“The Fabelmans” – La Recensione: Meraviglioso e Commovente

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“I film sono sogni, che non dimenticherai mai.”

Questa la frase che apre la nuova opera di Steven Spielberg, “The Fabelmans”, e che racchiude perfettamente l’essenza non solo del film, ma del Cinema in generale e persino della straordinaria carriera di un uomo che ha avuto la grande capacità di creare un immaginario collettivo e un modo di vedere la realtà senza precedenti.

Presentato in anteprima esclusiva alla Festa del Cinema di Roma, e in uscita il 15 dicembre in tutte le sale italiane, “The Fabelmans” segna il ritorno di Spielberg alla regia, dopo aver diretto West Side Story (2021), e lo fa mettendo in scena quello che rappresenta il suo racconto più intimo; quello che più fa emergere la sua sensibilità, la sua abilità artistica, la sua Passione.

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(da sinistra) Burt Fabelman (Paul Dano), Sammy Fabelman (Mateo Zoryan Francis-DeFord) e Mitzi Fabelman (Michelle Williams) in “The Fabelmans”, co-scritto e diretto da Steven Spielberg.

Ed è proprio la passione il concetto che guida l’intera narrazione; quel sentimento puro, sincero e travolgente, ma altrettanto rischioso ed incline a dolori e sofferenze. Come una droga, la passione ti divora in modo viscerale: perché non si tratta di un semplice “hobby”, ma di qualcosa di esponenzialmente più grande, qualcosa che, in fin dei conti, neppure noi stessi riusciamo a comprendere a fondo.

Ma Steven Spielberg, senza dover ricorrere a mostruosità aliene, dinosauri o grandi eventi mondiali, riesce ad immedesimarci in una realtà, sua ma che al contempo ci appartiene, e ci parla con un linguaggio profondo, delicato, che riesce in modo brillante a toccare quelle corde sensibili che fanno suonare il nostro cuore.

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Gabriel Labelle nei panni dell’adolesciente Sam Fabelmans

“The Fabelmans”: una lettera d’amore, tra metafore e nostalgia

Come dei fotogrammi che racchiudono emozioni, sogni, pianti e risate, “The Fabelmans è una commovente lettera d’amore al Cinema e agli amanti della Settima Arte, che sa perfettamente come scoccare quella freccia che arrivi dritto nell’animo di chi, con questo magnifico mondo, ha stretto un legame indissolubile.

Attraverso illuminanti metafore sulla passione e l’autocontrollo, ed attraverso dialoghi sempre vivaci e ricercati, la storia ha la capacità di trasmettere messaggi forti, proiettando, come prima cosa, uno scenario di famiglia, ma rivolgendosi in particolare al sentimento d’amore verso il cinema che nasce nel cuore di un bambino, alla prima esperienza di fronte al grande schermo, e da cui scaturirà un’immediata, sfrenata e meravigliosa ossessione.

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Il miglior trionfo di Spielberg, con riferimento a questo suo ultimo gioiello, è stata proprio la sua astuta capacità nel confezionare un racconto autobiografico, che non già prende le nette distanze dai vari costrutti dei più recenti biopic, ma gli dona, soprattutto, uno stampo personale e romanzato, nel quale un pubblico di cinefili non può far altro che immedesimarsi, facendo tornare alla memoria quei ricordi d’infanzia, di crescita e di amore incondizionato verso il cinema in tutte le sue forme.

La storia viene raccontata in una maniera incredibilmente tenera e toccante; e questo risultato deriva, in particolar modo, da un’impeccabile scelta, direttamente da parte di Spielberg in persona, degli attori principali: il nucleo famigliare del protagonista Sam è composto da un eccezionale Paul Dano, nei panni del padre Burt, e da un’impressionante Michelle Williams, che presta il volto alla madre Mitzi e, almeno personalmente, ha già pronta la statuetta per marzo dell’anno prossimo.

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Accolto da un immenso applauso al termine della proiezione, “The Fabelmans” è uno splendido connubio tra Fantasia, fatta di sogni e desideri fanciulleschi, e Realtà, in cui le passioni affrontano disagi etnico-familiari.

In questo solenne inno all’arte e alla genesi di un amore irrefrenabile per la produzione cinematografica in sé, Spielberg, attraverso sequenze di grande maestria registica, racconta una storia dalla percezione quasi onirica, profondamente intima ed emozionante, che non smette mai di commuovere e meravigliare.

Guglielmo Tamburino
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