L’agrodolce loop temporale di Palm Springs

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Disponibile su Amazon Prime Video a partire dal 9 novembre 2020, Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani rappresenta l’esordio al lungometraggio del regista Max Barbakow. La pellicola, che mixa i tratti più irriverenti e sentimentali della commedia all’elemento sci-fi del loop temporale, si configura come un omaggio dichiarato a Ricomincio da capo (1993), il famoso film diretto da Harold Ramis in cui il protagonista, un meteorologo interpretato da Bill Murray, rimane bloccato nel tempo e sperimenta vantaggi e svantaggi della sua assurda condizione.

Sinossi – Palm Springs:

È il 9 novembre. Nyles (Andy Samberg) si trova a Palm Springs, nel sud della California, per partecipare al matrimonio di Abe (Tyler Hoechlin) e Tala (Camila Mendes). La cerimonia si svolge nel migliore dei modi e prosegue con un ricevimento serale in cui gli invitati si alternano con i discorsi di auguri ai neo-sposi, ma quando arriva il turno di Sarah (Cristin Milioti), la sorella di Tala, sembra, però, che la situazione stia per prendere una brutta piega: la ragazza, infatti, è molto agitata perché, oltre a essere ubriaca, è consapevole di non aver preparato alcun tipo di discorso.

A salvarla dalla probabile figuraccia interviene proprio Nyles, che prende possesso del microfono e si lascia andare a un lungo e commovente elogio per Abe e Tala. Grazie a questo gesto, dunque, i due protagonisti della pellicola si conoscono e, dopo aver trascorso qualche ora insieme, si accorgono di essere fortemente attratti l’uno dall’altra; mentre si stanno scambiando delle effusioni nel deserto, però, accade qualcosa di assurdo: un uomo di nome Roy (J. K. Simmons) spunta dal nulla e inizia a minacciare e a rincorrere Nyles.

Sarah è incredula, ma non può fare a meno di seguire il ragazzo, finendo con lui nei pressi di una grotta nella quale decide di entrare nonostante l’invito di quest’ultimo a non farlo. La grotta, infatti, ospita al suo interno un varco temporale che intrappola chi lo attraversa in un loop infinito di giorni sempre uguali. Quando Sarah si risveglia, infatti, si accorge che è nuovamente il 9 novembre e, nonostante lo shock e la rabbia, va immediatamente alla ricerca di Nyles per chiedere spiegazioni.

Il ragazzo le confessa di essere prigioniero del loop da un bel po’ e che, nell’impossibilità di trovare un modo per distruggere quel meccanismo, entrambi saranno probabilmente costretti a rivivere quello stesso giorno per sempre; la sua rassegnazione e l’apparente rinuncia alla ricerca di una via d’uscita («la cosa migliore è imparare a sopportare l’esistenza», dice a Sarah) sembrano contrastare con l’estrema determinazione della protagonista che prova tutti i modi possibili per uscire dal loop, compresa la morte. Come anticipato da Nyles, però, niente sembra funzionare.

Nonostante le divergenze iniziali, pian piano i due entrano in confidenza, diventano sempre più complici e decidono di godersi insieme i vantaggi di quel tempo infinito di cui possono disporre. Dopo vari momenti spensierati, però, la natura illusoria di quella vita comincia inevitabilmente a emergere, creando dissapori e difficoltà tra i due protagonisti che si ritroveranno a dover fare i conti con importanti scelte da cui dipenderà il loro destino.

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Andy Samberg e Cristin Milioti in una scena di Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani

 Il tema del loop – Palm Springs

Se in Ricomincio da capo – cui Palm Springs si ispira esplicitamente – e in molti altri prodotti cinematografici successivi ricalcanti la stessa tematica viene mostrata la normalità che precede l’entrata nel loop, in Palm Springs si assiste a una narrazione che comincia in medias res: Nyles, infatti, all’inizio del film è già vittima della trappola temporale e non ci è dato sapere né da quando lo sia né come fosse la sua vita prima dell’entrata nella grotta; quello che è evidente, invece, è che il ragazzo sia ormai pienamente conscio dei meccanismi che governano la sua nuova realtà e che questi abbiano finito per annichilirlo.

L’entrata di Sarah nel loop rappresenta la variabile inaspettata che rivoluziona la quotidianità di Nyles: tutte le attività precedentemente compiute in solitaria (molte delle quali al limite della follia) acquisiscono infatti un nuovo valore poiché condivise con qualcun altro.

Anche Sarah, effettivamente, passa con rapidità da un primo momento di rifiuto in cui è piuttosto combattiva all’accettazione di una condizione che, complice il crescente sentimento per Nyles, riesce a valutare più come un’opportunità che come una condanna; i due protagonisti trovano infatti nell’infinità dei giorni che hanno a disposizione la possibilità di conoscersi a fondo e di fare insieme tutto ciò che desiderano senza alcun limite (consapevoli che, con un costante rewind temporale, non possano esserci per loro delle reali conseguenze da pagare).

La qualità del tempo, in questa fase della trama, assume dunque un ruolo centrale e sovrasta il concetto di “quantità”. La spensieratezza che ne deriva trova un’ottima rappresentazione nella gestualità e negli innumerevoli scambi di battute spassose tra Andy Samberg e Cristin Milioti che, a più riprese, riescono addirittura a distogliere l’attenzione dello spettatore dall’effettiva complessità delle loro situazioni.

Se l’ironia costituisce sicuramente un perno della narrazione, Palm Springs è condito anche con una buona dose di cinismo e di ragionamenti più profondi sull’esistenza che, ad un tratto, riportano i protagonisti, e di conseguenza il pubblico, all’amara realtà; la domanda che riecheggia nella seconda metà della pellicola è: “può davvero definirsi tale una vita il cui l’obiettivo primario è distrarsi continuamente per dimenticare la vita stessa?”. A Nyles e Sarah l’ardua sentenza.

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Andy Samberg e Cristin Milioti in una scena di Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani

Un parallelo con il contesto pandemico – Palm Springs

Le tematiche proposte da Palm Springs, benché, come si è detto in precedenza, non siano molto innovative per il mondo cinematografico, sembrano, però, sposarsi particolarmente bene con il periodo storico singolare che stiamo vivendo. Come nelle altre pellicole simili uscite tra il 2020 e il 2021 (ad esempio La mappa delle piccole cose perfette di Ian Samuels, diponsibile su Amazon Prime dallo scorso febbraio), anche nel prodotto di Barbakow c’è infatti l’intento di offrire uno spunto di riflessione allo spettatore medio che, a causa di fattori incontrollabili, si è ritrovato intrappolato in un grigio susseguirsi di giorni sempre uguali.

Dare spazio e valore a cose che in un altro momento della nostra vita, forse, non avremmo neanche considerato è la chiave per sconfiggere la monotonia (che in Palm Springs è sottolineata anche dalla scelta del deserto come ambientazione principale delle vicende) e creare una nuova quotidianità cui potersi gradualmente adeguare; è importante, però, non adagiarsi passivamente su quest’ultima e fare sì che l’adattamento non diventi lo scopo finale della nostra esistenza, ma rappresenti solamente una fase di passaggio costantemente alimentata dalla speranza di un futuro migliore.

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