Only Passing Through, Pattern Seeking Animals: recensione

| |

Only Passing Through è il terzo album del supergruppo americano dei Pattern Seeking Animals, composto da collaboratori e membri degli Spock’s Beard. E’ in uscita il 1 aprile 2022 per Inside Out/Century Media.

Il prog continua, imperterrito, sulla sua perigliosa via, passi in tempi dispari. Un passo poco coordinato avanti all’altro, un intero genere si aggrappa con molteplici tentacoli – tutti diversi, colorati e distorti – a vendite bassissime, ad un pubblico agguerrito quanto ristretto, ad antichi e vecchi idoli quasi dimenticati – Yes, Genesis, Rush – polverosi anch’essi ma oramai assurti a leggenda. Selling England By The Pound come le Argonautiche. Personalmente, io amo tutto questo. La battaglia del prog, nel ventunesimo secolo, è quella di Don Chisciotte: è di un manipolo di spartani alle Termopili, è l’ultima resistenza cristiana contro i saraceni a Poitiers.

Gli Spock’s Beard, invece, hanno voluto raddoppiare. Non pago della propria prima incarnazione, il tastierista John Boegehold ha fondato i Pattern Seeking Animals per dar sfogo alla necessità di materiale puramente symphony-driven. Per la cronaca, gli animali-cercatori-di-schemi sono proprio gli umani: nella nostra tendenza, inalienabile, alla ricerca di qualcosa di conosciuto, di familiare. Come il ritrovare il Grande Carro pur stando sotto ad un cielo sconosciuto, trapuntato di stelle mai viste.

Only Passing Through ha forse l’eleganza e la fruibilità di un album pop. Inizia delicata con la narrazione di Ted Leonard ed una chitarra latina in Everdark Mountain, ben presto evolvendo in una ballad energetica che, forse, narra proprio della vita di un animale solitario che vaga senza meta per le montagne. L’eccellenza tridimensionale del mixing nei lavori dei Pattern Seeking Animals si nota già dalla seconda traccia, la baroccheggiante I Can’t Stay Here Anymore, che si nutre della stessa sostanza di cui si nutrirono i Queen ai tempi lontani e gli Spock’s Beard stessi; notevole dinamismo ed eccellenti soluzioni orchestrali da parte di Boegehold concorrano a creare un brano catchy ed originale. Anche in questo caso, le lyrics rimandano al ritiro dalla civiltà, oramai corrotta, per il ritorno all’essere animali – cercatori di schemi nascosti, nella foresta.

only passing through pattern seeking animals recensione

La prima vera cavalcata classic prog si ha con Time Has a Way, introdotta da ottoni ed hammond interrogativi, che si reincorrono l’un l’altro – la componente cinematografica delle soundtrack composte dal tastierista si fa potente – mentre la perfezione delle percussioni di Jimmy Keegan e il basso tempestoso di Meros lasciano spazio ad una mini-suite in allegretto di ottoni e violino. Catastrofiche scene da piaga d’Egitto vengono descritte nel brano, che, poche decine di secondi prima dell’inizio della linea vocale, accoglie una serie d’accordi orientaleggiante al fine di creare la giusta atmosfera per la narrazione. Nella linea vocale stessa troviamo fra le soluzioni piu’ divertenti dell’intero album, dubbing, controcanti a là Ayreon, stop ‘n go, così come nell’interludio, che fa eco ai momenti piu’ felici dei Diablo Swing Orchestra (dei bambini in confronto ai decani che compongono i Pattern Seeking Animals).

Time has a way of winding down the raging wars

While never changing course

Time has a way of wearing down the walls

And as it crawls

Time will always have the final say

Sasso, carta forbice: Rock Paper Scissor prosegue nel viaggio di Only Passing Through con una intro che sa di canzone per bambini ambient, placida e languida, malinconica eppure vagamente sarcastica; è infatti basata sulle note, stiracchiate e infiocchettate, di London Bridge is Falling Down. Cori infantili fanno da contraltare alla linea vocale – infanzie interrotte da guerre, carestie, orrori, bombardamenti; un tema che, purtroppo, è fin troppo attuale al momento. La divertentissima So Much Ado riporta un po’ di sanissimo prog rock energico a là Kansas, gradevolissima ma che sa forse un po’ di filler – essendo un brano, appunto, sul niente. Un buon divertissement.

La gravità aumenta nel caso della title track, Only Passing Through, una ballad romantica e intensa. Un brano che possiede, a tratti, la genialità del pop anni ’80, di tanti passaggi scritti da un insospettabile Bryan Eno: catchy, cantabile, ballabile, adatta ad un viaggio in auto – in due parole, pop intelligente. 

Altre due grandi suite da 8 minuti l’una sono le successive Said The Stranger e Here with you with me. La prima è un’interrogativa cavalcata divisa in quattro atti: l’incontro del protagonista con un eremita dei boschi, più un’apparizione che un essere umano in carne ed ossa. Il brano conserva molto della melodia del resto dell’album, e lo arricchisce con soluzioni tipiche del power metal; l’andamento cadenzato e la linea vocale possiedono la potenza narrativa di alcuni dei migliori lavori dei Judas Priest. Lo straniero parla di morte, oltretomba e resurrezione: c’è del vintage, dei The Tornados; c’è sentore di frontiera, in un mondo nel quale non vigono le stesse leggi di quello reale e civilizzato. Nella seconda suite, Here With You With Me il cielo si squarcia in accordi maggiori e archi rischiaratori: un incantevole ballad, pacifica ed emozionante, che si avvale di un ottimo giro di basso. Ufficialmente, Only Passing Through, si conclude così. Si esce dalla foresta, per abbracciare il pieno sole.

only passing through pattern seeking animals recensione

Anche i brani brevi, in Only Passing Through, concisi, sintetici, risultano essere ottimi: tanto si può dire di I’m not Alright, con un incisivo solo di chitarra di Leonard che pare dare il meglio di sé, cimentandosi in falsetti. L’album è chiuso (definitivamente) dalla country Just Another day at the Beach, piuttosto soddisfacente.

I rimandi ai mostri sacri, in particolare ai primissimi Genesis, sono tanti, molti, troppi: sebbene si tratti di un album eccellente, Only Passing Through riporta alla mente eventi già avvenuti, soluzioni stilistiche già note; eppure, ciò non lo rende meno una gemma, o meno una conferma al talento dei componenti dei Pattern Seeking Animals. Only Passing Through, così come – perdonatemi la ripetizione – Selling England by the Pound affonda le proprie radici nella ballad popolari germaniche in senso ampio; la melodia è padrona, una melodia semplice e cantilenante, che sale e scende come un’altalena ed è facilmente memorizzabile. La tastiera e gli arrangiamenti continuano a farla da padrone, ma la chitarra di Ted Leonard si ritrova spesso, soprattutto in Said the Stranger, fra i brani migliori dell’album, e in I’m not Alright. Un album che non farà storia, in quanto, ormai, purtroppo, il prog rock non è più in grado di farla, ma che renderà felici gli appassionati. Me compresa. E ci sia augura che continui a suonare per molti anni a venire.

Giulia Della Pelle
Previous

Vostro Onore – fin dove sei disposto a spingerti per salvare tuo figlio?

Bridgerton 2 : la tensione amorosa torna protagonista

Next
Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial