L’insospettabile potenziale introspettivo di The Office

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Sette anni dopo la sua conclusione The Office continua ad essere una delle serie più seguite e amate, complice il web che ne è stato promotore.

Pur non essendo una serie propriamente recente, The Office continua a lasciare il segno anche in tempi odierni. Ultimamente ha fatto parlare di sé la dipartita della serie da Netflix in alcuni paesi extraeuropei; al tempo stesso gli episodi delle nove stagioni sono stati trasferiti su Peacock, che ha rilasciato alcune scene inedite originariamente tagliate.  

In Italia, The Office è attualmente disponibile in streaming su Prime Video.

Remake dell’omonima serie del 2001 di Ricky Gervais, The Office (US) andò in onda per la prima volta sulla NBC nel 2005.

L’ideatore della versione statunitense è Greg Daniels, all’epoca già conosciuto per King of the Hill (1997 – 2010) e creatore anche di Parks and Recreation (2009 – 2015), Space Force (2020) e Upload (2020).              
Nel cast spicca il protagonista Steve Carell nei panni di Michael Scott, manager regionale della Dunder Mifflin, una società specializzata nella vendita di carta localizzata in Scranton (Pennsylvania). The Office segue le avventure sue e dei suoi impiegati: Dwight Schrute (interpretato da Rainn Wilson), Jim Halpert (John Krasinski), Pam Beesley (Jenna Fischer), Andy Bernard (Ed Helms), Kevin Malone (Brian Baumgartner), Kelly Kapoor (Mindy Kaling), Ryan Howard (B.J. Novak), Angela Martin (Angela Kinsey), Oscar Martinez (Oscar Nuñez), Phyllis Vance (Phyllis Smith), Creed Bratton (Creed Bratton) e Meredith Palmer (Kate Flannery).

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World’s best boss: Michael Scott

La colonna portante di The Office e il personaggio che nel tempo ha ispirato più meme in assoluto è Michael Scott, manager regionale della succursale di Scranton della Dunder Mifflin. Da subito la sua personalità monopolizza la serie; Michael è spassoso, esilarante e di buon cuore, eppure questi tratti spesso non emergono agli occhi dei suoi colleghi.
La sua personalità è tanto vivace quanto problematica: troppo spesso Michael non si rende conto di essere incredibilmente inopportuno e lui stesso non riesce quasi mai a carpire l’idea negativa che gli altri si fanno di lui a causa dei suoi comportamenti.

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Tutto questo deriva dalla sua voglia perpetua di sentirsi al centro dell’attenzione.

Nonostante i suoi innumerevoli difetti, le azioni di Michael sono dettate da buone intenzioni. In lui c’è una gran voglia di sentirsi incluso; non è un caso che definisca la Dunder Mifflin come una grande famiglia e che riponga più attenzione a mostrarsi come un amico, anziché un capo.

Questo lo porta a tentativi estremi di farsi apprezzare e includere all’interno della sua stessa “famiglia”, che spesso fatica a comprendere le sue ragioni.

Il fatto che Michael agisca a fin di bene non gli permette di intravedere i limiti di ciò che è giusto e sbagliato, portandolo così al contrario di ciò che lui desidera davvero. Sotto una patina di instancabile umorismo si nasconde una persona il cui timore più grande è la solitudine e di questo è testimone il forte desiderio che lui ha di trovare l’amore della sua vita e creare una famiglia con lei; fin troppo spesso, però, la sua personalità problematica e i suoi modi di fare sovraeccitati intralciano questo obiettivo.

Lui vede i suoi colleghi come amici ma è triste osservare come questo sentimento non sia corrisposto. Lo spettatore è portato a capire le vere ragioni della frequente inappropriatezza di Michael e sa che il motore delle sue azioni non è mai la cattiveria, bensì il contrario.

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Il realismo da cui è permeato The Office è la caratteristica che più rende vicino lo spettatore ai personaggi.          

Un grande punto di forza di The Office risiede proprio nel genere in cui si svolge: il mockumentary (“falso documentario”), tipo di narrazione audiovisiva dove eventi fittizi sono presentati come veritieri.
I personaggi sanno di essere ripresi durante le loro giornate lavorative e in alcuni casi la presenza dei cameramen riesce a condizionare le loro azioni. C’è un vero e proprio rapporto tra i personaggi e la camera crew, complici i numerosi sguardi in camera e gli spezzoni dove gli impiegati della Dunder Mifflin raccontano loro impressioni, pensieri e idee alle telecamere, da soli e lontani dal resto dei colleghi.

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Talvolta le videocamere riescono ad infiltrarsi anche in momenti privati di alcuni personaggi, grazie al fatto di potersi posizionare a distanza e riuscendo a catturare anche i dialoghi. Questo stratagemma aiuta a preservare l’autenticità di molti gesti e discorsi, la cui intimità sarebbe alterata davanti alla presenza di un cameraman.

È semplice ritrovare in The Office situazioni – non tutte, chiaramente – che potremmo sperimentare noi stessi nella vita di tutti i giorni. La serie riesce a creare un effetto di vicinanza tra noi stessi e il microcosmo della Dunder Mifflin, complici anche le nove stagioni attraverso cui seguiamo diversi tipi di avvenimenti relativi ai singoli personaggi: li vediamo crescere, cambiare, maturare, a volte anche peggiorare o semplicemente rimanere statici.

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Una condizione ordinaria e monotona come la vita d’ufficio viene resa speciale dall’incontro di tante personalità estremamente variegate.

Gli impiegati della Dunder Mifflin non sono persone straordinarie con talenti o abilità fuori dal comune. Personalità come quelle di Pam, Phyllis, Meredith o Stanley – così come altri – non rientrano nei più frequenti tropi cinematografici, né presentano particolari tratti caratteriali che li rendono memorabili: a far sì che lascino il segno nell’universo di The Office è il fatto che siano persone normali a cui sentirsi vicini e, in alcuni casi, persino simili.

Le loro innumerevoli imperfezioni ricordano allo spettatore che la vita reale non è edulcorata ai livelli del mondo cinematografico: non sempre si ottiene ciò che vuole, non sempre si superano facilmente i propri limiti. Il realismo caratteristico di The Office non ne riguarda solo l’aspetto formale e recitativo, ma penetra piuttosto anche in numerosi angoli tematici della serie stessa.

Oltre l’ambito lavorativo

A favore della tridimensionalità caratteriale dei personaggi principali di The Office va menzionato il modo in cui è che vengono spesso esplorate le loro personalità a tutto tondo e non solo in ambito lavorativo. La Dunder Mifflin è il luogo adatto per osservare quello che i personaggi desiderano davvero: mentre alcuni sono a proprio agio nella comfort zone di sempre, altri covano sogni e obiettivi più o meno ambiziosi. A tutto ciò si aggiunge la descrizione di amicizie, flirt, antipatie e rivalità che sono strumenti perfetti a favore della profondità psicologica che i personaggi hanno.

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