yankee con le peculiarità delle varie città. Percepiamo i ritmi frenetici della città che non dorme mai, il clima differente e sempre carnevalesco di New Orleans, e soprattutto la joie de vivre, la spensieratezza e la luce (nonostante il B/N) della Città degli Angeli.

Un’altra scelta che funziona bene in C’mon C’mon è quella del rapporto “telefonico” e quindi a distanza tra Johnny e Viv. Vincente perché diventa simbolo stesso del rapporto tra i due: vicinanza e distanza allo stesso tempo. L’unico punto debole è il ritmo a volte un po’ lento, ma tale pecca passa in secondo piano rispetto agli aspetti positivi.

E poi c’è lui: Joaquin Phoenix. Un’altra straordinaria interpretazione per l’attore statunitense. Sul suo volto appaiono tutti i sentimenti possibili in una situazione del genere: affetto, gioia, ma anche dubbi, stanchezza, preoccupazione.

Con la sua straordinaria maschera Phoenix è senza dubbio il valore aggiunto di C’mon C’mon, “un’assicurazione” di un film che va comunque apprezzato per il coraggio nell’affrontare una tematica non facile. Ma i film non facili sono spesso i più necessari e quindi assolutamente da vedere.

Maria Ascolese Iodice
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